Giornalismo sotto attacco in Italia

«Salvate l’Europa»:  un messaggio dalla Palestina  nel racconto di Gloria e Maurizio

0 0

Per una volta abbandoniamoci al piacere di recensire non un libro, ma un articolo. Non per polemica o dissenso, ma per puro desiderio di condivisione, dato che contiene un messaggio importante.

Il testo in questione appare sulla “Stampa” del primo di settembre a firma di Maurizio Maggiani:  Il viaggio di Gloria e la terra che resiste. La terra è quella coltivata da secoli dagli abitanti della Palestina. Le sue genti oggi vengono cacciate dal loro mondo dai coloni israeliani, eredi a loro volta, di una antica e gloriosa civiltà, quella ebraica, che qualcuno, dalle nostre parti, in Europa, tentò di estirpare e sterminare in nome di un razzismo feroce e cieco, che ha segnato paurosamente la storia tragica del nostro Novecento.  Quei lembi di vicende antiche e moderne si mescolano con la drammatica cronaca di oggi e inevitabilmente inducono ad amare  disquisizioni sugli eredi delle vittime dell’olocausto che oggi si rendono artefici di un genocidio e di una pulizia etnica,  seppure sotto il manto di una catena di vendette:  reazione a odiosi atti di barbaro terrorismo, ad  anni di guerre, scontri, violenze che hanno segnato il medio oriente specie dopo la nascita dello stato di Israele.

Ma non è questa storia atroce che oggi vogliamo ricostruire e che ogni lettore, peraltro, ha già nel cuore, se non nella mente, con una sua privata o indotta interpretazione.

Qui ci interessa il racconto che propone Maggiani sul viaggio della sua sposa, Gloria Ghetti, appena tornata dalla Cisgiordania, dove si era recata per lavorare a fianco dei contadini palestinesi che ogni giorno rischiano l’attacco, l’esproprio, da parte dei coloni sionisti. Lei ha affrontato questa pericolosa avventura, perché pare che la presenza di europei e di occidentali, rallenti le incursioni e le violenze. Per ora.

La sua testimonianza, ci giunge attraverso le parole del marito, che di mestiere fa lo scrittore.  Assume dunque una luce particolare, che a qualcuno potrebbe apparire edulcorata o parziale, o comunque non oggettiva. Un dubbio legittimo, se non fosse che Maggiani lo conosco bene, da decenni.

Una  amicizia nata alla flebile luce dei lumini che i mazziniani intransigenti e perseveranti pongono sul davanzale della finestra la notte del 9 febbraio per ricordare l’utopia della Repubblica Romana del 1849, con Mazzini, Saffi, Armellini. Maurizio, anni fa, volle conoscere  i miei genitori per sentire dalla loro viva voce di quella strana usanza, tramandata da piccolo popolo in via d’estinzione e dimenticato in un lembo sperduto della Romagna. Dopo quell’incontro, la comune scoperta di aver vissuto in universi paralleli, tra anarchia, repubblicanesimo e socialismi, comunismi, liberalismi… e tanti dettagli generazionali in comune: film, musiche, letture, compresi i libri di Peter Kolosimo che ci affascinavano da bambini. Da veri sognatori inguaribili;  sempre in lotta contro misteri, fascismi e tirannidi in nome della libertà, dell’uguaglianza e della giustizia. Simili anche se distanti: per vissuto famigliare, per la credenza, forse ingenua, che ci si potesse riscattare dalle miserie e dalle umiliazioni sociali attraverso lo studio e l’impegno sociale perseverante. Non solo per difendere i nostri poveri diritti privati ma quelli di tutti. Alla garibaldina.

Ebbene, se gli occhi di Gloria hanno visto, possiamo essere certi che hanno visto anche quelli di Maggiani. E, con i loro occhi, anche i miei.

Dopo questa premessa doverosa possiamo tornare al racconto di Maggiani.

Esso  parte dalla precisa scelta di cercare con tutte le forze il rifiuto dell’odio. Un dettaglio piuttosto importante. Discussioni sempre. Fermezza fino all’intransigenza. Ma senza giungere ad abbassarsi all’odio: per dignità, non per quieto vivere. Ce lo avevano insegnato i nostri nonni e i nostri padri: anarchici, socialisti o mazziniani che fossero avevano questo tratto comune.

Dunque la Gloria questa estate è andata a lavorare dai Nassar che «possiedono dal tempo dell’impero ottomano una sessantina di acri di terra [e] alla sommità della collina, coltivano ulivi e vigne. O almeno cercano di farlo, visto che sono sotto assedio dei coloni che, sostenuti dall’esercito, provocano, devastano, sradicano, demoliscono, rubano terra metro a metro; per i coloni è una questione strategica, prendere la collina significa impossessarsi di tutta la valle, chiudere l’accerchiamento dei villaggi palestinesi di tutta la zona, isolarli, svuotarli.»

