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Per una Rai diffusa nel mondo – il modello France24

 

Il sorprendente crollo dell’evasione del canone Rai, scesa da una media del 30% a solo il 4% – un tasso quasi fisiologico che colpisce anche altri servizi pubblici europei – grazie alla rateizzazione nella bolletta energetica, ha prodotto un cospicuo extra-gettito di circa 500 milioni rispetto al 2015. Per le casse del Servizio Pubblico si ridurrà a meno di 200, tra fondi destinati alle Tv locali ed all’editoria, ma costituisce comunque un’importante risorsa, soprattutto in vista di un ulteriore abbassamento del canone da 100 a 90 euro.

Nell’attesa di poter leggere il testo della nuova Concessione, di cui ancora non si hanno avvisaglie e che dovrebbe giungere alla Commissione Parlamentare a giorni (aspettiamo il 3 marzo), ci restano soltanto le diverse perplessità emerse in un incontro ad inizio febbraio con il sottosegretario Giacomelli (su questo si veda il recente articolo di Angeli Zaccone Teodosi di Isicult).

In questo incontro, che ha ripreso gli esiti di CambieRai, la consultazione pubblica on-line dell’anno scorso sui temi della riforma del Servizio Pubblico, è stato confermato come uno degli aspetti su cui si è manifestata una maggioranza qualificata (oltre 2/3 dei partecipanti), sia stata la necessità che il Servizio Pubblico si doti di un canale in lingua straniera, volto a diffondere “identità, stile e cultura italiana”.

Una Allnews plurilingue secondo alcuni sarebbe soprattutto un veicolo adeguato per la trasmissione dell’identità e dello “stile” italiano nel mondo. In realtà molto più stimolante è valutarlo come indubbio strumento di softpower, dimensione che abbiamo accennato in precedenti articoli – emersa anche nell’ultimo Rapporto Italia de L’Eurispes – di cui il nostro Paese non ha saputo finora dotarsi. E’ molto probabile, comunque, che si assisterà alla classica “via di mezzo” che accontenterà un po’ tutti: e questo è già un accettabile risultato.

Qui di seguito, per esemplificare le potenzialità di un simile strumento, proponiamo un’analisi della struttura e del funzionamento di France24, la rete allnews pubblica che trasmette in francese, inglese ed arabo. Visto che l’auspicabile processo di studio ed avvio del progetto richiederà molto tempo, ci sembra opportuno non “partire da zero”, ma sfruttare l’esperienza di chi di strada ne ha già fatta tanta.

France 24 appare una realtà complessa ed interessante fin dalla sua progettazione. Mentre la nascita di Rainews24 è più “antica”, datata 1999, France24 esordisce solo nel 2006 ma, in compenso, “da subito” il canale viene prodotto in francese e in inglese, e dopo solo 5 mesi anche in arabo.

La proposta di un canale allnews era stata avanzata già venti anni prima (nel 1987) dall’allora primo ministro Chirac. Fin dalla prima guerra del Golfo, che con la Cnn avrebbe dimostrato l’importanza di un simile strumento nella formazione dell’opinione pubblica, c’era dunque interesse a dotare la Francia di una rete d’informazione internazionale che potesse parlare alle aree di maggior valore strategico, vale a dire il mondo anglofono e l’africa mediterranea. Sintomatico che sia stato ancora una volta Chirac ad affermare, in un intervento del febbraio 2002, che i ritardi che il progetto stava manifestando erano “inaccettabili”. C’è da augurarsi che almeno qualche settore della politica italiana manifesti la stessa opinione e lungimiranza.

Forniamo ora qualche dato di base. La redazione di France 24 si compone di tre gruppi redazionali, uno per ciascun canale linguistico, che impiegano complessivamente 430 giornalisti tra i quali, ovviamente in quote diverse, si riscontra la presenza di ben 35 nazionalità. F24 è ricevibile in tutto il mondo; dall’analisi dei podcast scaricati il suo impatto risulta rilevante in 183 paesi. Trasmette in un clock di 30 minuti, al cui interno si alternano edizioni di news della durata tra i 10 ed i 15 minuti, alcune rubriche e l’appuntamento con i meteo. France 24 dichiara di aver raggiunto nel 2016 una media settimanale complessiva di 51 milioni di teleutenti, in quota maggioritaria sulle edizioni in inglese ed arabo. C’è poi da segnalare che circa il 50% degli ascolti dell’edizione in madrelingua si realizzano fuori dal territorio francese. Di imminente partenza (settembre 2017) è l’edizione in lingua spagnola, ovviamente indirizzata al Sudamerica.

