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Un giornale che non ha vincoli di “padrinato”

 
In Calabria c’è un giornale che dà fastidio. Vera spina nel fianco di quella massa sfuggente composta da clan della ’ndrangheta, logge massoniche, pezzi di istituzioni compromessi e deviati, malapolitica. Un giornale a cui far arrivare un segnale obliquo eppure chiaro, apparentemente confuso ma in realtà inequivocabile. Quel giornale è l’Avvenire di Calabria, il settimanale di Reggio Calabria che ha stretto un patto informativo con Avvenire e ogni domenica viene pubblicato e distribuito con il nostro quotidiano e insieme ad Avvenire conduce inchieste e approfondimenti. Dalla “masso-mafia”, alla scoperta di una “terra dei fuochi” nel Reggino, che ha mosso in pochi giorni perfino l’Esercito e alle denunce contro la cattiva politica, arrivando a provocare anche rimpasti in giunte amministrative.
L’Avvenire di Calabria è rinato un anno fa grazie alla collaborazione con la testata nazionale Avvenire, con cui viene distribuito ogni domenica. Un settimanale che si è caratterizzato, pur nella chiara ispirazione cattolica, per un atteggiamento da “sentinella” in un territorio nel quale la pressione mafiosa è altissima e la stampa soffre di continui tentativi di condizionamento. Perciò, sempre più oggi, un giornale che non ha vincoli di “padrinato” e che non deve sottostare al “bon ton” dei comitati d’affare è di per sé uno strumento da mettere a tacere. Peraltro l’Avvenire di Calabria ha apertamente sposato la causa del Tribunale dei minori Reggino che sta sottraendo i bambini dei boss alla potestà genitoriale, consentendo loro di crescere, spesso insieme alla mamme, lontano dalla regione d’origine e in contesti sani.
Negli ultimi mesi molti di quei bambini, e perfino qualcuno dei loro papà detenuti al 41 bis, hanno inviato lettere per ringraziare lo Stato che ha sottratto quei piccoli ha un destino infausto. Abbastanza perché un giornale che può favorire un ripensamento di tante dinamiche sociali, culturali e politiche, venga considerato un nemico. Tanto più che l’Avvenire di Calabria, presente quotidianamente con il suo sito, non ha fatto sconti – ed anzi è stato tra i primi a denunciare – a quei sacerdoti o esponenti del mondo ecclesiale contigui alla ‘ndrangheta e ai suoi alleati in giacca e cravatta.

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