“Il nostro governo ha difficoltà a digerire lo spirito della Costituzione perché non l’ha scritta e, in alcuni casi, non vi si riconosce. A dire il vero, era così anche per una parte dei padri costituenti, tanto che alcuni istituti sono stati introdotti effettivamente molti anni dopo: pensiamo alla Corte costituzionale e alle regioni, per le quali si votò la prima volta solo nel 1970”. E ancora: “C’è un diffuso fastidio nei confronti della Costituzione, vista da più d’un protagonista della nostra vita pubblica più come un ostacolo e un fastidio che come una bussola”. E allora, ci permettiamo di aggiungere, il problema non è tanto la riforma in sé, benché grave, quanto ciò che potrebbe accadere dopo: il dilagare della hybris, il desiderio di prendersi tutto, lo scivolamento verso un premierato di diritto o di fatto, l’assoggettamento dei PM alla politica, la trasformazione degli stessi in avvocati dell’accusa e la crescita delle disuguaglianze, cristallizzate da una giustizia a due velocità, una per i poveri e l’altra per i ricchi, minando irreparabilmente le conquiste drmocratiche ottenute in ottant’anni di storia repubblicana.
Il NO di Nando Dalla Chiesa, sociologo, attivista, ex parlamentare della Margherita e attualmente in libreria con un bellissimo memoir dedicato al ricordo di sua moglie e intitolato “La ragazza di vicolo Pandolfini” (Edizioni San Paolo), è dunque articolato, ricco di riferimenti storici e con rimandi che affondano le radici nella nostra storia. Per analizzare il presente e costruire un avvenire diverso e migliore.
