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Volterra e il suo Teatro Stabile in Carcere

 

«Felice per l’avvio dei saggi archeologici per realizzare il Teatro Stabile in carcere – così dichiara l’assessore alla Cultura del Comune di Volterra Dario Danti – e orgoglioso di essere assessore alle culture in una città dove vogliamo realizzare il Teatro Stabile in Carcere. Quando ricoprivo il medesimo ruolo a Pisa, nel 2014, lanciammo con l’allora assessora regionale Cristina Scaletti ,l’idea della Rete delle città per il Teatro Stabile nel Carcere di Volterra. Desidero anche ringraziare in modo particolare l’ex-Garante dei detenuti della Regione, Franco Corleone, per la tenacia dimostrata in tutti questi anni, finalizzata a dare concretezza a un sogno. In meno di un anno – i lavori sarebbero dovuti partire a metà marzo -, ma l’emergenza Covid ha rinviato tutto, abbiamo dato la svolta politica necessaria. Questa accelerazione è stata resa possibile dalla determinazione dalla nuova amministrazione comunale di Volterra e da Monica Barni, vice-presidente della Giunta regionale, che ha saputo coordinare e far dialogare tutte le istituzioni per conseguire l’obiettivo. Al di là del ruolo istituzionale che in questo preciso momento ricopro – continua Dario Danti -, mi sento di fare un ringraziamento particolare ad Armando Punzo e Cinzia De Felice, a nome di tutti: sono persone a cui mi unisce un senso profondo dello stare al mondo da una precisa parte della vita. Quella che accoglie e ri-conosce il valore di ogni forma di vita. Che non ritiene la legge del taglione la cifra per giudicare e condannare, assolvere o rimandare. La parte buona della vita non si misura, si pratica ogni giorno attraverso il dono».

L’idea era stata rafforzata dalla presenza dell’allora ministro della Giustizia, Andrea Orlando, presente alla prima di Santo Genet al Teatro Verdi di Pisa che incontrò i detenuti-attori alla fine dello spettacolo. Da allora sono trascorsi ben sei anni. Di fatto oggi il finanziamento del Ministero della Giustizia, ammonta a 1,2 milioni di euro, denari che dopo anni di attesa, potranno finalmente essere impiegati. Nel mese di luglio sono iniziati i saggi archeologici per realizzare la struttura del Teatro Stabile in Carcere: un progetto importante per la città di Volterra, ma anche per la cultura teatrale in generale. Armando Punzo, regista e attore, artefice del progetto, insieme a Cinzia de Felice dell’ associazione Carte Blanche, ne ha realizzato di fatto l’utopia.

Punzo infatti da ben trent’anni dirige la Compagnia della Fortezza formata da attori – detenuti dentro la Fortezza Medicea. La struttura adibita a carcere, è perfettamente incardinata fra le mura dell’architettura medievale della città di origine etrusca, che l’ha resa famosa, arricchendola di turismo internazionale anche grazie al Festival di teatro che si è tenuto per decenni nel mese di Luglio in concomitanza con l’esperienza dentro il Teatro in carcere. Il lavoro di Armando Punzo con gli attori è una esperienza artistica che ha fatto il giro del mondo: rientra ad ampio spettro negli studi della letteratura della Storia del Teatro, oggetto di studi, tesi di laurea ed esempio di buone pratiche di lavoro di riabilitazione delle persone incarcerate, secondo un preciso dettato di un articolo della Costituzione italiana, da decenni oggetto di salvaguardia da parte della Regione Toscana, che ha fatto del territorio toscano un presidio di attenzione e cura delle situazioni carcerarie.

 

La notizia- ufficiale, dell’inizio dei lavori, ha innescato sui social una polemica anche dai toni accesi: su Facebook, l’ex sindaco della città Marco Buselli, in carica dal 2009 fino al 2019 per due legislature alla guida del Comune in Piazza dei Priori (eletto con una lista civica appoggiata da partiti di Destra), da cittadino volterrano ha reso noto la sua non contentezza rispetto alla realizzazione del Teatro Stabile in Carcere a Volterra. Nell’aprile 2019, dopo elezioni amministrative, l’attuale Giunta volterrana ha come sindaco Giacomo Santi eletto in una lista di centro sinistra dove Dario Danti ricopre il ruolo di assessore alle Culture.
Scrive l’ex sindaco Marco Buselli sul suo profilo personale Facebook: «Se avessi dovuto sceglier delle priorità su cui spendere energie sarebbe stato oggi come ieri (ma con l’emergenza ancor di più) Lavoro, Ospedale, Servizi e Strade(…) Probabilmente ho solo detto quello che molti pensano ed il mio non è neanche un pensiero di cui detengo l’esclusiva(…)».