Ecco, a questo punto s’impone una breve parentesi: questa guerra fra contadini mette fortemente a disagio tutti coloro che hanno ben radicata l’immagine agreste della solidarietà fra vicini che non implica neppure lontanamente spoliazioni, occupazioni, sopraffazioni. Ma comunque va chiarito che questa storia non è affatto nuova, se risaliamo ai tempi dei tempi. Le conquiste, le “recinzioni”, i regni e gli imperi che nascono e muoiono costellano le gesta di “eroi” e di protagonisti più umili con le mille guerre o faide dichiarate per avidità mascherata, all’insegna di primati o differenze religiose, razziali, sempre a beneficio di pochissimi sfruttando l’ignoranza e la paura del prossimo.

Tutti elementi che inducono all’odio.

Da qui si evince che bisogna saper guardare vasti orizzonti per capire le radici dell’odio ed estirparle. Occorre quindi perseveranza, forza d’animo e soprattutto pazienza.

 

«E così -ci racconta Maggiani- la Gloria ha preso a capire la pazienza, che lei, con il suo temperamento di attaccabrighe per causa di giustizia, aveva sempre snobbato come virtù attendista, rassegnata.»

Ma dove e come applicare la pazienza per il trionfo della giustizia e della libertà e della uguaglianza senza ricorrere all’odio?

A Maggiani e credo anche a Gloria, appena tornata da quel viaggio nei pressi di Betlemme, è venuto in mente che molti di noi, se non tutti, abbiamo avuto modo di frequentare amici ebrei o almeno abbiamo studiato quella cultura: usi, costumi, da cui deriva buona parte della nostra cultura, della nostra scienza, del nostro stesso modo di vivere; e non c’è alcun bisogno di menzionare Marx o Einstein o Hannah Arendt.   Ecco, «i frequentatori della cultura ebraica, quella cultura quotidianamente depravata dal governo di Israele e dai suoi sostenitori, i lettori del Talmud, sanno che il mondo potrà essere salvato solo dai giusti, i giusti che neppure sanno di esserlo, i giusti che il mondo nemmeno sa riconoscere; i giusti che prima o poi, se non Iddio almeno la storia, costringerà pur a riconoscere di là dai muri che hanno eretto, tra le macerie che hanno accumulato, nel deserto di morte a cui hanno ridotto la terra di Abramo, il padre di tutti.»

A questo punto, a Maggiani, frugando fra i ricordi, sono riaffiorate le parole illuminanti del «cantante Seun Kuti, il figlio del grande Fela Kuti», che  il 24 giugno scorso dal palco dell’INmusic Festival a Zagabria aveva detto: «Ho un consiglio per i giovani europei. So che volete liberare la Palestina. Che volete liberare il Congo. Che volete liberare il Sudan. Che volete liberare l’Iran. Liberate l’Europa. Liberate l’Europa dall’estrema destra, dal fascismo, dal razzismo, dall’imperialismo. Quando avrete fatto questo lavoro, non appena lo avrete compiuto, Gaza sarà libera, il Congo sarà libero, il Sudan sarà libero, l’Iran sarà libero. Dimenticateci. Non preoccupatevi per noi, liberate l’Europa!».

Ecco allora affiorare il messaggio profondo che diventa compito ineludibile per tutti noi che in Europa abbiamo il privilegio di viverci da sempre. Tenere la nostra terra libera dall’odio e dagli agenti che lo alimentano: i fascismi, i razzismi, la sete egoistica di conquista. Farlo sulla scia della Global Sumud Flotilla, coi giovani che magari pensano « di andare a liberare Gaza almeno dalla fame ma che ci riescano o no di certo hanno iniziato il duro lavoro di liberare l’Europa.»


Iscriviti alla Newsletter di Articolo21

Articolo21
Panoramica privacy

Questo sito Web utilizza i cookie in modo che possiamo fornirti la migliore esperienza utente possibile. Le informazioni sui cookie sono memorizzate nel tuo browser ed eseguono funzioni come riconoscerti quando ritorni sul nostro sito Web e aiutare il nostro team a capire quali sezioni del sito Web trovi più interessanti e utili.

This website uses cookies so that we can provide you with the best user experience possible. Cookie information is stored in your browser and performs functions such as recognising you when you return to our website and helping our team to understand which sections of the website you find most interesting and useful.