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Salone del libro 2014, edizione da record

 

L’edizione 27 del Salone del libro e’ quella dei record: di pubblico e di vendite. Un 3 per cento in piu’ di visitatori e un aumengo del 15 per cento di libri acquistati. Ottimi dati, che fanno ben sperare dopo i disastrosi numeri snocciolati dall’Istat. Ne bastino due: nel 2013, rispetto all’anno precedente, i lettori in Italia sono diminuiti del 3 per cento. Oggi una famiglia su dieci non possiede a casa nemmeno un libro. E questo si riversa sui figli, che crescono con genitori che non li abituano alla lettura perche’ loro stessi ne sono completamente disinteressati.
Ma a Torino quest’anno giovani e giovanissimi si sono visti, eccome. In mano il cellulare non mancava mai, ma tra un whatsapp e una foto da postare su facebook devo dire che ne ho visti molti, di adolescenti, a curiosare negli stand, prendere libri in mano, leggere qualche pagina e azzardare commenti con i compagni. In tanti, certo, erano li’ perche’ “costretti” dalla scuola. Rumorose scolaresche animavano fin dalle 10 del mattino i padiglioni del salone. Ma a girare tra gli stand, dominati quest’anno dal cupolone di libri della Santa Sede, c’erano anche tanti ragazzini assieme ai genitori, famiglie intere – non solo torinesi – entusiaste per i mille eventi tra i quali poter scegliere. Qualche papa’ con una borsa colma di libri. “Qui ti viene lo shopping compulsivo”, diceva sorridendo.
Pochi gli autori stranieri, a onor del vero, tanti politici italiani (siamo pur sempre in campagna elettorale) e molti nomi della tv che attiravano gente di qualsiasi eta’. Interminabili file davanti alle sale, in attesa delle presentazioni. Tutti pronti per lo scatto col personaggio famoso di turno. Fabio Volo, la Littizzetto, Alberto Angela, Daverio, la Balivo.. Vera e propria ressa, a tratti, alle dimostrazioni gastronomiche. Cuochi che si danno alla scrittura trattati da star. “Vanno di moda”, si mormorava tentando di accaparrarsi un assaggino.
Ma non c’era solo questo, per fortuna. Per Steve Mc Curry e George Soros si faticava a trovare perfino un posto in piedi. E a molti dibattiti su temi tosti, dalla giustizia alla crisi occupazionale, c’era sempre il pienone. Nonostante il caldo esagerato dei padiglioni, l’aria che si respirava nel labirinto di stand era frizzante, carica di entusiasmo e voglia di andare oltre questa crisi che sull’editoria picchia duro. Cinque giorni in un anno non bastano, certo, per voltare pagina, ma senza troppe illusioni, si puo’ dire che, davvero,Torino ha portato una ventata positiva anche tra i piccoli editori indipendenti, quelli che la crisi la stanno pagando a piu’ caro prezzo. A loro il Salone ha dedicato il progetto “Officina”, curato dallo scrittore torinese Culicchia. Il binomio al vertice, Rolando Picchioni ed Ernesto Ferrero, si e’ dimostrato ancora una volta vincente e anche l’organizzazione ha retto bene l’afflusso di quasi 340.000 visitatori.

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