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Domenica prossima la Francia al voto. L’Europa trattiene il fiato

 

La Francia è un paese che si è abituato, per secoli, a fare la Storia. Ma da molti anni ha l’impressione di non riuscire più ad incidere sulle sorti del mondo. E così il voto per le presidenziali  (domenica prossima ed il 7 maggio) diventa un’occasione unica per farsi sentire, per cambiare – soprattutto – l’Europa. Che trattiene il fiato. Non è la prima volta : nel 2005 il no di Parigi alla nuova costituzione (subito seguito da quello olandese) segnò la prima – evidente – crepa nella costruzione europea. Tutta impostata sull’economia perché – come non si è mancato di ricordare, nemmeno un mese fa, in occasione del sessantesimo anniversario dei Trattati di Roma – la comunità di difesa era naufragata, nel 1954, dopo un altro no da parte della Francia. La quale resterà – dopo l’uscita della Gran Bretagna – l’unica potenza della UE dotata di un arsenale nucleare e di un seggio permanente al Consiglio di Sicurezza dell’Onu.

La politica estera è proprio una delle maggiori prerogative del capo dello stato in Francia: nel 2007, appena eletto, Sarkozy diede il via libera al Trattato di Lisbona, risolvendo la situazione di impasse che in Europa si era creata – appunto – dopo il referendum di due anni prima. Nel 2012 Hollande non riuscì subito a far cambiare linea economica all’Unione  (che consisteva soprattutto nel far cambiare idea alla signora Merkel) dando l’avvio così ad una lunga serie di aspettative deluse.
E’ probabile dunque che già al consiglio europeo previsto il 22 e 23 giugno il nuovo presidente francese – quale che sia – farà capire dove la Francia vuole spingere l’Europa, tanto più che – allo stesso tavolo – siederà, sempre per la prima volta, il premier britannico “unto” dalle elezioni appena convocate per l’8 giugno. Con l’obiettivo di affidare al governo di Londra un mandato chiaro sulla Brexit. Che a Bruxelles sta diventando la cartina di tornasole per tutti i dibattiti su cosa significhi – soprattutto dal punto di vista economico – stare “dentro” oppure “fuori” questo club fondato nel 1957.
Che non è solo franco-tedesco ma – di sicuro – non può mai prescindere dal rapporto fra Parigi e Berlino. Dove pure si voterà,  fra cinque mesi, senza alcun rischio di vittoria euroscettica. Ma solo con il dubbio se alla “indispensabile europea” – come fu definita dell’Economist – cancelliera (di centro destra) possa succedere un ex presidente del parlamento di Strasburgo, come
Schultz. Lui è socialdemocratico e in caso di vittoria in Francia del centrista  Macron – convinto sostenitore della UE –  potrebbe dar vita al “dream team” degli europeisti.
I quali invece vedono come il peggiore dei loro incubi un secondo turno – fra poco più di due settimane – fra Le Pen (estrema destra) e Mélenchon (estrema sinistra), i due candidati più decisi ad andare a Bruxelles per ribaltare il tavolo. Rischio da escludere invece in caso di arrivo all’Eliseo di Fillon (centro destra),  nonostante le sue riserve nei confronti di una maggiore integrazione fra i 27 e delle sue dichiarate simpatie per Putin. Per ora sembra sventato il rischio  che il Cremlino voglia pesare nel voto francese (come si sospetta sia riuscito a fare in quello americano). Fortissima invece la possibilità’ che il terrorismo islamico provi – attraverso un attentato – ad influenzare gli elettori francesi.
Che – di sicuro – sembrano arrabbiati con tutta la politica tradizionale. Ma – se possibile – ancora di più con la sinistra. Nessuno scommette infatti sulle chance del candidato socialista Hamon, l’unico dubbio è sulle indicazioni che potrebbe dare ai suoi sostenitori in vista del ballottaggio. Così come in Gran Bretagna nessuno si fa troppe illusioni sulle capacità del laburista Corbyn di riconquistare Downing Street.  Perfino in Spagna, dopo una serie di elezioni che li trascinavano sempre più verso il basso, i socialisti si sono rassegnati ad appoggiare un governo di centro destra. Una grande coalizione e’ del resto al potere da anni in Germania e non si esclude che continui ad esserlo al termine di questo 2017 dove (quasi) tutta l’Europa sta andando alle urne. In attesa di vedere cosa accadrà quando sarà il turno dell’Italia ….

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