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“La piena e convinta adesione del Comune di Latina alla Carta di Assisi”

 

Come Sindaco mi sono dato la priorità di riportare Latina a essere considerata una città tornata nella legalità, pronta a dialogare con le Forze dell’Ordine, che firma protocolli di intesa per liberarsi finalmente da anni di malaffare.  Tutto il nostro operato come amministratori e come politici lo abbiamo improntato sulla parola “legalità”. Abbiamo completamente sovvertito il “sistema Latina” cominciando dalla macchina amministrativa, rinnovata e integrata, per poi passare per l’approvazione di decine di regolamenti, prima inesistenti anche per settori chiave della vita pubblica, senza tralasciare l’accuratezza delle gare e degli appalti, e quindi chiudere finalmente una lunghissima stagione di deroghe.

Lo abbiamo fatto in una città, Latina, che aveva invece dovuto subire un vero e proprio sistema, una modalità distorta di gestire la cosa pubblica che negli anni ha condizionato la gestione di scelte, contratti e concessioni. Un sistema subdolo che ha determinato una sorta di “patologia amministrativa” e del quale è stato spesso difficile ricostruire i percorsi così come è stato farraginoso reperire gli atti e i documenti necessari per ricostruire vicende poco chiare che gravano da anni sulle spalle della città. La legalità, a Latina, si è sostanziata anche nella toponomastica, passando per azioni concrete come la costituzione di parte civile in un processo per sfruttamento e ha lanciato uno sguardo coinvolgente al futuro con la nostra piena e convinta adesione alla Carta ai Assisi proposta da Articolo21. La Giunta comunale ha tra l’altro deciso di adottare il “Manifesto per la comunicazione non ostile” promosso dall’associazione culturale Parole O_Stili di Trieste.

Come Amministrazione siamo convinti sostenitori di un uso consapevole e responsabile della comunicazione e assertori di un rapporto di collaborazione e reciproco rispetto tra pubblica amministrazione e cittadini. In questi giorni si sta inasprendo la dialettica social, violenta e aggressiva, attraverso la quale s’instaura un clima di contrarietà diffusa che travolge ogni discorso razionale, impedisce il confronto e avvelena la stessa coesione sociale. Non si tratta di limitare la libertà di espressione anche nei confronti di chi ne abusa, si può, però, proporre una battaglia culturale per contrastare l’uso di parole ostili e contrastare i danni che producono.

La questione “toponomastica” a Latina ha avuto inizio nel marzo 2017 con l’approvazione del regolamento e la decisione di aderire alla proposta nazionale di delibera “Progetto 8 marzo, tre donne tre strade”. Ho voluto che la città fosse interpellata. Latina ha scelto tre nomi emblematici: Susetta Guerrini (giornalista di Latina scomparsa 25 anni fa), Ilaria Alpi (che perse la vita a Mogadiscio insieme al suo cineoperatore Miran Hrovatin) e Ada Caetani (iniziò il restauro delle rovine e la creazione del Giardino di Ninfa). Sono poi seguite la Passeggiata Sandro Pertini, la Sala Rita Calicchia (giornalista e scrittrice di Latina); la Piazza Peppino Impastato, il Giardino Norma Cossetto (studentessa istriana, martire delle foibe) e tante altre intitolazioni nate per ricordare gli uomini e le donne che si sono battuti per i valori della libertà e delle democrazia.

Ispirato da questi valori ho chiesto che il Comune si costituisse parte civile nel procedimento penale a carico dei responsabili di un’azienda agricola di Borgo Sabotino, accusati di sfruttamento del lavoro. Latina è una città inclusiva e accogliente, che ha ricevuto riconoscimenti pubblici per le politiche di accoglienza che sta mettendo in atto, una condanna per sfruttamento sarebbe lesiva di tutta la comunità cittadina

*Sindaco Latina

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