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Processo Cumhuriyet, 13 condanne e 3 assoluzioni. Una nuova pagina nera per la libertà di stampa in Turchia

 

Una nuova pagina nera per la libertà di stampa in Turchia è stata scritta oggi con la sentenza del processo Cumhuriyet.  Alla sbarra 18 tra giornalisti, collaboratori e dirigenti dello storico quotidiano di opposizione per i quali  sono state emesse 13 condanne e 3 assoluzioni, mentre per l’ex direttore Can Dundar e il redattore Ilhan Tanir è stato disposto lo stralcio e saranno giudicati da un’altra Corte.  

Sono stati inflitti 8 anni e 2 mesi a Akın Atalay, amministratore delegato della società editrice della testata, 6 anni e 3 mesi per Orhan Erinç, 4 anni e 6 mesi per Bülent Utku, 7 anni e 6 mesi per Murat Sabuncu, 2 anni 6 mesi per Kadri Gürsel, 3 anni e 9 mesi per Güray Oz, 3 anni e 9 mesi per Önder Celik, tutti giornalisti.

Per il vignettista Musa Kart e per i manager Hakan Kara e Mustafa Kemal Güngör. 3 anni e 9 mesi. Poco meno, 3 anni e un mese, per  il commercialista del giornale Emre iper, 7 anni e 6 mesi per Aydın Engin e 6 anni e 3 mesi per Hikmet Cetinkaya, entrambi editorialisti. E, infine, 7 anni e 6 mesi per il giornalista investigativo Ahmet Şık, il principale imputato.

Unica notizia positiva la scarcerazione dopo 542 giorni di prigionia di Akim Atalay,  l’unico degli imputati ancora in detenzione e che potrà tornare dalla sua famiglia, almeno fino a quando non sarà emessa la sentenza definitiva.

È stato un processo farsa, senza prove, basato solo sulla linea editoriale di Cumhuriyet. È  apparso chiaro da subito che sotto accusa ci fosse la libertà di informazione. Le imputazioni i terrorismo erano, sono e restano ridicole.

Ahmet Şık, Murat Sabuncu, Akim Atalay e gli altri 15 imputati rappresentano la storia di una testata che dal 1924 è sopravvissuto a cinque colpi di stato e ha continuato a dare notizie scomode anche sotto i regimi militari. In passato, molti dei suoi giornalisti sono stati imprigionati, torturati o vittime di assassini politici. Ma mai prima d’ora si era vista una così intensa volontà di eliminare completamente Cumhuriyet. L’attacco contro il più longevo giornale della Turchia è stato puramente politico, seppurper via giudiziaria, un assalto diretto alla libertà di stampa e al diritton che nessun paese democratico può accettare.

Articolo 21, insieme a Article 19, Centro europeo per la libertà di stampa e media, PEN Belgio / Fiandre, PEN Nederland, PEN International e Reporter senza frontiere, ha seguito tutte le fasi del processo con grande preoccupazione e oggi ero in Turchia in rappresentanza di quei giornalisti italiani che non hanno mai lasciato soli i colleghi turchi. Dopo le condanne all’ergastolo di sei giornalisti, tra cui i fratelli Mehmet e Ahmet Altan, la dura sentenza che di fatto infligge un colpo mortale a Cumhuriyet, conferma che lo Stato di diritto in Turchia è morto. 

Ed è per questo che ora più che mai bisogna supportare quel che resta della  stampa libera turca.

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