Giornalismo sotto attacco in Italia

Disarmare. Voce del Verbo Amare

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Arriva a Latina “Disarmare. Voce del Verbo Amare. Ovvero Spogliare l’Informazione delle Armi”, il monologo di e con Angela Iantosca.

Sabato 31 gennaio alle ore 10 appuntamento alla CURIA VESCOVILE, alle ore 10. Il monologo si inserisce in una mattinata intitolata CONVEGNO DELLA PACE che vedrà Angela Iantosca, dopo il monologo, dialogare con i presenti sui temi della pace.

A organizzare la mattinata la DIOCESI DI LATINA-SEZZE-PRIVERNO-TERRACINA Ufficio per la Pastorale Sociale, con la partecipazione dell’Azione Cattolica, del Centro Sportivo Italiano, del MEIC, del Movimento dei Focolari, del Rinnovamento nello Spirito, O.f.s.

“Disarmare. Voce del Verbo Amare. Ovvero Spogliare l’Informazione delle Armi”, un testo che vuole sollecitare una riflessione sul giornalismo, sulle ‘S’ (Sesso, Sangue e Soldi, Sport, Salute e Share…) che troppo spesso sono la vera ispirazione per i giornalisti, sui titoli e la deontologia, sulla necessità di interrogarsi in merito alla direzione di un mestiere che rischia di far arretrare sulla battaglia dei diritti.

Una riflessione che parte dal giornalismo, dalle parole di Papa Francesco pronunciate in occasione del Giubileo della Comunicazione e sottolineate con forza anche da Papa Leone XIV, per arrivare agli esseri umani, Uomini e Donne, sollecitati a rispondere alla domanda delle domande: “Adamo (ed Eva) dove sei?”.

Perché prima di essere giornalisti rispettosi di quel “giuramento di Ippocrate dell’informazione” che dovrebbe essere pronunciato per poter ottenere l’iscrizione all’Ordine, si è persone, si è genitori, figli, fratelli, sorelle, anziani e giovani nel mondo. Un mondo che dovremmo rendere “un’aiuola più abitabile” con le nostre scelte, parole e comportamenti. Con la mitezza e la gentilezza e quella prossimità nella comunicazione che dovrebbe seguire lo stile dei compagni di strada e del più grande Comunicatore di tutti i tempi, Gesù di Nazaret.

E allora le parole diventano volti: quello di Salvatore, un papà carcerato che conosce il cambiamento, quello di Hamza, vittima come tanti di conflitti senza senso capaci di produrre solo dolore e sofferenza, e di Maria e Domenico, madre e figlio vittime del Kanun in Albania. Storie incontrate dalla Iantosca nel suo percorso di giornalista e, prima di tutto, di essere umano, che prendono vita inchiodandoci di fronte alle nostre responsabilità, alla necessità di una narrazione che corrisponda a quella verità che prima di tutto deve essere dentro di noi.

 

Perché tutti ricordino che “Tutti i conflitti trovano la loro radice nella dissolvenza dei volti” come diceva Don Tonino Bello.

 

 

 


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