L’attacco del governo alla 194. Qualcosa che ricorda una volta di più il Ventennio

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Mentre in Europa si discute di inserire il diritto all’aborto nella Carta dei diritti fondamentali del’UE e la Francia l’ha storicamente introdotto nella propria Costituzione, in Italia i diritti riproduttivi e la sessualità delle donne sono materia su cui il governo ritiene di imporre le proprie convinzioni religiose ed elettorali. Qualcosa che ricorda una volta di più il Ventennio.

L’ultima trovata è l’emendamento al DL-PNRR, firmato dal deputato di Fratelli d’Italia Lorenzo Malagola: prevede che nell’organizzazione dei consultori territoriali, le regioni si possano avvalere, coi fondi del Piano nazionale di Ripresa e Resilienza, “anche del coinvolgimento di soggetti del terzo settore che abbiamo una qualificata esperienza nel sostegno alla maternità”.  E’ l’istituzionalizzazione della presenza dei movimenti anti-aborto negli ospedali e nei consultori e soprattutto del loro finanziamento: il governo Meloni ha trovato un modo per far arrivare loro soldi, di fatto sottraendoli alla salute pubblica. Al netto del fatto che la legge 194/78 prevede non solo assistenza psicologica, ma anche la presenza negli stessi consultori di associazioni impegnate ad “aiutare la maternità difficile dopo la nascita”.

I movimenti oggetto dell’emendamento sono quelli che sostengono la proposta di legge che vorrebbe obbligare le donne che vogliono interrompere una gravidanza ad ascoltare il battito o vedere le ecografie del feto. Che promuovono imbarazzanti campagne shock o quelle contro l’educazione sessuale a scuola e le famiglie Arcobaleno. Quelli che durante i propri stati generali a Verona nel 2019, distribuivano come “gadget” il “feto Michele”, in gomma. Quelli che organizzano funerali religiosi coi resti biologici recuperati dagli ospedali all’insaputa delle donne. Molti attivisti in Europa e negli Stati Uniti, hanno osservato e sperimentato che i gruppi pro-life sono chiamati così in maniera fuorviante. Dietro certe battaglie sulla famiglia o sulla vita nascondono gli interessi di un movimento internazionale ben finanziato ispirato a teorie di una destra estrema che coltiva una visione misogina delle donne, è razzista e crede in un “ordine naturale” che esclude diritti e autodeterminazione. L’Italia non è immune da queste derive.

La 194 è sotto attacco da anni. L’obiezione di coscienza dei medici è garantita, ma il tasso è così alto che in alcune regioni non è più possibile l’applicazione della stessa legge. Nei consultori, dove si fa informazione, si dà assistenza e dove vengono rilasciati i certificati per l’IVG, manca personale e gli accorpamenti e il taglio dei fondi al welfare ne ha già cancellati a decine.

Con un emendamento come quello targato FDI, si punta a smontare il diritto all’aborto attraverso la via più odiosa propagandata dagli anti-abortisti: colpire psicologicamente le donne attraverso il senso di colpa e l’estremizzazione della loro sofferenza. A favore di lobby e gruppi di potere che non di rado fanno del fanatismo il loro stile nella lotta contro i diritti riproduttivi e sessuali.

Il tema è antico e sempre lo stesso. I diritti, per essere davvero universali, devono essere laici come la politica che li deve garantire, in modo da permettere che ognuno veda rispettata la libertà di esercitare la propria volontà, compreso il proprio credo. Le donne, come gli uomini, sono di se stesse. Non sono “amministrate“ o “amministrabili” da nessuna idea o convinzione che non sia la propria, in quanto “persone”. Il contrario è imposizione. È violenza.  E questa ha poco a che vedere con i principi etici e religiosi.


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