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“Con la mafia basta, i nostri giovani dobbiamo proteggerli”. Intervista esclusiva alla cugina di Matteo Messina Denaro. A Speciale Tg1

 

Cosa sta accadendo nelle quattro regioni del sud dove cosa nostra, camorra, ndrangheta e sacra corona unita, la fanno da padrone? Sono i giovani, i giovanissimi ad essere arruolati in una guerra senza fine. Quante possibilità ha un ragazzo che nasce in una famiglia mafiosa di sottrarsi alla carriera criminale? Cos’è la mentalità mafiosa?
Nel sud dove la disoccupazione oltrepassa il 50%, dove gli investimenti non si fanno e diventa redditizio che si spacci la coca, l’eroe del male fa proseliti, pistola in mano e ipad.
Sono di ritorno da un viaggio per Speciale Tg1 – in onda stasera su Rai1 alle 23,30– in Campania, Calabria, Sicilia e Puglia. Parlano i ragazzi dei quartieri, quelli che si arrangiano: a Forcella, a Napoli, a San Luca in Aspromonte – perennemente sciolto per mafia – a Lecce, a Sastelvetrano dove il superlatitante Matteo Messina Denaro gode di coperture oltre alle migliaia di fan su facebook.

Ho intervistato in esclusiva la cugina di primo grado del boss che per la prima volta rompe il silenzio e in tv mette la sua faccia per dire: “con la mafia basta, i nostri giovani dobbiamo proteggerli, noi ci siamo assunti le nostre responsabilità e stiamo pagando il conto con la giustizia”. A Castelvetrano qualcosa si sta rompendo nei tradizionali equilibri. C’è anche la foto inedita di famiglia di Matteo Messina Denaro, una foto  significativa. Ciò che colpisce è che il nostro sud rischia di diventare solo il serbatoio della manovalanza con l’illusione di un guadagno. Perché poi le pene per associazione mafiosa sono certe e se guardiamo a Napoli di recente 20 giovanissimi sono stati condannati a centinaia di anni di carcere: le condanne superano la loro giovane età. E sono loro che vanno a cercare la camorra, anche i figli degli artigiani  del centro storico.

Uno dei preti-coraggio di Napoli Luigi Merola mostra come  accolgano 250 ragazzi figli di carcerati e li fanno studiare, gli insegnano un mestiere. E lo stato dov’è, si domanda il prete. Entra nei quartieri solo con le divise e i giubbotti antiproiettile.  Il facile guadagno è un’illusione: le mafie fanno investimenti ormai solo da Roma in su. Neanche loro investono al sud. Ma in Europa e all’estero.

Oggi la mafia più potente è la ‘ndrangheta, silente, la più ricca  con un fatturato di oltre 50 miliardi di euro, frutto, per il 60% del traffico di cocaina. Il presidente del tribunale per i minorenni di Reggio Calabria, Roberto di Bella, racconta come da anni stiano sottraendo alla responsabilità genitoriale i minori più a rischio nelle famiglie mafiose, una novità in assoluto. Una ‘ndrangheta in affari con i cartelli sudamericani, con flotte, aerei ed eserciti paramilitari.
E in Lombardia che fanno i figli dei boss? I farmacisti, spiega la procuratrice aggiunta di Milano Blda Boccassini. Sono i procuratori Colangelo, Gratteri e Motta a spiegare come la mafie stiano diventando sempre più società di servizi, che godono di consenso sociale .

Prima destinataria del traffico della  cocaina dal sudamerica è l’Europa: con un  consumo  giornaliero di 356 chili, 130 tonnellate in un anno. Spagna in testa seguita da Olanda e Italia. Le nostre città che sniffano di più: Firenze, Napoli e Milano ,qui 150.000 persone ogni giorno ne fanno uso, con l’impennata del fine settimana. Dosi da 40 euro, prezzi stracciati per i più giovani, fino a 10 euro. Un consumo di massa.

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