Giornalismo sotto attacco in Italia

“La strada oltre il muro”. Shirley Jackson degli esordi

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“ La cosa più bella dell’essere una scrittrice è che puoi permetterti di abbandonarti alla stranezza quanto vuoi, e, a patto che continui a scrivere e in un certo senso a consumarla, nessuno potrà farci niente …” questo sosteneva Shirley Jackson a proposito del mestiere di scrivere. La sua scrittura è accurata e raffinata,  sempre pervasa da una sottile ironia sia nelle umoristiche cronache famigliari sia nei racconti e nei romanzi che variano da ghost story, a  narrazioni di realismo magico o di crudo realismo. Nel saggio “Ricordi e fissazioni”, pubblicato nella raccolta “Paranoia” (2024) la scrittrice racconta come, nella sua condizione di casalinga che deve accudire una casa di diciotto stanze senza una domestica, quattro figli, un marito e diversi animali da compagnia, abbia a disposizione al massimo qualche ora al giorno da passare davanti alla macchina da scrivere. Quindi, destreggiandosi tra le sue molte incombenze giornaliere, ha messo a punto una strategia: mentre lava i piatti, rifà i letti, va in paese a fare la spesa, si racconta storie, semplici storie, su qualunque cosa “Dopotutto – si domanda – chi può concentrarsi sui propri gesti mentre passa l’aspirapolvere? Io mi racconto delle storie”. Questi abbozzi di storie diventano  poi fonte di ispirazione per i suoi lavori perché, a suo parere, lo scrittore non scrive solo quando si  siede a tavolino, ma “scrive sempre, vede tutto attraverso una sottile nebbiolina di parole, crea piccole, rapide descrizioni per ogni cosa che vede , osserva di continuo … non può vedere un piccolo gesto strano senza applicarvi una descrizione verbale”. E poi a coadiuvare lo scrittore ci sono ricordi, associazioni mentali, casuali conversazioni, che possono trasformarsi in un paragrafo o in  metafore, poi  per lei, che “ha sempre camminato nel sonno”,  ci sono anche le enigmatiche annotazioni che lascia la notte sulla scrivania. Certo per scrivere è fondamentale il processo di documentazione sull’oggetto della scrittura. Ma lo scrittore non deve mai dimenticare  che ha “un nemico da sconfiggere con ogni trucco sleale che  lo scrittore riesca a escogitare” ed è il lettore. Per questo è necessario usare quello che Jackson chiama “l’aglio nella narrativa”, da usare “con  grande parsimonia e attenzione, ma sempre per sottolineare e accentuare”. Ciò significa che lo scrittore deve inserire nel racconto immagini, simboli che sono una sorta di “ concentrato, di  colorazione evocativa” che possa suscitare  l’immedesimazione del lettore e far sì che “una parola possa spingerlo a guardarsi dentro, magari a ricordare un’emozione analoga, e a proseguire volentieri nella lettura”. Certamente la sua esperienza di casalinga e di abitante di un piccolo centro della provincia americana le è stata di ispirazione per il suo primo romanzo “La strada oltre il muro” pubblicato da Adelphi nel 2024 e uscito per la prima volta nel 1948, lo stesso anno in cui pubblicò sul New Yorker il racconto “La lotteria” che provocò forti reazioni anche negative dei lettori, ma le diede una straordinaria notorietà.

