Otto marzo 1972: tremate tremate le streghe son tornate

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Anche questo 8 marzo 2023 è una giornata impegnativa.

Noi, le donne, pensiamo che lo sia: ci propone nuove sfide nuovi compiti nuove responsabilità. Ci fa sentire che è necessario mettere in campo la nostra forza collocando la storia individuale di ognuna non solo in rapporto con quella di altre donne ma con il contesto e le vicende che riguardano il nostro Paese e il mondo intero. È già accaduto che la nostra forza abbia cambiato la società e la politica: deve succedere di nuovo oggi. La crisi pandemica prima e la guerra, esplosa un anno fa   con l’aggressione dell’Ucraina da parte della Russia di Putin, evidenziano e amplificano ostacoli, insidie e disuguaglianze, già presenti e visibili, che ora rischiano di aggravare la vita  e la libertà delle donne aumentandone la fatica, la precarietà nella loro vita quotidiana e riverberandosi pesantemente sulle generazioni più giovani.

L’8 marzo 1972 a Roma non meno di ventimila donne invadono Campo de’ Fiori, l’unica piazza della Capitale senza una chiesa e dove Giordano Bruno fu bruciato vivo: data e luogo simbolici.

Sono anni che seguono quelli del 1968: forse i più ricchi di idee innovative che irrompono nella società, nella scuola e nella famiglia, travolte dalla messa in discussione del pilastro dell’autorità su cui erano fondate. Naturalmente non tutto era e fu positivo ma è innegabile che il paese fu attraversati da inedite vitalità.

Don Lorenzo Milani muore nel 1967 subito dopo la pubblicazione del suo “Lettera a una professoressa”, scritto insieme ai ragazzi della scuola di Barbiana, che sigilla la sua positiva eredità. Il libro non riceve subito una favorevole accoglienza. Un’unica eccezione illustre, quella di Pier Paolo Pasolini in un’intervista TV.

Chissà se il ministro Giuseppe Valditara ha mai letto quel libro!?

Un 8 marzo imprevisto quello del 1972 “non ci hanno visto arrivare” direbbe oggi Elly Schlein, la prima donna segretaria del Partito Democratico, citando una femminista come Lisa Levenstein. E dopo l’arrivo del primo Presidente del Consiglio solo al comando, Giorgia Meloni.

Fu il fortunato incontro di alcune realtà già organizzate di donne e di tanti piccoli circoli e gruppi locali, differenti ma accomunati nel riconoscere l’oppressione della donna nel nostro Paese e nel mondo, a dare vita a quella che fu, di fatto, la prima manifestazione della storia femminista italiana che coinvolge le organizzazioni femminili esistenti nella società e nella politica. In sintesi:

L’Unione delle donne italiane, fondata nel 1944 da alcune esponenti del partito comunista e di quello socialista è il più numeroso e più attivo tra i gruppi femminili degli anni Settanta: è già la storica UDI.

Nel PCI le donne sono organizzate nelle commissioni femminili così come nei sindacati. C’è anche il Cif, il Centro italiano femminile, che raggruppa le donne della Democrazia Cristiana. Altri gruppi territoriali e tematici diffusi nel paese, di diverso orientamento.

Si accende una nuova scintilla che trova un esteso coinvolgimento.

Alma Sabatini (tra le fondatrici e prima Presidente del Movimento di Liberazione della donna) viaggia spesso negli Stati Uniti. È lettrice di italiano presso l’English Language Institute dell’Università del Michigan e nell’ambiente accademico entra in contatto con gli attivisti per i diritti civili e la nuova sinistra americana, soprattutto con le femministe. In Italia, Sabatini si occupa di linguistica e di traduzione (quasi quindici anni dopo, nel 1986, per la Commissione parità tra donne e uomini, presso la Presidenza del Consiglio, pubblicherà “Raccomandazioni per un uso non sessista della lingua italiana). Rimane colpita da The Myth of the Vaginal Orgasm di Anne Koedt, testo cardine dell’autocoscienza, e nel 1970 promuove alcune conferenze per portare il dibattito sul femminismo americano anche nel nostro Paese.

Carla Lonzi nello stesso periodo scrive il saggio “Sputiamo su Hegel” risultato del lavoro con il collettivo Rivolta Femminista. Quello che Lonzi portò fu un cambio di prospettiva. L’oppressione della donna, scrive Lonzi, “non si risolve nell’uguaglianza, ma prosegue nell’uguaglianza. Non si risolve nella rivoluzione, ma prosegue nella rivoluzione”. È stato, come Carla Lonzi scrive, “uno sconquasso ma anche una festa”. Sono solo alcuni esempi.

