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Torino: viaggio tra  i poveri, ecco come ci hanno ridotto

 

“Se vuoi vedere la bellezza delle stalattiti e delle stalagmiti devi scendere nelle profondità delle grotte”.

Inizia così il mio viaggio tra gli ultimi, i diseredati, gli invisibili, che mangiano e dormono presso le mense per i poveri e i dormitori pubblici di Torino. Un percorso tutt’altro che facile, ma necessario, per portare all’attenzione dei cittadini e dei lettori che molti di noi scivolano lentamente nell’abisso della povertà, della solitudine, della disperazione e dell’emarginazione, risucchiati da un sistema politico e finanziario per i quali siamo “numeri statistici accettabili” e non persone alle quali sono state tolte dignità e speranza.
Ho scelto di pranzare alla mensa per i poveri del Cottolengo di Torino, nella zona Balon, coordinata da Fratel Domenico.

Sono entrato nella mensa e sono stato accolto da Ivan, un volontario storico, al quale ho spiegato che desideravo stare in mezzo ai poveri per scrivere questo articolo e portare all’attenzione dei lettori, il dramma che quotidianamente si compie tra l’indifferenza della politica e dei cittadini, che esorcizzano la condizione di povertà come se non esistesse e non potrà mai toccarli direttamente.

Quanti sono i poveri in Italia. I cittadini che vivono al di sotto della soglia di povertà e coloro che sono a reddito zero, ha toccato quota 6 milioni, il 10% della popolazione. Numeri enormi, che vengono letti come “percentuali statistiche accettabili” dall’UE. Un dramma umano che ogni giorno si vive in tutte le strutture di volontariato che operano in Italia e che si occupano dei poveri, offrendo aiuto, sostegno ed il loro conforto, con l’aiuto della Divina Provvidenza.

Quanti sono i poveri in Europa Le statistiche sono impressionanti, parlano di oltre 20 milioni di persone che vivono al di sotto della soglia di povertà. Numeri che ricordano tragicamente la seconda guerra mondiale e le condizioni di vita della popolazione civile in quel periodo; mentre il Walfare europeo è incapace o non vuole trovare soluzioni per alleviare la sofferenza quotidiana di queste persone, semplici cifre statistiche accettabili dai burocrati.

Il primo giorno alla mensa dei poveri mi ha scioccato, mi sono trovato immerso tra una moltitudine di persone, di razze, lingue, e culture diverse con le quali ho condiviso la fame, la necessita, la povertà, il bisogno, la solidarietà, il sorriso ed il rispetto dei volontari della mensa della PCDP. Ogni giorno vengono distribuiti a pranzo circa 500 pasti caldi, si può scegliere fra tre primi, tre secondi e tre contorni, oltre a pane fresco, acqua e un dolcetto.
Tra la cucina, mensa, segreteria servizio di vigilanza e ascolto, sono presenti oltre 30 volontari dal lunedì al venerdì; il sabato si aggiungono circa 7 giovani studenti volontari che desiderano essere utili al prossimo e condividere questa esperienza di povertà ed esclusione. Uno di essi, Angelo, mi ha raccontato che è difficile coinvolgere i suoi amici e compagni di scuola, indifferenti alla solidarietà umana ed al servizio ai più poveri. Forse a scuola bisognerebbe parlare di più di povertà, di esclusione, di razzismo, di fame e di solidarietà, non organizzando un viaggio in qualche nazione africana, ma facendo pochi passi a Torino per immergersi in una realtà sociale che mai avrei creduto esistesse.

