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70 anni di Messaggero Veneto

 

Settant’anni sono un traguardo importante per tutti, anche per un giornale locale. E parlare di se stessi è sempre difficile, perché si rischia di essere poco obiettivi. Settant’anni, dunque. Fondato il 24 maggio 1946 su iniziativa di un avvocato che riunì noti esponenti della nobiltà agraria friulana, il “Messaggero Veneto” (che oggi fa parte dei giornali locali del Gruppo Repubblica-Espresso) ha una storia molto particolare, fatta di innovazione e di radicamento nel territorio.
Dopo aver introdotto la stampa a freddo, il quotidiano friulano (oggi diretto da Tommaso Cerno) è stato infatti il primo quotidiano a passare dal piombo ai videoterminali e al colore quando il dibattito era ancora aperto (il colore, si diceva allora, è più adatto alla stampa gossip, non all’informazione seria…). E lo ha fatto nel luglio del 1969, in occasione di un evento storico, con una prima pagina che oggi può far sorridere (“La Luna ha i colori”) ma che ha rappresentato un importante tappa.
Un giornale fortemente radicato nel territorio (le province di Udine e Pordenone), che ha la sua forza nella diffusione in provincia: una decina di pagine in entrambe le edizioni sono quotidianamente dedicate infatti ai piccoli e grandi fatti che accadono nei paesi.

Dal 1946 a oggi il Messaggero Veneto ha raccontato il Friuli, nel bene e nel male. E’ stato fortemente criticato (qualcuno lo chiama ancora il “Menzoniero Veneto”), ma ha rappresentato un punto di riferimento quando il Friuli è collassato con il terremoto nel 1976: quasi mille morti, interi paesi distrutti e isolati.
Dopo una serie di riorganizzazioni, oggi il quotidiano friulano conta una quarantina di giornalisti e decine di collaboratori sparsi sul territorio. E rappresenta un caso piuttosto isolato, trovandosi in una situazione in controtendenza: mentre l’informazione italiana vive un profondo momento di crisi, cercando nuove strade e di riposizionarsi tra le offerte radiotelevisive e quelle della rete, il giornale tiene infatti ben salda la rotta. Lo dicono le cifre: 45 mila copie vendute, 300 mila lettori, 86 mila utenti web e 500 mila pagine virtuali.

Il futuro? Un’altra sfida: l’integrazione carta-web. Cercare dunque di mantenere la diffusione dell’edizione cartacea, ma anche di sviluppare ulteriormente la presenza sul web, con un sito h 24, con le pagine sui social network più diffusi (dove è in atto, per esempio, la sperimentazione di Facebook live) e con la webtv, perché l’immagine oggi è fondamentale.
Ci riuscirà? Lo sapremo tra 70 anni. Anzi, speriamo prima!

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