France 24 è fortemente radicata sul web, una simbiosi che ne ha caratterizzato lo sviluppo dagli esordi. Nel 2009 F24 fu il primo canale a diventare accessibile, live e gratuitamente, attraverso iphones e smartphones. Nel 2015 il suo portale online poteva contare su 16 milioni di visite mensili. Essa detiene una posizione dominante nei social, e dal 2015 è il primo media francese su Facebook. Dal 2016 France 24 ha inoltre avviato una forte collaborazione con la società Mashable per sviluppare ulteriori contenuti “specifici” per ciascuna piattaforma, dato che le utenze che accedono ai podcast dell’allnews mediante il cellulare hanno cominciato in molti paesi a superare la quota gli spettatori televisivi. Alla data del 27 febbraio 2017 il canale youtube di F24 conta quasi 355 mila iscritti, e il suoi tweet raggiungono oltre 2 milioni e 660 mila followers.

Passando ai costi, nel 2016 France 24 ha avuto 55 milioni di costi redazionali, cui vanno aggiunti circa 30 milioni di costi tecnici e almeno 15 milioni per la diffusione. A queste cifre, si sommeranno nel 2017 i 7,3 milioni stimati per avvio dell’edizione spagnola, che porteranno i costi complessivi dell’allnews attorno ai 105 milioni l’anno. Nel complesso si ipotizza solo un lieve aumento dei costi, che però consente un deciso ampliamento dell’audience potenziale: 400 milioni di ispanofoni nella sola America Latina.

Guardando allo sviluppo dei dati d’ascolto, France 24 è stata contrassegnata da un trend di fortissima crescita: secondo il report Médias, livre et industries culturelles : audiovisuel extérieur, prodotto dalla commissione parlamentare cultura, educazione e comunicazione, “dal 2012 al 2015 F24 ha aumentato del 50% la sua distribuzione 24h/24, con oltre 315 milioni di famiglie che ne ricevono le trasmissioni. Il suo pubblico globale è cresciuto del 22%”. Una crescita imponente a fronte di un modesto aumento di risorse, da ricondursi in primo luogo al forte radicamento in rete.

France 24 si configura chiaramente come uno strumento di “softpower” di cui le istituzioni francesi sono pienamente consapevoli. E’ tra i network più seguiti del Maghreb, ed è il primo soggetto produttore d’informazione per il pubblico tunisino. France 24 risulta assai rilevante nell’Africa Mediterranea e contribuisce ad informare e formare le elites di una larga parte dell’Africa centrale. In queste aree rivaleggia con la CNN, Russia Today e la CCTV cinese.

I prodotti di France 24 non trovano apprezzamento solo in quei paesi di tradizione francofona, nei quali gli interessi francesi sono ancora molto forti. Ciò è dimostrato dalla forte diffusione che i suoi podcast ottengono tra i ceti elevati indiani. Secondo uno studio condotto nel 2015, l’edizione inglese di F24 ha raggiunto una platea settimanale di 700 mila tra manager e dirigenti nelle sole città di Mumbai e Delhi.

Avanzare a questo punto un confronto tra F24 e la nostra Rainews 24 risulterebbe fuori luogo proprio a causa della mancata proiezione “estera” della rete italiana. Il confronto può avvenire, dunque, soltanto “in reverse”: non si può ottenere ciò che, fino ad adesso, non si è ricercato.

France 24, per diverse assonanze di carattere geopolitico è, insieme alla tedesca DW-TV, la realtà di cui tenere maggior conto nella progettazione della allnews italiana plurilingue che, ci auguriamo, possa rientrare tra gli impegni dell’imminente rinnovo della concessione.

Per gli scettici, i riluttanti e i “pigri”, vale la pena di ricordare che l’Italia è l’unico dei paesi del G8 a non essersi dotato di uno strumento di “penetrazione” nel mercato mondiale delle notizie.

Luca Baldazzi

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