Essere pacifisti oggi ed essere sotto tiro

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Il grado di conflittualità che attraversa il pianeta e contagia gli esseri umani si può misurare anche dalle scomposte reazioni che subisce chi afferma il proprio pacifismo. Non soltanto sui social, strumento di libera espressione di opinioni ma anche luogo di gratuite offese e di attacchi insensati. Si misura nella società nel suo complesso, nei dibattiti, sugli organi di informazione, in televisione. Siamo alle prese con chi pretende di dividere la lavagna in buoni e cattivi, a seconda delle tesi che si intendono promuovere.

In realtà i pacifisti respingono l’idea del nemico a tutti i costi, nemico che serve invece a chi crede che la guerra sia una soluzione. Perché il contrario della guerra è il dialogo, la risoluzione delle controversie internazionali attraverso la politica, attraverso il lavoro diplomatico, attraverso gli accordi. Senza bombe.

Essere pacifisti non è essere contro qualcuno. E’ essere a favore della salvezza degli esseri umani. Tutti.

Mai come in questi tempi di guerra diffusa ci si chiede una scelta di campo. O si è con Israele o si è antisemiti; si è addirittura a favore di Hamas se si chiede che cessi il massacro di innocenti nella striscia di Gaza; si è a favore di Putin se si invoca la diplomazia perché cessi il bombardamento sui civili ucraini innocenti.

Si smarrisce con sorprendente facilità che l’obbiettivo di un cessate il fuoco è la salvezza di vite umane. Di bambini. E’ assolutamente mostruoso il numero di bambini che finiscono dilaniati sotto le bombe. A Gaza, in Siria, in Ucraina, nelle dimenticate guerre che imperversano nel continente africano. Abituarsi a quei numeri, snocciolati freddamente nei notiziari, significa perdere un pezzo della nostra umanità. E un pezzo per volta, giorno dopo giorno, si rischia di perderla tutta. Che è esattamente ciò che vogliono i promotori della guerra: disumanizzare i nostri presunti “nemici” e disumanizzare noi, renderci inermi di fronte all’ineluttabilità dei conflitti. Che non sono affatto ineluttabili.

Succede che il TG1 possa titolare “Rischio di escalation nucleare”, in relazione alla crisi mediorientale, mentre le famiglie a pranzo ascoltano distrattamente in attesa dei servizi di gossip meno impegnativi.

L’Indifferenza si costruisce “normalizzando” l’orrore.

E succede che non ci si renda conto che un missile costato alla comunità milioni di dollari si abbatta su una casa con il tetto in lamiera e uccida esseri umani vissuti in povertà assoluta per tutta la loro breve esistenza.

Mai come oggi il grido di Vittorio Arrigoni deve risuonare forte nelle nostre coscienze: restiamo umani. E pacifisti.


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