Giornalismo sotto attacco in Italia

Calma e sangue freddo. A proposito dei molti ddl sicurezza

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Trovo che la mia opinione sugli scontri di Torino non abbia alcuna importanza adesso. Invece guardo Torino, e Minneapolis, da un’altra prospettiva: quello che i poteri costituiti stanno compiendo sulle nostre democrazie, o su quel che ne resta. Un articolo molto interessante su Avvenire, firmato da Diego Motta, sul dibattito americano dopo Minneapolis, mi ha fornito molte suggestioni.
Questa mattina, in queste ore proprio, il governo si è riunito per mettere a punto un decreto sicurezza, non so a che numero siamo arrivati ormai, dal contenuto autoritario e pericoloso come mai prima.
Dico “anche a prescindere da Torino” perché, come ci spiega su Avvenire il politologo Marco Valbruzzi, siamo “al bivio, tra uno scenario di “democrazia minima” e i rischi di un neo-autoritarismo”. Il processo in corso, come spesso è accaduto nella storia, prende una forma più chiara a partire dagli Stati Uniti. Ma quello che Trump ha messo in atto, a Minneapolis come in tutto il paese, arriva anche qui, correndo attraverso i legami di una Internazionale Nera che ormai è sotto gli occhi di tutti.
Oggi, al Consiglio dei ministri, ci sarà un salto di qualità nell’imboccare, anche in Italia, questa strada di oltrepassamento dello stato di diritto verso lo stato di polizia.
Democrazia minima, guerra civile, contropoteri
La “legge del più forte” non vale solo in politica estera, prima di tutto si mette in pratica sulle vie di casa. L’intimidazione di Stato, la violenza come sistema di potere, le milizie private che agiscono al di sopra delle regole, costituiscono il tratto distintivo di una restrizione senza precedenti, nemmeno nel secolo scorso durante il decennio della grande rivolta, dello spazio democratico. L’ICE, una delle agenzie statunitensi per l’Homeland Security, dedicata al controllo delle frontiere e della migrazione “illegale”, e’ stata trasformata in milizia privata della Casa Bianca, portata a circa 30.000 soldati effettivi, ed elevata a prima in classifica per finanziamenti. A differenza delle altre amministrazioni americane, Trump l’ha inviata come forza di occupazione militare nelle città statunitensi “nemiche”, le cosiddette “città santuario”, lì dove non solo ha prevalso nelle elezioni il voto democratico, ma anche dove le forme di comunità, basate su reti di solidarietà e mutualismo, hanno saputo costruire in particolare da dopo la pandemia, un vero e proprio sistema di protezione sociale autorganizzato, rispondendo così al progressivo vuoto creato dai governi attraverso tagli ai sussidi, eliminazione dei programmi di assistenza agli espulsi dal mercato del lavoro, assenza di sostegno all’affitto, difficoltà di accesso a sanità ed istruzione. Il senso dell’attacco militare a queste città, e’ frutto di una lettura sull’egemonia: Trump, ma più di lui i suoi consiglieri come Miller e Vance, leggono questa forma comunitaria di creazione di istituzioni dal basso, come una minaccia culturale e politica ai dispositivi di controllo sociale propedeutici all’affermazione elettorale, che passano anche dalla riduzione in solitudine e precarietà dei soggetti sociali, sempre utili ad essere indicati o come capri espiatori della “guerra tra poveri”, o paradossalmente trasformati in bacino di voti dei disperati.
L’ICE diventa di fatto “milizia privata” quando il presidente gli conferisce, per decreto, la possibilità di agire al di sopra delle regole. Lo “scudo penale” per la milizia, e’ il presupposto fondamentale per privatizzarne l’azione e disporne fuori e oltre lo stato di diritto.
Lo scudo penale per le ff.oo. è il centro anche del nuovo decreto sicurezza in Italia, e non è un caso. L’idea è una sorta di “immunità” legale per gli apparati militari che gestiscono l’ordine pubblico. Superando in qualche modo la carta costituzionale e introducendo un doppio standard per il rispetto delle leggi. Così facendo gli apparati dello Stato, diventano “milizia della nazione” con i poteri dello Stato. E’ uno dei tratti distintivi della “democrazia minima”.
