Rai, le ragioni di una scelta

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In un’epoca dominata dai tweet e dai retroscena, credo sia utile condividere con chi è da sempre attento ai temi della libertà di stampa e del pluralismo, i documenti che sono stati alla base della scelta compiuta oggi, in accordo con il collega e amico Miguel Gotor, di abbandonare la Commissione di Vigilanza RAI. Nella serata di ieri, 3 agosto 2016, infatti, appena iniziata la seduta dalla Commissione di Vigilanza ho chiesto la parola al Presidente Fico per illustrare una questione pregiudiziale che avrebbe consentito una procedura corretta, anche in riferimento al delicato tema nomine, senza dimenticare che la Commissione stessa (giustamente) non è più competente su questi aspetti.

Questo è il breve testo depositato agli atti, a mia unica firma:
“In relazione alle notizie apparse sui quotidiani di oggi dell’avvenuto deposito dei curriculum vitae dei nuovi direttori delle testate giornalistiche e della volontà dichiarata del direttore generale di procedere alle nomine nelle giornata di domani;
In coerenza con quanto espresso da questa Commissione nel novembre 2014 con riferimento al Piano dell’offerta News Rai

INVITA

Il Consiglio d’Amministrazione e il Direttore Generale della Rai ad attendere l’espressione dell’atto di indirizzo da parte della Commissione Vigilanza RAI e conseguentemente chiede non sia approvato il Piano sull’informazione RAI,né sia posto in essere alcun atto operativo ad esso connesso, a cominciare dalla nomina dei nuovi direttori delle testate giornalistiche ai sensi dell’art.29.3 comma d) dello Statuto RAI”.

E’ seguita una discussione che ha visto numerosi gruppi d’opposizione convergere su questa posizione, mentre i capigruppo di PD e Area Popolare hanno insistito perché si procedesse con l’ordine del giorno. Al termine, il Presidente Fico, a cui spettava l’ultima parola, ha giudicato non ammissibile al voto il documento. E’ noto,poi, che a maggioranza  il Consiglio d’amministrazione della Rai, oggi, abbia dato l’ok al pacchetto di nomine dei nuovi direttori dei tg Rai (Tg1 escluso).

In coerenza con quanto già espresso lo scorso anno in occasione del rinnovo dei vertici Rai e coerentemente con le posizioni assunte negli ultimi giorni, abbiamo così ritenuto di scrivere questa nota per motivare le ragioni del nostro dissenso:

“Il consiglio di amministrazione della Rai di oggi, su proposta del direttore generale, come era stato ampiamente anticipato nei giorni scorsi, ha ufficializzato le nuove nomine dei direttori dei telegiornali. Una decisione assunta in assenza di un nuovo progetto sull’informazione dell’azienda come chiaramente emerso nella riunione della Commissione di Vigilanza Rai di ieri sera e che risponde unicamente a logiche di occupazione governativa del servizio pubblico, in forme per molti versi inedite e in contrasto con il principio costituzionale del pluralismo culturale e politico. Si sono purtroppo confermate le nostre preoccupazioni già sollevate in occasione della nomina dei vertici Rai dello scorso agosto. 
La nostra richiesta di ieri di rinviare le nomine dei nuovi direttori dei Tg, fermo restando le prerogative del direttore generale, a dopo la discussione e l’approvazione di un nuovo piano sull’informazione della Rai, non è stata messa ai voti, in modo pilatesco e burocratico, dal presidente della Commissione Roberto Fico. La nostra richiesta rispondeva all’esigenza di rispettare i ruoli di tutti i soggetti (Consiglio di amministrazione, direttore generale e Commissione di vigilanza), mentre è del tutto evidente che le nomine dei nuovi direttori generali rispondono a una logica di normalizzazione dell’informazione pubblica, alla vigilia di importanti scadenze politiche e istituzionali e nulla hanno a che vedere con il progetto di una “nuova Rai” promesso dal Pd e dall’attuale governo e oggi platealmente disatteso. In realtà, siamo difronte a pratiche e a logiche di una gravità tale da evocare il tema della questione morale di Enrico Berlinguer, quando, nel 1981, denunciava l’occupazione da parte dei partiti di governo delle principali istituzioni dello Stato, Rai compresa. 
Le nomine sono state fatte in modo non trasparente penalizzando competenze e professionalità interne, come ad esempio nel caso di una giornalista autorevole quale Bianca Berlinguer, senza che emergano un profilo e una visione di un moderno servizio pubblico.

Il Partito democratico non è nato per riprodurre i vizi del passato, ma per cambiare l’Italia e, convinti che un altro Pd sia possibile, ci dissociamo da uno stile e da un costume politico che non ci appartiene e coerentemente rassegniamo le nostre dimissioni dalla Commissione di vigilanza Rai.

Firmato:
Sen.Federico Fornaro
Sen. Miguel Gotor”.

Come giusto credo che l’ultima parola e il giudizio su quanto è accaduto ( e stia accadendo) debba essere lasciata ai lettori.


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