Giornalismo sotto attacco in Italia

L’attacco contro la magistratura è arrivato a investire addirittura la Cassazione e il C.S.M.

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L’attacco contro la magistratura da parte della premier Meloni e del ministro di Giustizia Nordio diventa, ogni giorno, sempre più virulento investendo addirittura la Cassazione e il C.S.M.. La prima – “colpevole” di aver (legittimamente) integrato il quesito referendario – ha posto in essere “una ingerenza politica” creando “caos istituzionale”; il secondo – “colpevole” di avere espresso solidarietà al Procuratore di Napoli Gratteri – pratica “un sistema paramafioso”.

In questo scenario di guerra totale alla magistratura allo scopo di delegittimarla in vista del referendum si è, da ultimo, distinto un ex sindacalista, già nel P.S.I., poi deputato del P.d.L., poi non eletto alle politiche con la lista “Scelta civica con Monti per l’Italia”, poi, ancora, non eletto alle europee con il “Nuovo Centro Destra” di Angelino Alfano, poi, infine, non eletto alle elezioni regionali con + Europa. Il personaggio – che si identifica in Giuliano Cazzola –  nell’attaccare il Procuratore Gratteri – il quale aveva detto che a votare per il “SI” è anche la “massoneria deviata” (unitamente a imputati e centri di potere) – ha affermato su “Start magazine” che “la deviazione della massoneria è una delle tante leggende metropolitane che ci portiamo appresso da quando fu scoperta la loggia P2 e a un materassaio di Arezzo furono attribuite, post mortem, le responsabilità dei maggiori crimini della storia della Repubblica”. Tutti sanno, eccetto i faziosi, che la P2, di cui facevano parte i vertici militari e dei servizi segreti, fu una pericolosa loggia segreta, collegata alla destra eversiva e il suo capo, Licio Gelli, è stato recentemente individuato dalla Giustizia come uno dei mandanti della strage alla stazione di Bologna.

Ma il Cazzola è lo stesso personaggio che, in occasione della morte di Andrea Purgatori,  gettò fango sulla memoria e sulla eccezionale professionalità del grande giornalista d’inchiesta, scrivendo: “Che dire allora di un giornalista che ha tanto contribuito alla diffusione della subcultura del sospetto e della congiura, sollecitando gli <<idola tribus>> di un Paese sobillato per decenni dalla propaganda che trasformava in amici i nemici e viceversa (fuori l’Italia dalla Nato, fuori la Nato dall’Italia)?” ….. “Sinceramente non riesco a trovare motivi di gratitudine per Andrea Purgatori”.

Ma non basta. In un recente articolo su Huffpost, il Cazzola, nel rivendicare con forza il suo voto per il “SI”, afferma: “Nel referendum si combatte una guerra di liberazione da un potere anomalo che dispone con arbitrio del bene più prezioso di un cittadino: la sua libertà e il suo onore. Non è la politica che tenta di delegittimare le procure. È vero il contrario: la politica sta provando a liberarsi dal ricatto delle procure, da quella giustizia a orologeria …. Perché, è ora di dirlo, a delegittimare le procure è – nei casi più clamorosi – proprio la magistratura giudicante …. È significativo che siano i giudici terzi a smontare nelle loro sentenze i gravi teoremi dell’accusa”.

Forse non si rende conto il Cazzola che: a) sta rivelando quello che è il vero scopo della riforma, cioè “liberarsi del ricatto delle procure”. È evidente, infatti, che ciò può avvenire in un solo modo, cioè sottoponendo il P.M. all’esecutivo in modo così da evitare “processi politici”; b) sta “confessando” che attualmente i giudici sono effettivamente “terzi”, addirittura da “delegittimare” i P.M. al punto da mettere nel nulla le loro inchieste più clamorose. Il Cazzola demolisce, così, la tesi dei sostenitori del “SI” secondo i quali i giudici non sono “terzi” ma appiattiti sulle richieste del P.M. e solo la riforma li renderà “terzi”.

Questo ineffabile personaggio afferma anche di ispirarsi al “valente giurista”, all’ “insigne giurista”, Sabino Cassese, acceso sostenitore dell’abusato e fuorviante “slogan”: “è la giustizia, attraverso le procure, che interferisce nel campo della politica”. Il richiamo al Cassese non sembra molto felice dal momento che costui fu fervente sostenitore del “SI” anche in occasione del referendum del 2016 sulla riforma costituzionale Renzi in cui profuse il suo sapere giuridico senza peraltro grandi risultati dal momento che il “SI” fu nettamente sconfitto dalla vittoria del “NO”, vittoria ancor oggi più necessari, per salvaguardare il sistema democratico così come delineato dalla Costituzione antifascista.


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