“Con le periferie nel cuore” Al Festival di Arte e Fede il libro che parla di Papa Francesco, il vero costruttore di ponti. Il Festival sarà ospite alla trasmissione di Rai1 “A Sua Immagine”

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Un appuntamento importante per il Festival di Arte e Fede che quest’anno, non a caso, ha voluto incentrare la sua nona edizione sulle “Periferie”, luoghi abitati da uomini segnati da povertà fisica e intellettuale, bisognosi della luce del Vangelo, ma allo stesso tempo fonte di luce e di amore per tutti gli uomini di buona volontà. Il titolo dell’appuntamento in programma per sabato 21 giugno alle 11.00 nell’atrio di Palazzo dei Sette di Orvieto è testimonianza di quanto il Festival sia riuscito a portare sulla città del Duomo una molteplicità di tematiche, testimonianze, punti di vista, aperture culturali e soprattutto mentali.

“Con le periferie nel cuore”è il libro che il giornalista e scrittore Raffaele Luise, decano dei vaticanisti Rai,  ha scritto su Jorge Mario Bergoglio, salito al soglio di Pietro con il nome di Francesco, primo nella storia della Chiesa, oltre che primo papa gesuita. Lo presenterà ad Orvieto lo stesso autore ripercorrendo le pagine di questo suo libro che racconta le scelte innovative di Papa Francesco, attraverso l’intervista che sarà condotta dal Presidente della Fondazione Ente dello Spettacolo Ivan Maffeis. All’incontro purtroppo non sarà presente Francesco Tuccio, il falegname di Lampedusa conosciuto in tutta Italia e nel mondo per i suoi crocifissi costruiti con il legno dei barconi dei migranti, ma ci sarà una delle sue famose e colorate croci.

“Non potevano non inserire nel programma del Festival la presentazione di un libro così importante – ha commentato il direttore del festival Alessandro Lardani – è da qui, da Papa Francesco, il buon pastore venuto «dalla fine del mondo» e attento alle periferie dell’esistenza, dalla sua “rivoluzione” culturale e spirituale nella Chiesa, che ho deciso quale sarebbe stato il tema della nona edizione della nostra manifestazione. Questo libro, attraverso una riflessione attenta ed originale sulle più significative tappe e sugli snodi del pontificato di Papa Francesco, narra lo scenario che si è delineato nell’orizzonte della Chiesa e, aggiungerei, della società civile da quando papa Francesco ha iniziato a scrivere la sua personale «enciclica dei gesti» incentrata sulla relazione e sul dialogo. Una Chiesa non trionfalistica, ma serva e povera è quella voluta da Papa Francesco e per questo ho cercato in ogni appuntamento del Festival di fare in modo che le periferie ci richiamassero alla radicalità del Vangelo e che coloro che vivono ai margini potessero risvegliare in noi la capacità di amare e le nostre coscienze”.

“Papa Francesco – afferma Luise – rende visibile il Vangelo e rilancia lo spirito del «Patto delle catacombe» per una Chiesa serva e povera (siglato il 16 novembre 1965, pochi giorni prima della chiusura del Concilio Vaticano II, da una quarantina di padri conciliari dopo la celebrazione dell’Eucaristia nelle catacombe di Domitilla, a Roma).

Questo Pontefice – dice ancora – diffonde la cultura dell’incontro, auspica al pastore che “puzzi” di pecore, sua espressione forte, e che non si ponga dall’alto, con distacco, creando barriere, ma si unisca a tutti, coinvolto in energie umane di varia natura, per recepire i disagi, le difficoltà, le sofferenze, le diversità. E’ il Papa che rifiuta l’esteriorità, la ricchezza, lo sfarzo, per trovare la verità e complessità dell’essere ed invita alla vera comunicazione, in questa società detta della “comunicazione”, ma che si realizza per lo più in senso verticale, dall’alto in basso per plagiare, ed in realtà è incapace di comunicare veramente in orizzontale tra gli esseri umani”.


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