Riceviamo e volentieri pubblichiamo la solidarietà della Rete No-Bavaglio per gli attacchi alla nostra associazione
“Libertà di espressione e pluralismo non sono un optional
La polemica sollevata in queste ore attorno al finanziamento assegnato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti all’associazione Articolo 21 impone una riflessione che va ben oltre il singolo caso. È in gioco un principio fondamentale della vita democratica: il diritto delle associazioni, delle realtà culturali e sociali di esprimere liberamente le proprie opinioni senza che questo diventi un criterio di esclusione dall’accesso a risorse pubbliche.
Articolo 21, come molte altre associazioni impegnate nella difesa della libertà di informazione, è una libera associazione di cittadini. In quanto tale ha pieno diritto di partecipare al dibattito pubblico su temi di rilevanza costituzionale, come un referendum che interviene sull’assetto della giustizia e sull’equilibrio dei poteri dello Stato. Sostenere una posizione nel merito di una riforma, promuovere iniziative informative, contribuire alla formazione di un’opinione consapevole non equivale a svolgere attività partitica, né tantomeno a violare alcun principio di neutralità.
Confondere l’impegno civile con l’appartenenza politica è un errore grave. Ancora più grave è far passare l’idea che esprimere una linea politica – nel senso alto, costituzionale e non partitico del termine – possa diventare un marchio di esclusione per chi partecipa a bandi pubblici o riceve finanziamenti per progetti coerenti con le finalità istituzionali degli enti erogatori.
Se questo principio passasse, le conseguenze sarebbero devastanti: associazioni culturali, organizzazioni per i diritti, reti civiche e sociali, realtà che si occupano di informazione, memoria, legalità verrebbero implicitamente invitate al silenzio ogni volta che un tema tocca scelte politiche o costituzionali. Un paradosso, soprattutto quando si parla di libertà di informazione.
I finanziamenti pubblici, quando assegnati tramite bandi, progetti e procedure trasparenti, devono valutare la qualità e la coerenza delle attività, non l’orientamento delle opinioni espresse nel dibattito democratico. Qualsiasi altra impostazione introduce una logica di discriminazione politica incompatibile con i principi costituzionali.
La Rete #NoBavaglio respinge con forza l’idea che esista una neutralità imposta, selettiva e punitiva, che colpisce solo chi esercita il diritto di parola. Difendere la libertà di informazione significa anche difendere il diritto al dissenso, alla critica e alla partecipazione. Ribadiamo con chiarezza: nessuna associazione deve essere esclusa, delegittimata o colpita perché esprime una posizione nel dibattito pubblico”.
RETE #NOBAVAGLIO – Liberi di essere informati
