Per Ilaria, in nome dell’antifascismo contro ogni autoritarismo

0 0

Una partecipata e appassionata manifestazione antifascista, un accorato messaggio inviato a tutta l’Europa e al Governo Italiano. Questo il profondo significato dell’iniziativa organizzata a Cagliari per chiedere a gran voce la liberazione di Ilaria Salis rinchiusa come una criminale in un carcere di massima sicurezza di Budapest. Organizzata dai compagni di classe del padre di Ilaria – studenti liceali alla fine degli anni ’70 – la manifestazione ha raccolto rapidamente l’adesione di oltre quaranta associazioni culturali, sociali, politiche, oltre millecento like sulla pagina facebook e, in serata, molte centinaia di persone riunite nella piazza Garibaldi di Cagliari.

In apertura, il presidente del comitato organizzatore, Pietro Pani, dopo aver ricordato la coincidenza con la ricorrenza del trentennale dell’omicidio di un’altra grande giovane donna, Ilaria Alpi, assassinata a Mogadiscio con il suo operatore Miran Hrovatin, ha sottolineato come lo stesso amore per la verità, la libertà, garantite dalla Costituzione, ha accomunato le due Ilaria. L’arresto, il brutale trattamento in cella, le accuse assurde contro Ilaria stanno dimostrando che in Ungheria sta avvenendo il tradimento dell’ideale antifascista di tutto il continente europeo. Il governo italiano sta sottovalutando quel che sta avvenendo a Budapest e le risposte dei ministri Tajani e Nordio non rispettano quanto scritto nella Costituzione a tutela dei cittadini italiani.

Sono poi intervenuti i rappresentanti di alcune delle associazioni aderenti. Per l’ANPI l’inerzia dell’Europa, non solo nel caso di Ilaria, ma anche verso tutto quello che sta accadendo in Palestina e Ucraina è un segnale pericoloso della debolezza, della deriva che sta portando l’UE sempre più lontana dagli ideali su cui venne pensata e costruita.

Un urgente intervento del Parlamento Europeo, ma anche la necessità di costruire e organizzare una rete in Italia in difesa dei diritti e della Costituzione è stato poi sollecitato da Maria Grazia Calligaris, dell’associazione ‘Socialismo, diritti, riforme’. “Com’è possibile – si è poi chiesta la relatrice – che l’Europa non pretenda da Orban e dal suo regime la garanzia di un processo equo? Quel che sta accadendo ad Ilaria è una minaccia per qualunque cittadino europeo libero ed antifascista”.

‘L’Italia sta correndo un rischio reale di involuzione autoritaria, ha poi detto il segretario generale della Confederazione Sindacale Sarda, Giacomo Meloni, contro cui i nuovi partigiani si dimostrano essere i giornalisti con la schiena dritta e i ragazzi che fanno sentire la propria voce anche se vengono picchiati a manganellate.

È stata quindi la volta di Francesca Re David, della segreteria nazionale della Cgil. Ha introdotto il suo intervento ricordando d’essere stata compagna di scuola di Ilaria Alpi, di aver poi seguito da vicino la grande forza, il grande coraggio dei suoi genitori nel battersi per verità e giustizia ed ha poi detto di aver ritrovato anche nei genitori di Ilaria Salis la stessa determinazione, lo stesso impegno per la figlia. La Re David ha quindi denunciato come scandalo politico il fatto che in Europa, nata per scopi di collaborazione, solidarietà, integrazione oggi si parli senza vergognarsi di guerra e di come affrontarla. Battersi per la libertà di Ilaria è una delle strade da seguire per fermare e sconfiggere l’autoritarismo montante

Infine Roberto Salis ha ripercorso tappa dopo tappa la drammatica vicenda della figlia. L’11 febbraio del 2023 venne arrestata mentre di trovava in taxi dopo aver preso parte pacificamente ad una manifestazione antifascista indetta contro il raduno di nazisti in quello che è stato definito ‘Il giorno dell’onore’ e che non è altro che una manifestazione nazista alla quale prendono parte persone in divisa delle SS o della Gestapo. Portata in carcere venne subito spogliata dei suoi abiti e costretta ad indossare un abbigliamento sporco. imposto dagli agenti. Per otto giorni rimase senza carta igienica ed assorbenti, per sette mesi non le consentirono di parlare con i genitori. Per tutto quel periodo non ci fu alcuna assistenza adeguata da parte dell’Ambasciata o del console italiano, o di un inesistente difensore d’ufficio e solo il 12 ottobre scorso il padre riuscì ad incontrare la figlia che le affidò una lettera da consegnare al suo avvocato, nella quale venivano ricostruiti quei terribili mesi nei quali per 23 ore restava chiusa in cella potendo poi usufruire di una sola ora d’aria. Quando finalmente fu indetta la prima udienza furono i familiari di Ilaria a far fare le riprese della sua indegna condizione di detenuta incatenata ai piedi, al collo, alle mani. Eppure, ha detto ancora Roberto Salis, per Ilaria la situazione peggiore non era quella, ma l’altra, quella che era stata costretta a vivere nei mesi precedenti.

“Ora – ha concluso Roberto Salis, che è stata affiancato sul palco improvvisato da tutti i suoi ex compagni di classe, ma anche da uno dei docenti a cui erano più legati -, come si può accettare che uno stato democratico come l’Ungheria possa trasformarsi pian piano in un regime autoritario come quello imposto da Orban e come può l’Europa antifascista consentire che ogni anni, l’11 febbraio si celebri a Budapest la cosiddetta ’Giornata dell’Onore’ alla quale anche quest’anno hanno preso parte 4 mila neonazisti? La vicenda di Ilaria ci faccia aprire gli occhi su tutto, prima che sia troppo tardi”.


Iscriviti alla Newsletter di Articolo21