Sono ormai molti a riconoscere che Donald Trump ha adottato il disordine come strategia. Lo dimostra il continuo ricorso a contraddizioni, scelte incoerenti, affermazioni capaci di smentire le asserzioni di poche ore prima, che a loro volta confutavano dichiarazioni propinate come sacrosante in precedenza. E via di seguito, all’infinito. I risultati ottenuti da un simile comportamento si rivelano, talvolta, controproducenti e caratterizzati da un unico denominatore basato su un miscuglio di forza e spregiudicato esercizio del potere. Si ottiene, però, in cambio, ricchezza personale e per pochi autocrati sparsi per il mondo che possono trarre benefici (soprattutto finanziari) da analoghe situazioni. Tra i danni “collaterali” si annovera ovviamente il perdurare della crisi delle democrazie e del metodo democratico; ma pure il disagio dei potenziali alleati e perfino dei vassalli più servili e ossequiosi. Gli stessi sovranisti, sono infatti costretti a constatare che il loro populismo nazionalistico, una volta declinato universalmente, implica conflitti permanenti e azioni di dominio e di sottomissione non solo nei confronti degli avversari, ma anche verso i partner, specie se più deboli, indipendentemente dal loro grado di “fedeltà”.
Tale dinamica non contempla quindi più neppure lo Stato come lo abbiamo concepito finora, ma rapporti di forza che lo trascendono. Questo aspetto pone dunque il “trumpismo” in una strana “condizione apolide”, che rende difficile ogni rapporto con le istituzioni e con il suo stesso elettorato. Necessita perennemente di nemici, di capri espiatori individuabili di volta in volta. E di prede. I Musk e i Thiel non solo accumulano ricchezze stratosferiche, ma diventano così artefici di una narrazione surreale e dai tratti misticheggianti e divinatori che non ha nulla da invidiare agli oscurantismi religiosi. Propongono un uso cinico e temerario dell’IA e dell’eugenetica, senza alcuna riflessione sulle conseguenze di medio e lungo termine. Prosperano grazie al guazzabuglio, al continuo rincorrersi, tipico dei momenti di “passaggio” con forte fibrillazione e di crisi “di sistema”, in cui sovente gli stessi promotori dei rapidi processi evolutivi possono venire a loro volta travolti dagli eventi.
Simili scenari risultano estremamente pericolosi per le aree geografiche direttamente interessate perché producono crisi economiche profonde, guerre, carestie e altre catastrofi. Se il palcoscenico poi diventa il globo terrestre nella sua interezza e gli strumenti sono costituiti da armi micidiali, tecnologie potentissime, impiego smisurato di risorse ecco che le incognite si elevano a potenza e subentra la necessità che i paesi e le persone che ancora non sono preda di questo delirio mefistofelico assumano responsabilità che possano porre qualche argine. Questo non è il tempo dei compiacimenti, degli ammiccamenti, della nostalgia delle vecchie alleanze e della ricerca di bassi tornaconti temporanei. In palio c’è la pura sopravvivenza e comunque la definizione di un vivere per cui ne valga la ragione.
