Il diritto all’informazione può essere una battaglia collettiva

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Ringraziamo l’Alleanza Verdi Sinistra per il suo costante impegno in difesa della libertà d’informazione. Abbiamo partecipato con interesse alla presentazione della loro proposta di legge contro le querele temerarie, a prima firma Elisabetta Piccolotti, e confermiamo la nostra presenza al sit-in indetto per il prossimo 7 febbraio dal Partito Democratico di fronte alla sede RAI di Viale Mazzini. Non è più tempo di divisioni, meno che mai su questi temi. Siamo stati insieme la sera in cui abbiamo accompagnato Sigfrido Ranucci in Commissione di Vigilanza, quando venne convocato con argomentazioni alquanto discutibili per il suo costante impegno a far luce sui tanti punti oscuri del nostro Paese, e dobbiamo continuare a camminare fianco a fianco se vogliamo che la situazione non precipiti definitivamente. Nell’ultimo anno, infatti, abbiamo assistito a un’escalation delle intimidazioni nei confronti della stampa libera, a un crollo della qualità dell’informazione e alla crisi del servizio pubblico, i cui ascolti sono oggettivamente a picco e la cui qualità è sotto gli occhi di chiunque.

Ringraziamo, dunque, chi non si rassegna, chi prova a trovare elementi su cui unire le opposizioni, chi combatte con tutte le sue forze in nome di un’altra idea di società e di mondo, chi ancora crede nel valore della condivisione e chi fa della buona politica, dalla parte della cittadinanza e del suo diritto a essere informata correttamente.

Personalmente, ho partecipato come cittadino, prim’ancora che come giornalista, per esprimere il mio sdegno verso uno stato di cose che non posso e non voglio accettare. Ora, però, bisogna compiere un ulteriore passo avanti. Bisogna battersi per una vera democrazia dei mezzi d’informazione, per liberare la RAI dal controllo politico e governativo cui è sottoposta, e non certo solo per colpa della destra, ahinoi, per restituire dignità a una categoria che ne ha persa molta negli ultimi anni e per valorizzare le tante esperienze che stanno sorgendo in ogni angolo del Paese, nonostante il deserto etico, politico e culturale che stiamo attraversando.

Mai come ora, partecipare è un dovere. Quando sono in gioco la democrazia e la Costituzione, il silenzio è una forma di complicità con chi vorrebbe condurci dritti verso l’Ungheria, un paese in cui una donna italiana di nome Ilaria Salis è stata trascinata in tribunale in catene e tenuta al guinzaglio. Questa non è l’Europa: è l’abisso.

Di seguito la lettera di Adv alle altre forze politiche finalizzata ad un disegno di legge comune

Disegno di legge diffamazione


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