80 anni dalla Liberazione, verso il 25 aprile 2025

No all’accordo Rama-Meloni, no ai CPR. Manifestazione in corso in Albania

0 0

È in corso in Albania la mobilitazione del Network Against Migrant Detention contro il patto Rama-Meloni, per la chiusura definitiva dell’hotspot di Shëngjin e il centro di detenzione di Gjäder.

Dal primo dicembre  un gruppo di oltre 150 attiviste e attivisti ha manifestato al porto di Shëngjin con diversi striscioni contro il protocollo e i lager di Stato.

“Il protocollo Rama-Meloni è un progetto neocoloniale, nascosto dietro la facciata di “amicizia” e “cooperazione” tra Italia e Albania. Noi però ricordiamo le violenze della polizia italiana nei confronti di tutte le persone albanesi migrate verso le coste italiane. Sappiamo anche che l’accordo non è che è un ulteriore tentativo di esternalizzare il controllo dei confini”, è stato detto dal megafono.

Dal presidio davanti al porto le persone si sono mosse in corteo attraversando la cittadina, scandendo a gran voce: “Marrëveeshja ilegale, rezistenca globale” “l’accordo è illegale, la resistenza è globale”.

Il corteo è poi terminato sulla spiaggia a pochi passi dall’hotspot, dove è stata composta una grande scritta “NO LAGER”, in aperta denuncia della disumanità della detenzione di persone in movimento all’interno di questi centri.

“Siamo tutti qui grazie alle compagne e i collettivi albanesi e della diaspora in Italia, che per primi si sono attivati contro l’accordo Italia Albania, che ci hanno accolto calorosamente e permesso di organizzare questa iniziativa storica”, è stato detto al microfono.

“Siamo noi l’amicizia storica italo-albanese! Non la partnership ai vertici tra Rama e Meloni, che è invece neocolonialismo criminale e che la Von der Leyen ha definito un modello per tutta l’Europa. Un modello che vuole impedire a tutti i costi l’arrivo delle persone sulle coste italiane ed europee. Che ha permesso di portare avanti delle vere e proprie deportazioni direttamente dal mare, prolungando la sofferenza e il disagio delle persone sopravvissute a naufragi, che invece di essere sbarcate nel porto sicuro più vicino, vengono portate in territorio extra-UE, dove ora delocalizziamo i nostri hotspot e CPR: dei non-luoghi degradanti, ora ancora più lontani per renderli ancora più invisibili. Vergogna! Quello che è avvenuto in questo porto a Shengjin e nel CPR a Gjader ha alzato l’asticella dell’orrore delle politiche migratorie italiane ed europee. L’accordo è sospeso in attesa della pronuncia della Corte di Giustizia Europea, che si esprimerà sulla lista italiana dei Paesi sicuri, ma saremmo ingenue a pensare che questo basti a fermare queste politiche. Il protocollo Italia-Albania è una sperimentazione del Patto UE su migrazioni e asilo, che ha l’esternalizzazione e la detenzione al centro del meccanismo. Qui affermiamo ancora una volta – hanno concluso – che nessun Paese è sicuro se non sono tuttə al sicuro! E che NESSUNA persona dev’essere deportata e rinchiusa per aver esercitato la propria libertà di movimento. Oggi siamo qui per esprimere la nostra rabbia. La rabbia contro un governo che opprime i corpi e le libertà di tutti noi. Lo fa attraverso strumenti repressivi come il ddl “sicurezza”, ovvero il ddl paura, che criminalizza il dissenso e l’autodeterminazione delle persone migranti e che risponde col carcere a qualsiasi problema sociale. Esprimiamo un NO chiaro e definitivo a tutto questo e di fronte a questo hotspot, simbolo di un nuovo scenario che si vuole imporre a tutta l’Europa, gridiamo NO a questo sistema di respingimento e detenzione automatica delle persone. Chi viene soccorso in mare dalle autorità italiane dev’essere sbarcato in Italia, nel porto sicuro più vicino. Vogliamo la chiusura dei centri di Gjader e Shengjin e l’annullamento definitivo dell’accordo.

Pretendiamo l’abolizione della detenzione amministrativa e che i CPR in Albania, in Italia, ovunque, vengano smantellati. I nostri occhi vigileranno su ogni luogo di oppressione e segregazione. Denunceremo, e ci mobiliteremo. Per ogni persona deportata. Per ogni corpo oppresso. Siamo tutte vulnerabili. Libertà di movimento per tutti e tutte!”

 

(da Pressenza)

(Nella foto il il centro di detenzione di Gjäder)


Iscriviti alla Newsletter di Articolo21

Articolo21
Panoramica privacy

Questo sito Web utilizza i cookie in modo che possiamo fornirti la migliore esperienza utente possibile. Le informazioni sui cookie sono memorizzate nel tuo browser ed eseguono funzioni come riconoscerti quando ritorni sul nostro sito Web e aiutare il nostro team a capire quali sezioni del sito Web trovi più interessanti e utili.

This website uses cookies so that we can provide you with the best user experience possible. Cookie information is stored in your browser and performs functions such as recognising you when you return to our website and helping our team to understand which sections of the website you find most interesting and useful.