Poteri dello Stato e Nazione
Interessante appare anche il processo di traslazione da “governo nello Stato” a “governo della Nazione”. Lo Stato, e i suoi apparati istituzionali e militari, per gli attuali governanti, è lo strumento per il governo della nazione. E’ la “nazione” l’obiettivo finale.
Vincere le elezioni dunque, seguendo questa traiettoria di pensiero dell’Internazionale Nera in azione oltre Atlantico e nella vecchia Europa, non equivale a governare pro tempore la “res publica”, ma a prendere i poteri dello Stato per usarli per creare la “nazione”. I salti rapidi verso lo stato di polizia avvengono all’interno di quelle che sono le teorie del “nativismo”, secondo cui gli interessi dei “nativi”, gli abitanti originari di un territorio, vengono prima dei diritti degli altri. Questa progressiva e insistente affermazione del concetto di “nazione” si avverte nella narrazione fin dal primo giorno di governo di Giorgia Meloni.
Ma come si coniuga l’imperialismo trumpiano con la teoria nativista delle destre europee? Per Mattia Zulianello, professore associato di Scienza politica all’Università di Trieste, lo scontro tra l’internazionale imperialista di Trump e la destra nativista europea alla lunga può diventare inevitabile, eppure oggi c’è un tema ricorrente su cui tutti si ritrovano: la remigrazione». Lo spostamento, meglio sarebbe dire la deportazione, di migranti dallo Stato in cui si trovano adesso al proprio Paese può rappresentare, secondo Zulianello, «il collante tra questi radicalismi, che paiono essere solo all’inizio della loro traiettoria storica. Va ricordato peraltro che questi venti soffiano da tempo nel Vecchio continente, ben prima dell’avvento del movimento “Maga” negli Usa».
Guerra civile, autoritarismo elettorale e “verità efficace”
L’autoritarismo elettorale può concretizzarsi solo con l’immaginario della guerra civile come contesto. La guerra interna, il “noi contro voi” ha nei migranti e nelle esperienze di comunità solidali il suo target ideale. Ma va detto: la guerra civile è il piano del potere costituito per potersi riprodurre nelle forme della democrazia minima e dell’autoritarismo. A Minneapolis i cittadini lo hanno capito bene e hanno disertato. Che non vuol dire “chiamarsi fuori” in una passività che in questi tornanti della storia significherebbe complicità. Dal loro esempio di lotta e di contrasto sociale ai piani di Trump, si ricavano invece lezioni preziose su come si può agire con forza e determinazione il conflitto sociale e rifiutare allo stesso tempo il piano della guerra civile.
Lo stato di polizia è sospinto dall’ immaginario della guerra civile. Il lavoro per l’arruolamento delle opinioni pubbliche, per creare il “noi contro voi” e’ plasticamente rappresentato dall’uso selettivo di video, a Torino come a Minneapolis, scelti ad arte, modificati selezionando i frame utili e occultando il prima e il dopo, per in/formare e cioè creare la “verità efficace” come la chiama Umberto Galimberti in un suo recente saggio. Questa gestione degli accadimenti fatta direttamente dal governo, selettiva e manipolata, è identica in Italia come negli states. Renee Good “ voleva investire con l’auto i militari” e Alex Pretty “aveva intenzione di compiere una strage”. La figura del “terrorista urbano” è funzionale alla restrizione del diritto a protestare e opporsi al governo. Per tutti ovviamente, e in ogni forma anche pacifica. E di “terrorismo urbano” parla oggi Piantedosi come il suo collega Gregory Bovino. Le leggi speciali hanno sempre bisogno di un motivo eccezionale, di una “minaccia alla sicurezza nazionale”. La stessa motivazione utilizzata per spiare me e tanti altri con il software militare Paragon, utilizzato anche da ICE.
