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Giochi d’azzardo. Una legalità che ammala l’Italia

 

Il governo prevede entrate per un miliardo di euro, metà da un aumento della tassazione sull’azzardo e l’altra metà ricavandoli da concessioni della durata di nove anni per 15mila nuove agenzie di scommesse e 7mila corner, gli angoli nei bar e negli esercizi di altro tipo. Che sta succedendo in Italia ce lo chiediamo da tanti anni. Mai nessuna dipendenza si era permessa di toccare i nostri anziani, i depositari della storia e dei valori della nostra società. Radici che faticano a dare una linfa diversa sommerse come sono da un terreno pervaso di azzardo dal quale, purtroppo sempre più persone, cercano invano di trovare sostentamento.

Non pago di questo lo Stato biscazziere ha scelto di arrivare direttamente ai nostri giovani, ai germogli più fragili che costituiranno il raccolto del futuro. Entrando delle scuole in questi anni è stato preoccupante il dato che sempre più giovani minorenni si avviano al mondo dell’azzardo scommettendo. Abbiamo il 24% dei giovani minorenni che dichiarano di avere già puntato qualche soldo in scommesse sportive (è preoccupante anche il tempo che dedicano a pensare all’azzardo che condiziona tutto il resto dei loro impegni, specie la scuola….) Cominciano già a spendersi la paghetta in azzardo e dichiarano di avere nel 18% di loro un familiare che gioca d’azzardo abitualmente. Il 34% dichiara di aver conosciuto l’azzardo tramite la martellante pubblicità.
Questa continua apertura di nuovi punti scommesse, ultima frontiera delle attenzioni di sempre più ragazzi, non fa altro che ingrassare le tasche di chi non fa altro che speculare sui più fragili nascondendosi dietro una legalità tanto sbandierata.

Ma quando si smetterà di mischiare legalità con eticità? Quando si capirà che non è legalizzandolo che si combatte il male? Politici dicono che abbiamo bisogno di una regolamentazione, per combattere l’illegalità, proteggere soggetti più deboli, ridurre l’attrattiva. Mi chiedo: dove vivete? Carimiei sappiatelo l’illegale oramai è dentro quell’apparente legalità ben ramificata e strutturata nei territori, provate ad ascoltare i racconti disperati di chi si ammala e capirete come gira il fumo.

Fermatevi, smettetela di continuare a marciare sfilate no azzardo e poi dentro i vostri salottini romani decidere l’opposto.
Perché non iniziare una volta per tutte a raccogliere consensi non con risposte facili e populiste ma con soluzioni e proposte che possano veramente dare una svolta culturale al nostro Paese?

Purtroppo tutto questo non interessa, non rende, non risponde agli obiettivi economici di una classe politica che mette al primo posto la salute delle casse rispetto a quella dei propri cittadini. Cittadini che continuano ad ammalarsi e ai quali ancora la clinica non sa dare risposte concrete certe, ricette vincenti, soluzioni miracolose per questa piaga sociale che devasta persone e famiglie.  Malati che faticano a riconoscersi tali e che trascinano con loro mogli, mariti, figli, genitori, amici… che, loro si, cercano un aiuto aggrappandosi a qualsiasi promessa.

Mi chiedo che bisogno ci sia di speculare ancora su questa sofferenza, aprire sempre nuove porte e possibilità di ‘contagio’, chi ci salverà dagli intrighi di chi invece dovrebbe tutelarci? Per questo è necessario essere compatti e uniti, coinvolgere i nostri territori, i nostri giovani, lanciare messaggi, informare e sviluppare quella necessaria coscienza critica che possa smuovere le masse e creare anticorpi forti e resistenti.
Da anni entriamo nelle scuole per spiegare ai bambini e ai giovani il mondo in cui stiamo vivendo… a volte fatichiamo in quanto si fatica a spiegare cose che a noi per primi sono inspiegabili…

Fatico ad ascoltare tanti politici che contestano e che mi dicono: prima di parlare leggi gli atti parlamentari…. E allora mi fa forza ripensare! Penso a quell’insegnante della scuola primaria di primo grado che ha raccontato in classe della scelta no slot di alcuni bar e ha creato così soldati armati di consapevolezza pronti a combattere dentro, e per, il loro territorio.

I bambini ne hanno parlato in famiglia, ne discutevano nei centri sportivi e quella conoscenza, divenuta esperienza vissuta, è contagiosa e smuove le montagne. Io vado avanti con loro!!!
Interrogatevi, non è forse il caso di ascoltare chi giorno dopo giorno si sporca le mani?

Solo così potremo affrontare questa battaglia a testa alta, consapevoli e forti delle nostre conoscenze che si basano su incontri reali, su sofferenze raccolte sul campo, su desideri e necessità attenti ai veri bisogni, su un’umanità lontana dalla ricerca di profitti economici ma vicina al cuore delle persone.

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