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Ucciso in diretta telefonica il giornalista brasiliano Gleydson Carvalho

 

Denunciare le iniquità di un governo corrotto è un mestiere pericoloso. È necessario il coraggio dei grandi uomini per dar sfogo alla parola e difendere quel diritto alla libera espressione cui nessun governo potrà mai soffocare nell’oblio. Gleydson Carvalho lo sapeva bene. Ogni mattina, dal piccolo studio radiofonico di Radio Liberdade FM a Camoncin (Brasile), era solito denunciare la corruzione di politici e amministratori pubblici. Le sue accuse, esplicite e pungenti, hanno superato la soglia di sopportazione di chi, infastidito da una pubblicità tanto negativa, ha deciso di ricorrere a provvedimenti estremi.

Questa mattina è infatti andata in onda l’ultima diretta di Gleydson Carvalho. La trasmissione è stata interrotta dall’irruzione di due killer che hanno freddato il giornalista con tre colpi di pistola. Un colpo alla testa e due allo stomaco sono stati appena sufficienti per consentire l’intervento dell’ambulanza.

La notizia stupisce fino a un certo punto. Il Brasile non è certo un paese noto per libertà di pensiero e tolleranza: a maggio dopo l’omicidio di Evany José Metzker, il giornalista che aveva denunciato Narcos e pedofilia, la National Newspaper Association aveva dichiarato tutta la propria preoccupazione per lo stato di impunità riservato ai crimini contro la stampa.

Gleydson Carvalho era una delle voci più autorevoli dello stato nord-orientale di Cerea. Sono serviti tre colpi di pistola per costringerlo al silenzio, ma non esiste arma da fuoco capace di cancellare i valori di una vita vissuta all’insegna del coraggio e della libertà di parola.

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