Il ministero dei beni culturali avrebbe negato al film su Giulio Regeni ogni forma di contributo perché ritenuto privo di interessi culturali. La notizia la trovate su Repubblica in un articolo firmato da Giuliano Foschini, il cronista che segue sin dal primo momento le vicende legate al sequestro, alle torture, all’assassinio di Giulio.
Chiunque abbia visto il film sa che si tratta di una testimonianza eccezionale, di un’opera scritta con cura, sobria, lontana da ogni retorica, un film verità che onora il cinema italiano.
Non bisogna ricorrere alla dietrologia per comprendere come, perché e a chi questo film abbia procurato fastidio. Le immagini e le testimonianze raccontano di una Italia istituzionale che ha omesso, censurato, nascosto, in primo luogo per non compromettere gli affari e gli scambi con l’Egitto del dittatore Al Sisi.
La puzza dei soldi ha soffocato il profumo dei diritti. Ancora adesso si cerca di allontanare nel tempo la sentenza, di non irritare il “paese amico”, di soffocare la ricerca della verità.
Questo governo non sopporta chi ha davvero fame di verità e giustizia, non sopporta questa onda gialla che non si ferma e non si fermerà, quando lo capiranno sarà troppo tardi, perché l’onda sarà arrivata e, anche questa volta, loro non l’avranno vista. Chi non l’avesse visto, vada a cercarlo, dovunque non sia stato ancora presentato, diamo una mano, come articolo 21, a diffonderlo, a farlo circolare in modo tale che cittadine e cittadini possano facilmente comprendere chi, come e perché ha ritenuto di non sostenere il film su Giulio Regeni.
