“La Rai del futuro non può ridursi a semplice distributore di contenuti”

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L’Assemblea dei Comitati di redazione e dei fiduciari della Rai riunita per due giorni ad Assisi approva la relazione del Segretario dell’Usigrai. E’ il nostro sì a una Rai nuova, a un Servizio Pubblico più forte. Noi, giornaliste e i giornalisti della Rai, chiediamo riforme, cambiamento, innovazione. Solo così potremo rilanciare la centralità del Servizio Pubblico.
Il Piano industriale presentato dal Direttore generale si limita invece, a dieci mesi dall’insediamento del nuovo management, solo a una descrizione dell’esistente, a definire semplici linee guida, senza individuare precise azioni operative, senza prevedere concreti investimenti. Aldilà degli annunci rispetto all’informazione “core business”, in realtà l’informazione è la grande assente.
La Rai del futuro non può ridursi a semplice distributore di contenuti: il passaggio a media company, seppure imprescindibile, resta una scatola vuota se non si rimette al centro il prodotto e la sua qualità. L’indispensabile rivoluzione della Rai ad oggi non si vede. Eppure la recente riforma ha dato alla dirigenza aziendale poteri senza precedenti.
Ancora una volta allora saremo noi a lanciare la sfida. Per questo proponiamo alla Rai di convocare a breve una Conferenza di Produzione dove far partire finalmente il confronto a tutto campo: la presenza multipiattaforma e crossmediale, l’informazione di rete, i palinsesti, i lingugi, le risorse e i mezzi di produzione, la qualità, i contenuti, l’approfondimento e l’inchiesta.

Contestualmente, l’Usigrai organizzerà, insieme ai Cdr e alle associazioni di stampa, iniziative in tutte le realtà territoriali per rilanciare anche noi la necessità del dibattito pubblico più ampio possibile, con il coinvolgimento dei cittadini, in vista del rinnovo della Concessione del Servizio Pubblico.
A sostegno di questa richiesta forte e urgente di cambiamento e innovazione, l’Assemblea dei CdR dà mandato all’Esecutivo Usigrai di gestire un percorso di mobilitazione, incluso lo sciopero, per rompere l’immobilismo aziendale.

Approvato all’unanimità


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