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Decreto (in)sicurezza

 

Isolare, esasperare, clandestinizzare, punire. E’ questa la “filiera” nel trattamento dei richiedenti asilo, che ha introdotto in Decreto (In)sicurezza, votato al Senato, con i mal di pancia dei 5 Stelle. Migliaia di persone si troveranno ad essere private della protezione umanitaria e dei principali strumenti di integrazione: corsi d’italiano e di formazione professionale, da oggi in poi riservati solo a coloro – poco più del 5 per cento – che ottengono l’asilo. Per gli altri, c’è il nulla interrotto dal pranzo e della cena, chiusi nei CAS (Centri di Accoglienza Speciale) o in altri grandi agglomerati, in attesa dell’espulsione. Chi invece ha già un permesso, lo perderà. E non potrà più lavorare regolarmente, ma solo in nero, se va bene; nella malavita, se va male.

Così, molti migranti entreranno in clandestinità – anche per la soppressione della piccola e efficace accoglienza nei comuni (Sprar) –  e saranno facile preda della criminalità, pronti a commettere reati. Proprio quello che vuole Salvini per avere il pretesto dell’espulsione, spesso impossibile perché i loro stati di provenienza non li rivogliono indietro.

Ma allora dov’è la sicurezza? Non c’è. C’è invece la voglia d’infierire sul capro espiatorio di tutti i mali: “loro”, per dare uno sfogo razzista alla frustrazione sociale su cui poggia il consenso di Salvini. Se la crisi morde e sei nervoso, sfogati sui migranti, insultali sulla metro, sparagli dalla finestra, bastonali per strada, caccia i loro figli dalle mense scolastiche e vedrai che starai subito meglio. Pestali e ti tornerà il sorriso bianchissimo, con Pesta del Capitano.

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