Giornalismo sotto attacco in Italia

Io voto no

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Andate a votare, perché trattandosi di referendum costituzionale non è previsto il quorum: la riforma sarà approvata o respinta in base ai voti validamente espressi, indipendentemente dal numero dei votanti (quindi il voto di ciascuno di noi fa veramente la differenza).

Il referendum riguarda una modifica di ben 7 articoli della Costituzione ma, pur avendo un contenuto così rilevante, prevede che alcuni elementi fondamentali – come i criteri per la composizione dei collegi e per l’individuazione dei membri del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) – siano disciplinati da una successiva legge ordinaria.

Cosa vuol dire questo?

Vuol dire affidare alla maggioranza parlamentare di turno la regolazione di aspetti sensibili dell’autogoverno della magistratura (quindi si permetterebbe a qualsiasi governo di turno di modellare l’organo di governo della magistratura secondo i propri interessi politici).

Il referendum NON è sulla separazione delle carriere tra PM e Giudici.

La separazione di fatto è già prevista (e peraltro solo lo 0,3% dei magistrati passa dall’essere pm al fare il giudice e viceversa nel corso della propria carriera).

Il vero cuore della riforma è la distruzione del CSM così come era stato voluto dall’Assemblea Costituente e la creazione di un nuovo ulteriore organo disciplinare – l’Alta Corte disciplinare – con competenza sulle sanzioni nei confronti dei magistrati, che viene posto al di sopra del CSM ed è composto da magistrati e da membri nominati dalla politica.

Questa Alta Corte disciplinare è il vero strumento di controllo della politica sulla magistratura.

Dalla lettura del testo dell’art. 105 Cost. riformato, si desume infatti che l’Alta Corte sarà composta da 15 membri: 6 giudici, 3 pubblici ministeri e 6 componenti laici di nomina politica, con presidente scelto tra i laici.

Le decisioni saranno adottate da commissioni interne, che devono includere magistrati togati, ma senza che giudici e pubblici ministeri siedano insieme nello stesso collegio.

Le decisioni sarebbero impugnabili solo davanti alla stessa Alta Corte, in diversa composizione.

Ed ecco che quindi, nel momento in cui si creano le commissioni, la componente politica avrà SEMPRE la maggioranza.

Ipotizzando infatti che le commissioni siano tre (ipotesi più logica e plausibile) ciascuna quindi di cinque membri, per i PM avremmo queste possibilità: ogni commissione è composta da 1 PM e 4 laici (soluzione più logica, avendo tutti i membri pari dignità e comunque dovendosi garantire la presenza di un togato in ogni commissione). Quindi in questo caso la componente politica sarà in maggioranza su quella togata.

Supponendo sempre tre commissioni, per i giudici, avremmo tre commissioni con 2 togati e 3 laici, soluzione più probabile visto che non c’è motivo per mettere più giudici in una commissione piuttosto che in un’altra. In questo caso, ancora una volta, la componente politica prevale su quella togata.

Quindi, la prima soluzione è la più logica e vedrebbe SEMPRE la maggioranza dei membri politici.

L’Alta Corte, che esercita la delicata funzione del potere disciplinare sui magistrati, diventerà lo strumento della classe politica per punire un magistrato sgradito e per irretire gli altri.

Soprattutto, potrebbe diventare uno strumento di condizionamento dei processi: se alla classe politica interessa un processo, basterà far sapere al giudice che, se non si allineerà alle richieste del governo, il ministro lo incolperà dinanzi all’alta corte che lo giudicherà con una maggioranza politica e senza possibilità di ricorso a un giudice terzo e imparziale in sede di impugnazione.

Come andrà a finire secondo voi?

Questo produrrà in ogni caso un risultato sgradevole: quando arriverà una sentenza, non sapremo mai se essa sarà il frutto di un lavoro in coscienza del giudice o di un condizionamento esterno della classe politica e questo minerà alla base la fiducia nella Magistratura, che è garanzia dei nostri diritti e dell’eguaglianza di noi tutti davanti alla legge.

Questo produrrà lacerazioni nel tessuto sociale irreversibili.

È importante votare NO contro un simile regresso culturale, giuridico e politico.

La riforma altera profondamente l’equilibrio tra poteri disegnato dalla Costituzione.

Ed ultimo punto (ma non ultimo) la riforma NON incide minimamente sui veri problemi della giustizia, ossia durata dei processi, carenze di organico, organizzazione degli uffici.

  • avvocato

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