Sei qui:  / Blog / Pd. Zingaretti lancia il congresso di trasformazione

Pd. Zingaretti lancia il congresso di trasformazione

 

Molti applausi. Ma molti interrogativi sulla coerenza di questo partito “nuovo”

Nicola Zingaretti, segretario nazionale del Partito democratico, gioca d’anticipo, in questo strano week end politico, a pochi giorni dal voto regionale emiliano e calabrese. Vada come vada in Emilia Romagna e in Calabria, è il segretario Pd per primo a chiedere “un partito nuovo”, il superamento dei dem e l’apertura di una fase di cambiamento. Se si perde, la richiesta di una riflessione sul percorso del Pd sarebbe nelle cose. Tanto vale metterla già in agenda, fin da ora. Solo tattica per dare una scossa a chi è rimasto immobile e non ha intenzione di votare? Chissà. Il dubbio però viene, dal momento che la cifra dell’intervista di Zingaretti a Repubblica, con la quale punta ad aprire partito e dibattito sul partito, resta pur sempre una certa vaghezza. Insomma, se si vince, il momento congressuale di cui parla Zingaretti potrebbe diventare l’occasione per il segretario di consolidare la sua leadership e un progetto: quello di un “partito nuovo” e aperto “a tutti progressisti” (e tuttavia è almeno dal discorso di Togliatti a Reggio Emilia che la sinistra ciclicamente parla di “partito nuovo”, a seconda dei contesti storici e politici. Ma tant’è). Vedi le Sardine, il ‘movimento dei sindaci’ da Beppe Sala a Andrea De Caro, i soggetti ecologisti e chissà magari anche un pezzo di 5 Stelle. Le reazioni, al momento, nel Pd sono positive. Qualche puntualizzazione. La minoranza di Base Riformista chiede che il congresso si tenga dopo il ciclo di regionali -a giugno- e sia ‘vero’, ovvero con candidature contrapposte (per l’area un nome possibile sarebbe quello di Giorgio Gori). Ma nessuna voce contraria.

Le parole di Zingaretti a Repubblica

“Vinciamo in Emilia-Romagna, e poi cambio tutto: sciolgo il Pd e lancio il nuovo partito”. E’ questa l’intenzione del segretario del Pd che nell’intervista a Repubblica svela così la sua strategia. “Convoco il congresso, con una proposta politica e organizzativa di radicale innovazione e apertura. In questi mesi la domanda di politica è cresciuta, non diminuita. E noi dobbiamo aprirci e cambiare per raccoglierla. Non penso a un nuovo partito, ma a un partito nuovo, un partito che fa contare le persone ed è organizzato in ogni angolo del Paese”. Ma se questa è lo spunto analitico, vuol dire che il Pd non fa contare le persone ed ha perso il contatto col popolo. E il congresso dovrebbe operare una discontinuità? Qualche dubbio viene. “Il Pd è salvo, oggi non è più il partito debole, isolato e sconfitto del 4 marzo 2018 – continua Zingaretti – Abbiamo retto l’urto di due scissioni, e oggi i sondaggi ci danno al 20%. Siamo il secondo partito italiano, e siamo l’unico partito nazionale dell’alleanza, l’unico che si presenta ovunque alle elezioni, l’unico sul quale si può cementare il pilastro della resistenza alle destre”. Ed ecco la sfida: un partito nuovo che nasce contro le destre (e va bene, ma consigliamo sommessamente a Zingaretti di rilanciare Costituzione e antifascismo) e non per. Ad esempio, cosa dice il “partito nuovo” sul lavoro, sulla Carta dei diritti della Cgil, sulla abrogazione delle leggi renziane, da quella sulla scuola al Jobs Act passando per il ripristino dell’articolo 18? Il “partito nuovo” di Togliatti fu dettato dalla necessità del Pci – dopo argute analisi storiche e politologiche – di aprire alla borghesia operosa del nord, uscita anch’essa assai depressa dal fascismo e dalla guerra. Quel partito nuovo togliattiano era un orizzonte di senso per il Pci. Ma qual è l’orizzonte di senso del “partito nuovo” di Zingaretti? Non lo vediamo, ancora. Magari chiediamo troppo, e si tratta solo di un cartello elettorale. Restiamo in attesa che il progetto si definisca molto meglio. La sola intervista, che pure ha scatenato la ressa dei tifosi, non è affatto sufficiente a inaugurare una stagione politica da “partito nuovo”, con una prospettiva futura. E infine, ci permettiamo di consigliare a Nicola Zingaretti di leggere le analisi straordinariamente efficaci di Alfredo Reichlin sul “partito nuovo” e la sfida del nuovo millennio, per orientarsi più in profondità nella impresa che lo attende, a partire dalla lettura dei nuovi processi sociali, quelli veri (un movimento che occupa una piazza è importante, ma nulla dice dei grandi cambiamenti, epocali, in atto), per finire all’analisi delle vecchie e nuove diseguaglianze (pensiamo alla nuova e più complessa questione meridionale). Saranno veri i temi congressuali del “partito nuovo”? Lo speriamo, ma restiamo profondamente scettici.