“Io amo Le case. Amo la loro solida presenza, e in particolare amo le case vecchie, grandi e stravaganti” è l’ incipit del  suo racconto “I fantasmi di Loiret” e certamente la casa è un tema ricorrente nell’opera della scrittrice  e importante  in “La casa oltre il muro”. La storia si svolge nel 1936 in Pepper Street, una  strada “amena, e piuttosto costosa e inoltre confortevolmente appartata” nella cittadina di Cabillo, a cinquanta chilometri da San Francisco. Pepper Street si trova in una posizione che garantisce ai suoi abitanti una invidiabile privacy poiché segna praticamente il confine fra un sobborgo  residenziale da cui lo separa una folta boscaglia, esplorata solo dai ragazzi di Pepper Street,  che comprende un torrente in secca fino a raggiungere il confine con un campo da golf. Sull’altro lato della strada corre un muro di confine di una grande tenuta  che un tempo conteneva tutti i terreni di Pepper Street che poi  in parte era stata via via lottizzata. “Al di là vivevano i ricchi, su una lunga strada sinuosa da cui non si vedeva alcuna casa; al di là c’era un quartiere così esclusivo che le vie erano senza nome, le case senza numero”. Lì abitavano i proprietari di alcune case di Pepper Street e superare quel muro era l’ambizione di alcuni fra i più abbienti degli abitanti della strada. Nel prologo, fondamentale per lo svolgimento della storia, la scrittrice presenta come su una scacchiera tutte le case, per lo più di proprietà o in affitto, di Pepper Street coi loro abitanti e i loro figli.  La struttura e la storia  delle case, l’ampiezza e la cura dei giardini sono già segni evidenti della condizione e del tipo umano dei proprietari. “Nessun uomo possiede una casa perché la desidera davvero, né si sposa perché sceglie la monogamia, ma tutti quegli uomini erano sposati e la maggior parte di loro possedeva una casa, e si ritenevano ragionevoli e generosi, e persino, sotto sotto, responsabili”. Nella  loro tranquilla vita di benestanti gli uomini si sentono invulnerabili o quanto meno ritengono che quella vita appartenga loro di diritto. Partono ogni mattina  per San Francisco per raggiungere i loro uffici e le donne restano padrone e prigioniere di quelle case  che devono continuare a mostrare il prestigio della famiglia, sono loro le depositarie di quei valori che devono trasmettere ai figli sui quali vegliano con solerzia.  Sono spesso proprio i figli il motore  delle brevi storie che compongono i sei capitoli, episodi che si susseguono come la routine della vita quotidiana, rivelando caratteri, valori, psicologia di adulti e   ragazzi. Dietro le lucide facciate di Pepper Street si svelano progressivamente i matrimoni logori, le invidie, le gelosie, il razzismo, il conformismo e i figli, come uno specchio dei genitori, sono a loro volta non meno meschini, ingenerosi, crudeli. Le donne si riuniscono una volta a settimana  nelle diverse case per cucire insieme, il cucito come simbolo dell’accorta e modesta madre di famiglia, esibiscono una solidarietà di facciata, ma ogni tanto trapela, subito soffocato, qualche sintomo di insoddisfazione e di disagio della loro condizione di donne. Sta a loro trasmettere i valori che la società assegna al loro sesso e al loro stato sociale e Mrs. Merriam, la più zelante nel forgiare la povera Harriet, impartisce alla figlia questa lezione per spiegarle perché non deve più frequentare Merrilyn, la sua amica brutta ed ebrea: “Siamo tenuti a mantenere un certo livello. In realtà, per quanto desideriamo trovare dei nuovi amici degni di stima, persone che ci entusiasmano per le loro idee nuove, o perché sono diverse, dobbiamo fare ciò che ci si aspetta da noi”. “Cosa ci si aspetta da me?” chiese Harriet, senza intenzione. “Che tu obbedisca” rispose bruscamente la madre”. Nell’orizzontale andamento della storia, alla fine del quarto capitolo, arriva la notizia che dovrà cambiare per sempre l’aspetto di Pepper Street: l’abbattimento del muro che fa di quella strada un’oasi indisturbata.  La vita di quelle persone che vivono sicure nelle loro proprietà e si sentono arbitri delle proprie scelte subirà cambiamenti radicali al di là delle loro volontà. Un uomo d’affari in un elegante ufficio e l’irosa vecchia signora proprietaria della grande tenuta accanto a Pepper Street hanno disegnato un altro destino per quel pezzo di città.

Dal quinto capitolo la narrazione sembra assumere un’accelerazione: i brani che compongono i capitoli diventano più brevi e mettono in risalto le grosse crepe  nelle varie famiglie e nelle diverse relazioni. Si avverte l’avvicinarsi della resa dei conti in quel piccolo  mondo dove tutto sembrava tenersi straordinariamente e pericolosamente in equilibrio nella routine quotidiana. Gli abitanti di Pepper Street di fronte al rapido abbattimento del muro decidono di celebrare la loro solidarietà di vicinato riunendosi tutti, tranne due famiglie e una stramba vecchia proprietaria, considerate infrequentabili, nell’impeccabile giardino di Mrs. Ramson – Jones.  Ma la scrittrice sferra, come spesso fa, un improvviso colpo di coda. La tragedia si abbatterà su Pepper Steet sconvolgendo profondamente le vite di tutti e colpendo più duramente, come spesso succede, i più innocenti.

 


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