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#iostoconGazzetta e dico “no” alla mafia

 

Quello che è successo a La Gazzetta del Mezzogiorno.it lo sappiamo tutti. Quello che succederà lo decideremo noi. I capitali dell’editore Ciancio, accusato di mafia, sono stati sequestrati tre mesi fa e tra le imprese sequestrate, c’è anche Gazzetta. Con la sospensione degli stipendi e la solidarietà al 50% dal 1 gennaio. Quello che però sconvolge è che lo Stato dia segnali contrastanti, se non addirittura a favore della mafia. MI spiego: il sequestro dei beni a chi è accusato di mafia è cosa sacrosanta. Se quei soldi, quelle imprese, sono frutto di attività mafiose, allora significa che la mafia li ha sottratti a noi e devono tornare a noi. Lo Stato, attraverso i Commissari straordinari, amministra quei beni. Ma deve essere un’amministrazione vincente, non fallimentare! Deve dimostrare, lo Stato, che quella stessa impresa gira bene senza le iniezioni dei capitali putridi della mafia. Sennò che le sequestra a fare? Per chiuderle e togliere posti di lavoro? Allora dà ragione a chi sostiene che la mafia fa del bene, che fa girare denaro, che meglio starci zitti in attesa che arrivi un pezzo di pane anche per noi. #iostoconGazzetta e con i colleghi di Gazzetta. E non per motivi di “categoria”, ma perché non me lo immagino un Sud senza Gazzetta del Mezzogiorno, che lo racconta da oltre 100 anni. Va bene prenotare le copie il 29, per dare un segnale di solidarietà, facciamolo! Ma qui serve una mobilitazione dal basso e non un hashtag (va bene, mettiamolo!). Serve picchettare tutti i giorni a Roma davanti al Quirinale, serve picchettare tutti i giorni davanti alla sede della Regione Puglia, e poi serve fare il giornale più bello di sempre. Ricco di inchieste, un giornale che parli di Ciano e dei suoi capitali marci. Dove stanno le inchieste su Ciano e i suoi capitali marci? Bisogna prendere posizione e dire che la mafia fa schifo, non serve affidarsi genericamente alla giustizia. Colleghi, serve pubblicare per intero l’ordinanza di sequestro e poi con quella, fare dibattiti in tutto il Sud, contro la mafia e per l’articolo 21 della Costituzione. Colleghi, serve coraggio. Questa non è una “vertenza” come tante. Fatela diventare la battaglia di tutti e di tutte, fate che sia un “no” alla mafia, ma collettivo, fate che vinca il “noi”. Fate riunioni di redazione in diretta Facebook, fate riunioni di redazione in piazza, davanti ai Palazzi, sui marciapiedi. Colleghi e lettori, su la testa! #laGazzettasiamonoi

qui il Comunicato di FNSI e Assostampa:

La Federazione nazionale della Stampa italiana e le Associazioni Regionali di Stampa di Puglia e Basilicata esprimono piena solidarietà ai giornalisti della Gazzetta del Mezzogiorno per la perentoria interruzione del pagamento degli stipendi decisa dall’amministrazione giudiziaria. Il sequestro delle quote in Edisud Spa dell’editore Mario Ciancio Sanfilippo, deciso tre mesi orsono dal Tribunale di Catania, aggrava irrimediabilmente la già difficile situazione finanziaria dell’azienda che tradisce il totale fallimento gestionale ed editoriale condotto in questi anni dal management. Prospettare nuovi e pesanti sacrifici ai giornalisti della Gazzetta dopo che, negli ultimi sei anni, sono stati accompagnati al prepensionamento ben 36 colleghi e i lavoratori in attività sono stati sottoposti a pesanti tagli sulle retribuzioni, in assenza di una qualsiasi prospettiva di rilancio del giornale e di riorganizzazione dei settori aziendali, è il segno della incapacità di accompagnare il giornale – in questa difficilissima fase – verso una prospettiva futura, visto anche che questo incarico è stato affidato allo stesso manager che ha guidato l’azienda negli ultimi anni. Gli interventi preannunciati sulle giornate lavorative dei giornalisti, la dismissione di due redazioni con l’avvio del telelavoro, l’inevitabile taglio della foliazione rischiano di mettere a repentaglio la qualità del prodotto giornalistico, che vanta un marchio e una tradizione di radicamento in Puglia e Basilicata da tutelare e preservare. L’assenza, inoltre, di qualsiasi intervento di riqualificazione e riorganizzazione dei settori aziendali, prospettando la semplice soluzione di tagli lineari sul costo del lavoro giornalistico senza indicare alcuna prospettiva, rischia – a giudizio del sindacato – di pregiudicare definitivamente il futuro della Gazzetta e di condannarla all’inevitabile, seppur procrastinato, fallimento. I giornalisti della Gazzetta sono da sempre disponibili ad un confronto sulla qualità del giornale e pronti ad accettare nuovi sacrifici, a patto che venga loro indicata una prospettiva editoriale, un piano di rilancio che – a fronte degli ennesimi tagli – non renda vano lo sforzo quotidiano di garantire ai lettori un prodotto di qualità. Obiettivi, questi, che in questi anni sono rimasti solo sulle carte consegnate al Ministero per ottenere i sostegni pubblici agli stati di crisi affrontati, risultati vani ai fini di un risanamento. La FNSI e le Associazioni di Stampa sollecitano, pertanto, gli amministratori giudiziari a convocare quanto prima il Cdr per un confronto costruttivo su come tutelare questo presidio dell’informazione in Puglia e Basilicata, ripristinando nell’immediato gli obblighi previsti dal contratto e dalle legge sulle retribuzioni.

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