L’8 marzo 1972 c’è anche Jane Fonda, nota come attrice ma soprattutto per l’impegno sui diritti civili, femminista: prende la parola brevemente “infiammando” la manifestazione.

La grande partecipazione di quell’otto marzo nasce da una straordinaria capacità di tutte quelle donne di mettersi insieme pur con idee e pensieri differenti, col comune obiettivo di costruire la forza di ognuna e quindi di tutte “per cambiare il mondo”.

C’è una carica della polizia, immotivata se non da alcuni slogan “trasgressivi” ma pacifici delle manifestanti; insultate invece da un gruppo di maschi non solo di destra. Alcune donne sono ferite, anche Alma Sabatini lo è: con una manganellata in testa e il ricovero in ospedale.

Quell’8 marzo 1972 ci obbliga a fare una riflessione sul decennio anni ’70 nel suo complesso.

Un decennio, quello degli anni ’70, strepitoso e formidabile ma anche molto doloroso. [i]

Le donne conquistano tante leggi che cambiano la loro vita. Sono le donne, come ricordava spesso Enrico Berlinguer, “la prima rivoluzione”: rivoluzione perché con loro è cambiata la società, la cultura le relazioni tra le persone. Le tre grandi emancipazioni (istruzione lavoro controllo della fertilità) iniziano a camminare e si affermeranno sempre più soggetti femminili forti con una spiccata consapevolezza del valore della propria libertà, identità e forza trasformatrice.

Un’esperienza e un principio molto importanti anche per oggi. Quegli anni hanno mostrato come le donne possono davvero fare la differenza riuscendo a stabilire una relazione virtuosa tra le donne nelle istituzioni (facendo superare le rigidità dei partiti diretti da uomini) e i movimenti femminili e femministi che, anche aspramente nei loro rapporti, hanno contribuito in gran parte alla conquista di questa legislazione importante.[ii]

Quando racconto qualche frammento di “come eravamo” spesso mi sento dire che con la nostalgia non si va da nessuna parte. È vero se questo vuol dire che non si può tornare indietro. La nostalgia non è solo rimpianto del passato; può essere un rapporto inedito tra il passato e l’avvenire … l’apertura verso il nuovo … una memoria che non solo custodisce …ma irrompe con un fascio di luce nuovo e antico insieme e fa si che quello che ritorna dal passato appare nuovo e può aprire nuovi orizzonti … “È La luce delle stelle morte”[iii]

4 marzo 2023 la piazza e il corteo di Firenze di sabato scorso ci ha svegliato dal letargo in nome di una scuola pubblica e libera nell’Italia democratica e antifascista, come sancito dalla nostra Costituzione. L’antifascismo non è un richiamo inutile di un lontano passato. Le due recenti vicende, che hanno visto il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni silente per giorni e coinvolti due ministri, Giuseppe Valditara e la sua grave risposta alla lettera della professoressa Annalisa Savino ai suoi studenti e Matteo Piantedosi con parole indegne e prive di ogni pietas a proposito del naufragio e dei tanti morti annegati, confermano che esiste in Italia un fascismo eterno (Ur-Fascismo) come lo chiamava Umberto Eco che è ancora intorno a noi. Sarebbe così confortevole, per noi, scriveva, se qualcuno si affacciasse sulla scena del mondo e dicesse: “voglio riaprire Auschwitz, voglio che le camice nere sfilino ancora in parata sulle piazze italiane! … Ahimè la vita non è facile. L’Ur-Fascismo può ancora tornare sotto le spoglie più innocenti. Il nostro dovere è di smascherarlo e di puntare l’indice su ognuna delle sue nuove forme ogni giorno, in ogni parte del mondo…Libertà e liberazione sono un compito che non finisce mai. Che sia questo il nostro motto: Non dimenticate.”[iv] Non siate indifferenti.

Sul tragico naufragio ecco alcune parole del nostro Presidente della Repubblica:

“…A non molta distanza da qui, sulle coste di Calabria, giorni fa si è verificato un evento tragico  … I profughi afgani hanno fatto tornare anzitutto in mente quanto, quasi due anni fa, il nostro Paese ha fatto nel momento in cui i talebani occupavano Kabul per portare in Italia non soltanto i nostri militari in missione lì, ma per portare in Italia tutti i cittadini afgani che avevano collaborato con la nostra missione. … Ecco, questo ci fa tornare alla mente le immagini televisive della grande folla di afgani all’aeroporto di Kabul che imploravano un passaggio in aereo per recarsi altrove. Ci fa quindi comprendere il perché intere famiglie, persone che non vedono futuro, cercano di lasciare, con sofferenza – come sempre avviene – la propria terra per cercare un avvenire altrove, per avere possibilità di un futuro altrove.

