Ciro Corona, nominato “Cavaliere della Repubblica” per il suo impegno contro le mafie

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Nel momento in cui ha ricevuto la telefonata dalla segreteria del Quirinale che gli annunciava la nomina, da parte del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, a Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana pensava si trattasse di uno scherzo. Uno dei soliti che qualche buon tempone avrebbe potuto congegnare per concludere un anno difficile e non solo per i devastanti effetti collaterali della pandemia. Questo perché Ciro Corona “non vanta padrini politici” né “buoni uffici” nelle segreterie che contano. Però, l’indomani, con la pubblicazione del comunicato ufficiale sul sito del Quirinale e le centinaia di telefonate, messaggi privati da parte di giornalisti, amici e parenti si è reso conto che a Roma qualcuno aveva ben chiosato le sue gesta al Presidente e evidenziando quell’impegno instancabile profuso sul territorio.

Allora Ciro è tutto vero, il Presidente Mattarella ti ha nominato Cavaliere.
Si è tutto vero, anche se a me non sembra di vivere un sogno.

Come mai? Forse perché un riconoscimento del genere ti appariva irraggiungibile?
Non sono mai stato sotto i riflettori, ho sempre preferito rimboccarmi le maniche e lavorare con la mia gente, con gli uomini e le donne di Scampia una terra in chiaroscuro ma, allo stesso tempo, fantastica.

Un sorriso di felicità ce lo concedi?
Ma certo, sono contento di questo riconoscimento perché lo considero come un alloro per l’intera rete sociale che è nata qui a Scampia all’interno dell’Officina delle Culture “Gelsomina Verde” per poi radicarsi anche in altri territori, al di fuori della Regione Campania come Cosenza, Roma e Milano. Un ponte tra territori fatto di inclusione e fattiva collaborazione. In poche parole oggi l’antimafia sociale, quella che lavora con i territori, tra le gente, con e per la gente si è fatta Stato grazie a questo riconoscimento. Il mio augurio è che tutto questo possa permetterci di superare tutte le difficoltà burocratiche e politiche con le quali ci stiamo ancora confrontando.

Ce ne parli?
La prima riguarda l’affidamento della struttura dove ha sede l’Officina delle Culture. Un bene confiscato alla camorra di proprietà del Comune di Napoli che, a sua volta, lo ha dirottato nel patrimonio dell’ASIA, l’azienda cittadina che si occupa della raccolta dei rifiuti solidi urbani. Sono due anni che attendiamo un atto definitivo da parte dell’Assessore Alessandra Clemente, con delega al patrimonio, affinché questa struttura, in parte inagibile, ci venga assegnata definitivamente.

In pratica cosa sta accadendo?
Senza l’assegnazione definitiva ci ritroviamo ad essere dei veri e propri abusivi schiacciati dalla burocrazia perché l’ASIA, per statuto, non può cedere a terzi un proprio bene. Quindi nel luogo dove  si ritrovano centinaia di donne perché è attiva una palestra, dove hanno la propria sede delle cooperative dedite all’artigianato, dove avevamo avviato, grazie a Amazon, una biblioteca multimediale, dove si svolgevano attività gratuite di dopo scuola, dove provano un reinserimento lavorativo ex detenuti e altri, ancora in custodia cautelare, scontano pene alternative, non si può dar luogo a niente anche perché il secondo piano della struttura ha bisogno di interventi urgenti di ristrutturazione visto che penetra acqua piovana e noi, anche se lo volessimo, non possiamo realizzare nessun intervento di ristrutturazione fino a quando il Comune di Napoli non deciderà di sbloccare questa situazione.

Nonostante tutto proseguite nella vostra mission anche con un fondo agricolo.
Il primo e unico fondo confiscato alla camorra nei confini della città di Napoli. Ora dal vigneto produciamo un’ottima Falanghina, mentre fino a pochi mesi fa avevamo dato vita anche a confetture grazie al pescheto. Però anche qui sono sorti problemi.

Quali?
Gli alberi del pescheto sono giunti alla fine del proprio ciclo vitale, dovrebbero essere piantati dei nuovi ma non possiamo farlo finché l’assessora Clemente non ci autorizzerà. Questo blocca un sistema imprenditoriale affidabile e già consolidato, perché ora sul fondo ci lavorano solo 2 persone mentre quando era attivo anche il pescheto  erano ben 7 gli operatoti impiegati.

Una parte delle vostre attività confluisce nella “Cassa del Mezzogiorno”. Di cosa si tratta?
Un pacco regalo di economia sociale nato cinque anni fa dove inseriamo i prodotti realizzati sul Fondo, prodotti di artigianato libri e tanto altro ancora. Quest’anno, nonostante la pandemia abbiamo voluto andare avanti anche perché abbiamo intrapreso una collaborazione con il gruppo editoriale Giammarino di Napoli. Già da gennaio ci ritroveremo e avvieremo collaborazioni con altre cooperative per far crescere, definitivamente, questo progetto e farlo ramificare sul territorio meridionale.

Ritorniamo al riconoscimento del Presidente Mattarella. Nelle motivazioni si legge “Per il suo quotidiano e instancabile impegno nella promozione della legalità e nel contrasto al degrado sociale e culturale”. Una frase che ben sintetizza tutto quello che ci hai detto.
Spero che questo riconoscimento possa servire a incentivare il Comune di Napoli e l’assessorato competente a  sbrogliare definitivamente questa matassa burocratica. Infine dobbiamo accelerare un iter politico che sfoci nel riconoscimento definitivo di “vittima innocente di camorra” per  Gelsomina Verde una ragazza torturata, ammazzata e poi bruciata a soli 22 anni ben sedici anni fa, la cui storia è raccontata anche nella serie televisiva “Gomorra” e alla quale abbiamo intitolato la nostra Officina.

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