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Turchia: il pugno duro di Erdogan contro gli avvocati ora colpisce anche i cittadini europei

 

L’avvocatura è una delle categorie più duramente colpite dall’involuzione autoritaria che sta interessando la Turchia negli ultimi anni. All’inizio erano soprattutto gli avvocati impegnati nella difesa di imputati esponenti di movimenti filocurdi (non necessariamente di organizzazioni armate) ad essere presi di mira: scopo dell’azione del regime è sempre quello di tentare di delegittimarli, mettendo l’imputato e il suo legale sullo stesso piano e accusando il secondo di essere correo del primo. Tali accuse si accompagnano ad ogni sorta di impedimento dell’esercizio della difesa: impossibilità di avere colloqui con i propri assistiti, ostacoli alla presenza alle udienze e via dicendo.

Molti avvocati pagano l’esercizio della professione con il sacrificio della loro stessa libertà personale, quando non della vita: oltre ai tanti incarcerati da anni in via cautelare (alcuni dei quali hanno subito torture), ricordiamo Tahir Elçi, presidente del consiglio dell’ordine degli avvocati di Diyarbakir, la città più importante del Kurdistan turco, barbaramente assassinato il 28 novembre 2015 durante una conferenza stampa in cui chiedeva a gran voce la fine delle violenze nella sua città.

Dopo il tentativo di golpe del 15 luglio 2016 la situazione è ulteriormente peggiorata, con la proclamazione dello stato d’emergenza e la conseguente adozione di numerosi decreti limitativi del diritto di difesa. La repressione non colpisce più soltanto la questione curda, ma qualunque dissonanza dal regime.

Possiamo considerare tutto questo una vicenda interna alla Turchia?

Dal 13 al 15 gennaio 2017 si è svolta ad Ankara una conferenza internazionale dal titolo “il sistema giudiziario nello stato di emergenza in Turchia”, organizzata da ELDH (European association of Lawyers for Democracy and Human Rights), in cui si è discusso delle sempre più inquietanti restrizioni all’esercizio del diritto di difesa che i legali turchi devono affrontare. Nel  comunicato stampa di presentazione si legge: “questa non è una conferenza locale. Oggi nessuno può sostenere che i problemi economico-politici di qualsivoglia luogo siano problemi che riguardano solo quel luogo. Che si tratti di stato di emergenza, legge marziale, pratiche antiterrorismo, peggioramento del sistema giudiziario, democrazia, accesso alla giustizia. A prescindere dalla loro gravità e collocazione geografica, sono problemi di tutti noi”.

Alla conferenza hanno partecipato molti avvocati provenienti dall’Unione Europea e dall’Italia: tra questi avrebbe dovuto esserci, in qualità di relatrice, Barbara Spinelli, avvocata bolognese da anni in prima linea per la difesa dei diritti fondamentali del popolo curdo. Ma, arrivata alla frontiera il 13 gennaio, Barbara ha trovato ad attenderla un provvedimento di espulsione. “Sono stata fermata al controllo passaporti”, racconta, “mi è stato detto che non potevo proseguire il mio viaggio perché c’era un divieto di ingresso nei miei confronti e sarei stata respinta in Italia con il primo volo disponibile. Mi è stato impedito di contattare l’ambasciata ed ogni altra forma di comunicazione. Sono stata chiusa in una stanza per 16 ore, con la luce accesa e sotto videosorveglianza, per poi essere imbarcata per l’Italia”. Non le è stata neppure rilasciata copia del provvedimento emesso a suo carico, che comunque i suoi colleghi turchi si sono già attivati per impugnare.

Un episodio isolato? O l’inizio di una nuova stagione in cui la persecuzione degli avvocati da parte del governo turco travalica i confini nazionali per estendersi ai legali stranieri ed evitare così scomode interferenze sul rispetto dei diritti fondamentali? Alla domanda se riteneva che il suo potesse essere il primo di una serie di provvedimenti a carico dei tanti avvocati dell’Unione Europea impegnati per la tutela dei diritti umani e della democrazia, Barbara ha risposto: “mi auguro di no. Molto dipende dalla reazione del governo italiano”. Peccato che quella reazione – subito sollecitata anche dal Consiglio nazionale forense – continui a farsi attendere.

Lo diceva il comunicato stampa di apertura della conferenza di Ankara: sono problemi di tutti noi. Se qualcuno ne dubitava, quanto accaduto a Barbara ne rappresenta la migliore conferma.

Barbara Spinelli sarà a Padova l’1 febbraio 2017, insieme ad avvocati e giornalisti italiani e turchi, quale relatrice al convegno “la tutela dei diritti nello stato d’emergenza: il caso Turchia”: qui la locandina dell’evento.

Per vedere la locandina dell’evento clicca qui.

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