Serve un argine democratico
Se come sembra passerà questo ennesimo decreto sicurezza, saranno introdotti gli arresti preventivi di oppositori politici, e la polizia godrà di immunità ( scudo penale). Spero che tutti si rendano conto di cosa questo possa significare. Non abbiamo mai conquistato in questo paese nemmeno la possibilità di avere i codici identificativi sui caschi, nemmeno dopo Genova. Immaginatevi il messaggio che arriva a chi ha in dotazione “il monopolio dell’uso della forza” con la rassicurazione dell’immunita’ legale. Ma è la strada imboccata da questo governo e in piena sintonia con una tendenza generale della sua parte politica globale.
Non mi soffermo su ciò che accadrà alle navi del soccorso civile in mare, anch’esse nel mirino per chi trasportano dopo un soccorso, che secondo il decreto potrà essere prelevato da bordo e deportato in un centro di detenzione, anche in Albania.
Ma se si mettono insieme queste cose con il referendum sulla giustizia che altro non può essere, al di là del merito e in queste circostanze, che un tentativo di dare un colpo ai giudici che osano contraddire il governo, e con il premierato, ne esce un quadro chiaro: la “democrazia minima”, il progressivo scivolamento verso lo stato di polizia, la guerra interna permanente come condizione per giustificare leggi speciali che conferiscono pieni poteri a chi governa.
Io credo che oggi dobbiamo tutti concentrarci su questo: serve un argine democratico consapevole della posta in gioco, e solido nelle sue convinzioni. Che si prepari a reggere una situazione senza precedenti in materia di violazione dei diritti civili ed umani. La violenza esercitata attraverso il monopolio dell’uso della forza, e’ e sarà il tratto distintivo di una occupazione militare della sfera civile, operata in nome della “sicurezza”. Il proposito di attaccate militarmente le esperienze di comunità a partire dai centri sociali, non è che l’inizio. La rete di associazioni solidali, di mutuo soccorso, e anche di riprogettazione urbana incentrata sull’accoglienza e sulla creazione di servizi sociali dal basso, e’ la ragione più ampia di questo tentativo disciplinare violento. Le città amministrate da giunte disponibili a dialogare con queste esperienze, sono un target anche perché inquadrate dal governo centrale come competitor elettorali.
La “re-migrazione”, che già abbiamo definito come l’anello di saldatura europeo e transatlantico dell’Internazionale nera del suprematismo bianco, avrà la sua costituzione formale e materiale. Formale come una campagna per l’approvazione di una legge di iniziativa popolare dalla componente xenofoba e razzista della maggioranza, “costituzione materiale” nell’azione governativa concreta, retate sulla base del colore della pelle (racial profiling come già denunciato dal Consiglio d’Europa), deportazioni, internamenti in campi di detenzione sparsi sul territorio nazionale e in enclave costituite all’estero. In migranti sono un paradigma. Quello che è fatto a loro, sarà fatto a noi.
La diserzione dalla guerra civile, la costruzione creativa e generativa della disobbedienza sociale al deserto militarizzato che persegue il governo, sono temi in discussione. Il “come fare” non può prescindere dal “come si legge” ciò che abbiamo difronte. Ma l’argine democratico ci vuole a prescindere. Sempre e’ sbagliato dare l’immunità ai corpi di polizia. Sempre sono sbagliati i processi sommari. Sempre sono da contrastare le derive autoritarie che impongono lo stato di polizia. Sempre bisogna battersi perché anche i “colpevoli” in uno stato di diritto, abbiano dei diritti e delle garanzie. Perché gli arrestati non siano riempiti di botte nelle caserme. Perché i manifestanti non siano massacrati nelle piazze. Sempre bisogna rifiutare l’idea che gli esseri umani possano essere trattati come rifiuti, come scarti. L’argine democratico, sia dalle istituzioni che dalla società civile o dalla Chiesa, questo dovrebbe soprattutto fare. A prescindere.

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