Dopo aver ritirato il mio numero progressivo, mi sono seduto su una panca in attesa che il display indicasse il mio numero per entrare in mensa. Ero in compagnia di un centinaio di persone, sedute come me ed in attesa del loro turno. Tengo a precisare che il 55% dei bisognosi sono del nord e centro africa, molti cittadini romeni, pakistani e italiani, che sopravvivono grazie all’aiuto degli Enti caritatevoli. Ognuno con la sua storia, con il suo dramma quotidiano di dover sopravvivere ad una condizione difficile, alla quale non si trova soluzione che possa ridare speranza e dignità a questi diseredati. Ho cercato di scambiare alcune parole con alcuni di essi, ma mi sono scontrato con lunghi silenzi, con sguardi persi nel vuoto, con la loro fatica di dover parlare con uno sconosciuto. Ho spiegato loro che anch’io mi trovo in uno stato di bisogno assoluto, ma non conoscevo nessuno che mi potesse suggerire dove fare la colazione, dove dormire, dove lavarmi, dove poter avere dei vestiti.
Il mio aspetto trasandato non penso li abbia convinti del tutto, ma alcuni commensali si sono aperti un pò, indicandomi alcune strutture funzionanti a Torino, che si sarebbero presi cura di me e magari mi avrebbero aiutato a trovare lavoro. Ricordo l’odore forte e acre che emanavano alcuni, rammento due pakistani e molti senza tetto che forse avevano difficoltà a lavarsi e cambiare gli indumenti maleodoranti.

Sono rimasto impressionato dall’arroganza dei marocchini, che fruiscono dei pasti quotidianamente, mancando di rispetto ai volontari ed addirittura sputando addosso a Fratel Domenico, il quale non ha reagito in alcun modo. Sono molteplici gli episodi di spreco del cibo, come riempire il vassoio di pane e buttarlo, protestare perché vogliono mangiare il tipico cibo marocchino. La tensione è massima tutti i giorni, fortunatamente è presente un servizio d’ordine di volontari che intervengono, allontanando i facinorosi.
Molti ringraziano, piangono, si disperato,  perché non vedono prospettive all’orizzonte, altri silenziosi vivono intimamente il loro dolore, estraniandosi da quella realtà. È strano notare che vi sono alcuni aspetti comuni, quali la vergogna, la fame, il bisogno  e la solitudine, ma non bastano per condividere questa esperienza dolorosa di privazione del diritto.

Noi siamo sempre stato un popolo solidale, tutto il mondo ci riconosce questa grande qualità umana, che ci distingue da qualsiasi altro popolo europeo. Eppure fraü Merkel da insensibile teutonica  qual è ha più volte puntato i piedi a Bruxelles, per eliminare la voce di spesa “fondo di solidarietà”, di oltre 450 milioni di euro l’anno. A suo parere, i poveri non vanno aiutati, per he sono un costo per la collettività europea. Per fortuna la sua richiesta non è passata.
E i politici cosa fanno per aiutare le famiglie povere? Niente. Si nascondono dietro frasi fatte: “non abbiamo soldi, lo Stato ha tagliato la spesa sociale, viviamo un periodo storico drammatico per tutti gli italiani ripassa tra qualche mese, vedremo cosa potremo fare”.

È un dato consolidato, ai politici non interessa nulla, sopratutto degli italiani che hanno perso il lavoro, hanno perso la casa e molti la famiglia. Oggi milioni di italiani fanno la fila insieme agli extra comunitari, nelle mense per i poveri, umiliati, emarginati, senza prospettive, senza speranza di poter tornare ad essere Persone, autonomi, in grado di pianificare il loro presente ed il loro futuro.

Avete mai visto un politico povero, secondo certificazione ISEE? Non credo e penso che non lo vedremo mai. Il loro obiettivo è avere più incarichi possibili, per “arrotondare” lo stipendio di Sindaco, di Consigliere o di Parlamentare. Inoltre cercano di entrare a far parte delle diverse Commissioni parlamentari o di avere un incarico di rilievo nei C.d.A. delle società pubblico/privato. Lo scollamento tra società civile e politica non è più sanabile, troppe bugie, troppe promesse non mantenute e indifferenza al dolore dei cittadini. La strategia di molti politici è chiara: “divide e impera”. Hanno trasformato il Diritto dei cittadini in una richiesta di “favore”, per il quale ci si deve sdebitare in qualche modo, o portando voti o elargendo denaro sottoforma di contributo volontario per la “campagna elettorale.

Quali sono le prospettive per i poveri? Non ve ne sono, perché non esistono per lo Stato italiano e per l’Europa. Essi sono solo dei numeri statistici destinati a morire prima del tempo, perché sono “costi”, che nessuno vuole e la soluzione migliore per “abbassare” le statistiche è quella di non garantire più una buona assistenza sanitaria, in modo tale che senza lavoro, senza prospettive e senza cure, rimanga una sola soluzione; la più estrema.

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