Dicevamo del dibattito che l’intervista ha scatenato. Anche Beppe Sala interviene, tra i tanti, nel dibattito

Dice il sindaco di Milano: “Non è detto che tutte le anime che Nicola evoca siano disponibili ad entrare nel Pd per come lo vedono oggi, in una realtà diversa magari lo sarebbero. (…) Nessuna operazione di facciata, non credo che sia molto saggio chiedere alle Sardine di avere un ruolo nella futura sinistra relegandoli a un ruolo minoritario. C’è bisogno di avere coraggio, credo che se Nicola avrà questo coraggio farà una cosa buona e io a prescindere una mano la darò”. Pure la minoranza di Base Riformista concorda con l’esigenza di un congresso. Mettendo qualche paletto: che si faccia dopo le regionali a giugno, che sia un congresso ‘vero’ con candidature e che si mantenga il profilo riformista del Pd. “Bene l’impegno per un nuovo congresso, che sia ovviamente un Congresso vero da tenersi dopo la conclusione a giugno della tornata di elezioni amministrative”, dice in una nota il portavoce Andrea Romano. “Base Riformista ci sarà, con la forza delle sue proposte e la determinazione di fare del Pd la casa di tutti i riformisti italiani: un partito dal profilo riformista che non si illuda di tornare ad un passato che non tornerà”. Un accenno forse alla eventualità che il “partito nuovo” di Zingaretti potrebbe avere un profilo più spostato a sinistra? Parlando con Repubblica, il segretario Pd non fa cenno ai fuoriusciti di Leu. Ma dagli ex-dem la proposta viene giudicata positiva. “Il segretario del Pd Zingaretti – commenta Federico Fornaro – indica la strada giusta, quella dell’unità e di una nuova sinistra alternativa alla cultura della destra sovranista e populista. Si apre quindi una fase nuova che deve vedere protagonisti tutti quelli che credono nella ricostruzione di una sinistra popolare”.

Prodi glissa. E il Pd emiliano rivendica: “siamo già cambiati”

No comment di Romano Prodi su Nicola Zingaretti e il futuro del Pd. “Non mi interessa”, glissa il professore alle domande dei cronisti sul proposito del segretario nazionale di cambiare radicalmente il partito con la convocazione di un congresso dopo le regionali. Prodi era questo pomeriggio a Bologna ad un incontro elettorale in vista delle regionali accanto ad Emma Bonino. “Il senso delle parole del segretario Zingaretti – commenta invece il segretario dei dem emiliano-romagnoli Paolo Calvano – è già in quanto il Pd sta facendo in Emilia-Romagna a partire dalla costruzione della lista della coalizione di centrosinistra, aperta al civismo, fino ad arrivare alla composizione delle liste del Pd stesso con cui ci presenteremo alle elezioni regionali del prossimo 26 gennaio”. Calvano rivendica insomma che quel lavoro è in corso. Ma in fondo dà ragione al nostro scetticismo quando sostiene molto onestamente e schiettamente che la prospettiva è la composizione delle liste elettorali. Eppure, il Pd dell’Emilia-Romagna avrebbe mille altre cose da rivendicare, perfino oltre il buon governo della Regione.

Cento (Leu), se Zingaretti fa sul serio, sinistra rompa propri recinti senza dismettere sue idee

“Accettiamo la sfida del Pd: se Zingaretti fa sul serio, la sinistra fuori dal Pd rompa i propri recinti e non dismetta le proprie idee. Ma bisogna cambiare tutto perché il problema non è solo il nome ma la storia di questi anni” scrive su Facebook Paolo Cento di Sinistra Italiana-Leu. ”Sinistra Italiana proprio oggi sta decidendo di fare il proprio congresso nazionale – prosegue l’esponente ambientalista – per aprire una nuova fase che tenga conto delle macerie della sinistra politica e dica con chiarezza che per vivere questa parte politica ha bisogno di ecologia, autonomia culturale, campo largo. Non solo per battere le destre – conclude Cento – ma anche e soprattutto per tornare a difendere con coerenza la parte debole della società”.

Laforgia (Leu), portare la sinistra nel nuovo secolo

“Se Zingaretti annuncia, nella sostanza, lo scioglimento del partito di cui è segretario, vuol dire che quel progetto ha esaurito il suo ciclo. Se il M5S è attraversato da forti scosse è perché la sua natura trasversale e pre-politica è alla ricerca di un ancoraggio. Per il M5S scegliere un campo, definitivamente, vuol dire mettere fine alla sua storia, per come è nato e abbiamo conosciuto quel movimento” dice il senatore di Leu Francesco Laforgia, coordinatore del movimento politico èViva. “Chi in questi anni ha cercato di dare un contributo alla ricostruzione della sinistra, dichiarando che l’esistente non era più sufficiente, non può restare indifferente davanti a questo terremoto. Siamo forse nella fase (potenzialmente) più interessante degli ultimi vent’anni. Ci sono, a questo punto, milioni di elettrici ed elettori in cerca di una casa. Nuova. Che non chiedono unanimismo. Semmai unità, in una qualche forma, costruita sulla politica”. Già, un casa nuova. Mancano però le fondamenta culturali e politiche e soprattutto i bravi architetti.

Da jobsnews

TI POTREBBE INTERESSARE ANCHE

Invia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati con (*).

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.