Quindi, di fronte all’evento drammatico che si è consumato … … il cordoglio deve tradursi in scelte concrete, operative, da parte di tutti. Dell’Italia, per la sua parte, dell’Unione europea, di tutti i Paesi che ne fanno parte. Perché questa è la risposta vera da dare a quello che è avvenuto, a queste condizioni che … con violazione dei diritti umani e della libertà, colpiscono tutti, in qualunque parte del mondo.  …[v]

L’8 marzo giorno dell’impegno e della lotta viene da lontano anche se solo

nel 1977 l’UNESCO proclamò ufficialmente l’8 marzo giornata internazionale della donna. Sul perché della scelta dell’8 marzo, non c’è ancora univocità.

Di sicuro la nascita della Giornata internazionale della Donna è legata alla storia del movimento per i diritti femminili e femministi (primo fra tutti il diritto di voto) e a quella delle lotte per la libertà, l’istruzione, la pace e il lavoro, contro lo sfruttamento a partire dall’inizio del 1900 (e anche prima) con uno slogan che fa il giro del mondo: “bread and roses”.  La giornata fu celebrata in varie parti del mondo anche durante e dopo la prima guerra mondiale.

Le celebrazioni in Italia furono interrotte durante il fascismo e ripresero durante la lotta di liberazione nazionale.

Il primo 8 marzo dell’Italia liberata fu preparato dall’UDI nel 1946.

Forse la storia della manifestazione di Campo de’ Fiori non è molto nota o è dimenticata. A distanza di più di cinquant’anni, i nostri diritti la nostra libertà sono messi ancora in pericolo da chi ci vorrebbe nuovamente solo mogli e madri … L’unico modo per impedirlo è prepararci a manifestare il nostro dissenso, come quell’8 marzo 1972.

Noi donne di Articolo21 potremmo promuovere una assise insieme ad altre donne di organizzazioni diverse, in tarda primavera: per riflettere discutere se e come, da luoghi diversi si possa non solo comunicare ma mostrare, quando necessario, la forza e l’energia che le donne con le donne possono sprigionare.

 

[i] Alle spinte di rinnovamento dei movimenti del 1968 ecco le stragi fasciste a partire da Piazza Fontana 1969, Piazza della Loggia ….fino  alla stazione di Bologna;  Le Brigate Rosse fino al sequestro dell’On. Aldo Moro e al suo assassinio dopo 55 giorni di prigionia; la sua scorta sterminata il giorno del sequestro: i carabinieri Domenico Ricci e Oreste Leonardi e i tre poliziotti dell’auto di scorta Raffaele Jozzino, Giulio Rivera e Francesco Zizzi).

[ii] Legge 1 dicembre 1970 n. 898 (Divorzio) poi sottoposta a referendum abrogativo; Legge 6 dicembre 1971 n.1044 Piano asili nido comunali con concorso dello stato; legge 30 dicembre 1971 n.1204 Tutela lavoratrici madri; Legge 19 maggio 1975 n. 151 riforma del diritto di famiglia: una vera svolta: “dalla tutela (ti danneggio in quanto ti aiuto) alla promozione di un soggetto”; 29 luglio 1975 n. 405 I consultori familiari; 9 dicembre 1977 n.903 Parità di trattamento di uomini e donne in materia di lavoro; 22 maggio 1978 n. 194 Norme tutela sociale maternità e su IVG (sottoposta a referendum nel 1981. Sempre a maggio 1978 c’è anche la legge Basaglia n. 180 e nel dicembre la n.833 la riforma sanitaria.

[iii] Dal libro di Massimo Recalcati “LA LUCE DELLE STELLE MORTE” saggio su lutto e nostalgia – Feltrinelli editore pag. 102 e seguenti

[iv] Il fascismo eterno è stato pronunciato in versione inglese a un simposio organizzato dai dipartimenti d’italiano e francese della Columbia University, il 25 aprile 1995, per celebrare i cinquant’anni della liberazione. Importante tenere presente che Eco si rivolgeva a studenti nei giorni immediatamente successivi all’attentato di Oklahoma City e la scoperta del fatto (per nulla segreto) che esistevano negli Stati Uniti organizzazioni militari di estrema destra (accadeva il 19 aprile: 168 morti, dei quali 19 bambini; 676 feriti)

[v] sono parole del nostro Presidente della Repubblica Sergio Mattarella alla cerimonia d’inaugurazione dell’anno accademico 2022/2023 dell’Università degli Studi della Basilicata, nel 40° dalla sua fondazione


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