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Il nuovo caporalato italiano

 

Caporalato: Forma illegale di reclutamento e organizzazione della mano d’opera, spec. agricola, attraverso intermediarî (caporali) che assumono, per conto dell’imprenditore e percependo una tangente, operai giornalieri, al di fuori dei normali canali di collocamento e senza rispettare le tariffe contrattuali sui minimi salariali. E’ la definizione nuda e cruda che dà il dizionario Treccani del caporalato.

Un fenomeno che ha “assunto negli ultimi 25 anni caratteristiche nuove in relazione al fatto che molti braccianti e caporali sono di origine non italiana e rappresenta uno dei nodi principali della nuova «questione bracciantile», cioè della condizione drammatica in cui vivono e lavorano decine di migliaia di lavoratori stranieri nelle campagne.” (Domenico Perrotta, Vecchi e nuovi mediatori. Storia, geografia ed etnografia del caporalato in agricoltura

Negli ultimi giorni l’attenzione di molti media si è concentrata sulle morti nei campi di pomodori della Puglia. Non è del tutto sbagliato ma lo definirei ‘impreciso’. Si rischia di considerare il caporalato come un fenomeno endemico del sud Italia ma in realtà coinvolge molte altre regioni: dalla Lombardia al Piemonte, l’Emilia Romagna, la Toscana, i territori della Campania, la Basilicata, Puglia, Calabria e Sicilia.

Siamo nel 2015, abbiamo superato di molto la fatidica e ‘terrificante’data 2000, ancora si muore di lavoro, di fatica, di caldo, di freddo nei campi che siano di pomodori, arance o vigneti. Non è giusto, non lo è in nessuna epoca, in nessun anno, tantomeno nel 2015.

Abbiamo messo piede sulla Luna, trovato vaccini per contrastare malattie mortali che ormai sono curabili, sconvolto la fisica con le collisioni tra particelle al Cern di Ginevra. Ma c’è chi ancora muore di lavoro, che sia straniero o italiano, uomo o donna non è affatto rilevante e forse è necessario che per una volta, oltre che persone, vengano visti come  numeri, in modo da renderci conto.
Se non ci fa nessun effetto il fatto che abbiano una famiglia, qualcuno che li ami e li stia aspettando a casa proviamo a metterli in fila, uno alla volta e sommiamoli.

Saremo pure diventati anaffattivi ma (purtroppo) restiamo ancora affascinati e colpiti dai numeri, dalle quantità (“ho 2000 amici su Facebook, 1000 follower su Twitter, la macchina che fa 220 km/h”), allora elenchiamo un po’ di cifre: 100.000 lavoratori sono in condizioni di lavoro di paraschiavismo, 40.000 a rischio di sfruttamento. Il 62% dei lavoratori non ha accesso ai servizi igienici, il 64% non ha acqua corrente, il 72% si ammala di malattie legate allo sfruttamento.

E ancora:

Settembre 2013: A Boreano (Basilicata) si favorisce il processo di integrazione per ‘sconfiggere’ il caporalato.

Ottobre 2013: 130 bengalesi ingannati per un lavoro a Carmagnola (Piemonte).

Ottobre 2013: Nardò (Puglia)Testimonianza di alcuni braccianti che fa mettere alla sbarra caporali e imprenditori per associazione a delinquere, riduzione in schiavitù, estorsione, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e della permanenza in stato di irregolarità  sul territorio nazionale, intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro.

Dicembre 2013: Dominic Man Addiah muore di freddo a Rosarno nel periodo della raccolta delle arance.

Marzo 2014: Nel foggiano circa sessanta cittadini bulgari e romeni, tra cui una decina di bambini vengono pagati 15 euro al giorno per più di 12 ore di lavoro in condizioni di lavoro terribili. Raggiungevano i campi su carri bestiame.

Novembre 2014: 12 italiani nel dormitorio-lager di Varese per andare a lavorare in Svizzera.

Marzo 2015: Romeni sfruttati a Paternò (Sicilia)costretti a ritmi di lavoro massacranti e condizioni igienico-sanitarie disastrose.

Giugno 2015: Cooperative di ‘caporalato’ nelle vigne di Langa (Piemonte) dove vengono trovati macedoni “schiavi”, pagati tre euro all’ora per dieci ore di lavoro al giorno, senza sosta anche nelle ore più calde, rimpatriati in caso di svenimento.

Luglio 2015: Un sudanese di 47 anni muore per un colpo di calore sotto l’afa mentre raccoglieva pomodori nei campi di Nardò (Puglia). Mohamed viveva da schiavo.

Agosto 2015: Paola, bracciante di 49 anni di San Giorgio Jonico (Puglia) muore sotto il sole stroncata dalla fatica mentre raccoglie l’uva. Morta nei campi per due euro l’ora.

Credo che questo possa essere più che sufficiente, senza andare troppo a ritroso negli anni,  i numeri di questo ultimo periodo sono in grado di raccontare il fenomeno del nuovo caporalato italiano come tante parole, a volte troppo di circostanza. Se abbiamo dimenticato i sentimenti, gli affetti, i legami cominciamo a fare 1+1+1+1+1+1 … …

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