Nel 2014 l’ex sindaco aveva concesso un’intervista a Rumor(s)cena in cui dimostrava tutt’altro pensiero

 

per un teatro stabile in carcere a volterra

«A mio modo di vedere è esperienza unica a livello internazionale. Il Festival Volterra Teatro è un brand che si è confermato nel tempo. Il rischio è quello della ripetizione, è necessario aprirsi a percorsi nuovi. Il tema della ferita-scelto nell’edizione 2014, richiama quello della catarsi. Con il crollo del pezzo delle mura abbiamo assistito ad un sorta di pellegrinaggio dei volterrani che andavano sul luogo del disastro, come se le persone avessero perso una parte della propria identità. E’ stato quindi interessante percorrere questo tema della “ferita” in quanto filo rosso che coglieva e riproponeva un processo di individuazione sociale e appartenenza di cittadinanza entro gli spazi della città. Il teatro parla a pochi eletti tuttavia ritengo che l’esperienza del Mercuzio ( Mercuzio non deve morire, nato dentro il carcere che ha coinvolto l’intera cittadinanza) sia stata positiva e che il progetto teatrale vada mantenuto e valorizzato».

Non si è fatta attendere la risposta di Cinzia de Felice: «Il Teatro sarà solo ed esclusivamente di proprietà del Ministero della Giustizia. Ogni lavoro o danneggiamento da riparare non potrà essere a carico della comunità (…) Tutte le carceri italiane sono dotate di sala teatrale (…) il carcere di Volterra pur essendo famoso nel mondo per l’attività teatrale è uno dei pochissimi che non ne è dotato. Si è quindi osteggiata strumentalmente per anni una questione normalissima solo perché collegata alla nostra esperienza – e proseguendo – si getta pubblicamente discredito su chi lavora e opera seriamente (…) facendo arrivare fondi sul territorio e creando lavoro facendo girare la voce orribile e offensiva “che si rubano soldi pubblici”. Questa polemica è strumentalizzata in chiave politica in una fase in cui i cittadini italiani sono chiamati alle urne per elezioni amministrative in particolare alle elezioni regionali della Regione Toscana».

A quel punto su Facebook si sono succeduti commenti a sostegno del regista Punzo e della Compagnia della Fortezza e altri dai toni incandescenti con botta e risposta di cittadini volterrani pro e contro il progetto.

Tra i tanti commenti apparsi sui profili dei cittadini di Volterra quello di Emiliano Raspi appare come quello capace di analizzare con pacatezza una discussione in grado di restare nell’ambito della ragionevolezza, e soprattutto, in grado di scindere problematiche della città che nulla hanno a che fare con la costruzione del Teatro in carcere. «In generale odio ogni forma di personalizzazione, soprattutto, e quando, vicende che con essa non dovrebbero entrarci nulla, sfociano poi nella Politica. Personalmente non ho nulla contro il signor Punzo o la signora De Felice ( e francamente stenterei a capire anche il perché dovrebbe essere cosi’) e ritengo, in riferimento alle polemiche recenti, un merito e non certo una colpa l’aver trovato i canali giusti per realizzare un’opera che nulla toglie a quelle che dovrebbero essere, si, altre iniziative ( doverose) da intraprendere ( urgentemente) in modo da rendere la nostra città degna di questo nome. Detto questo, però, non posso far altro che comprendere anche la rabbia ( indirizzata in maniera sbagliata) di molti concittadini, che confondendo ambiti e situazioni diverse hanno indirizzato il loro malessere verso chi, in tutta sincerità, penso proprio non meriti di essere additato, tanto per rimandare ad un altro tema a me particolarmente caro, come l’untore della situazione. Tale insoddisfazione nasce sicuramente, in parte, per effetto del momento a dir poco particolare che stiamo vivendo, ma si radica anche in motivazioni diverse, ovvero nell’apparente o reale ( lascio a voi giudicare) disinteresse, da parte della nostra Amministrazione, nei confronti di tutto cio’ “sia altro” rispetto a quelle che sono le inclinazioni, le priorità, i “gusti” di chi siede in Palazzo dei Priori».

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Frequentando Volterra da molti anni per assistere agli spettacoli della Compagnia della Fortezza in carcere ma anche quelli ospitati a suo tempo in città nell’ambito del Festival (manifestazione tra le più prestigiose ahimé non più in vita), ho potuto osservare e vivere la realtà urbana di Volterra. Nelle settimane di programmazione artistica, il lavoro artistico di Armando Punzo e Cinzia De Felice, richiamava l’attenzione della critica specializzata da tutta Italia e dall’estero. Troupe televisive e inviati di molte testate hanno divulgato nel mondo immagini di un luogo che è divenuto famoso non solo per le sue indubbie qualità artistiche e storiche, facendo di Volterra un richiamo internazionale, anche per merito dello spettacolo della Compagnia della Fortezza in scena in un luogo altrimenti deputato alla sola espiazione della pena. In questi anni ho potuto cogliere pregi e difetti di un luogo dove il turismo porta indubbiamente richezza ma come accade in altre città a vocazione turistica, ma spesso non lascia segno di sé. Un progetto culturale più ampio collegato agli eventi teatrali non può che portare maggiore lustro e benessere alla città (e non solo in termini di indotto economico). Mi lascia però perplesso e stupito come si possa credere che la realizzazione di un Teatro all’interno della Fortezza possa privare ai cittadini di servizi indispensabili per la collettività e la vita quotidiana. Richiedere maggiore attenzione per creare infrastrutture e qualificare arredi urbani, è legittimo e va posto come condizione a chi governa. Nasce però un dubbio: chi ha governato negli anni precedenti ha saputo affrontare e risolvere le problematiche attuali denunciate dallo scontento di molti volterrani, oppure a quel tempo non si prestavano ad essere denunciate come accade ora?

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