A Città della Pieve è calato il silenzio che sa di sbigottimento. Il 25 novembre eravamo con il Centro Antiviolenza del Trasimeno, il CAV, con sede qui proprio da noi a Città della Pieve a commemorare le 73 donne uccise per mano di un uomo in questo 2025. Eravamo donne e uomini. Attaccavamo dei cartelli rossi con scritti i loro nomi, leggendoli a voce alta uno ad uno e posandoli su dei fiocchi rossi legati attorno agli alberi del nostro parco; luogo simbolo di passeggio e svago della cittadina, dove spicca una panchina rossa che sembra in questa serata fredda inchiodarci a guardarla se si passa lì davanti. Abbiamo il CAV con persone preparate, con professionisti, che hanno punti di ascolto nel territorio, con una linea telefonica sempre attiva 24h su 24. In questi giorni è stata fatta da loro un’ indagine alla popolazione sulla percezione della violenza di genere ed incontri con i ragazzi delle scuole superiori in occasione del 25 novembre. Eppure, mentre attaccavano quei nomi e riflettevamo, a pochi centinaia di metri da noi una donna aveva le ore di vita contate. Siamo in silenzio perché noi abbiamo fatto ma non abbastanza forse. Perché la percezione del pericolo, di questo tipo di pericolo, non sembra mai essere imminente, come qualcosa che non ci appartiene perché non può accadere accanto a noi. E invece può accadere. Eccome che può accadere. Quel 1522 è rimasto un numero telefonico sulla carta adesiva attaccata ovunque qui da noi, perché se ci sono stati dei segnali indiziari non hanno fatto scattare l’allarme… magari è scattato il pensiero, ma non tanto da farne scattare l’allarme. Il silenzio di una comunità che si sentiva pronta a leggere quei segnali e che invece non è stata pronta, perché tragedie cosi ci sembravano lontanissime. Eravamo pronti ma non lo eravamo. Domattina Città della Pieve si ritroverà lungo quel viale con in mano un cartello rosso con scritto “Stefania Terrosi” e con dolore lo adagieremo lungo quel viale. Non è il 25 novembre, è il 29 novembre e Stefania non è più con noi.
