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Rai: Fico (M5s), sciopero giusto, in piazza potremmo esserci anche noi

 

“Penso che il ricorso allo strumento dello sciopero da parte dei dipendenti della Rai sia assolutamente legittimo nel metodo e che sia assolutamente motivato nel merito, indetto su una questione che non è di poco conto”. Roberto Fico, esponente dell’M5s e presidente della commissione di Vigilanza sulla Rai, non ha esitazioni, intervistato dall’AdnKronos, nel giudicare lo sciopero dei dipendenti Rai, giornalisti e non, con relativa manifestazione di piazza, proclamato per l’11 giugno da praticamente tutte le sigle sindacali presenti in azienda contro il taglio di 150 milioni previsto dal Dl. 66/2014. “Potrebbe anche essere che qualche nostro deputato partecipi alla manifestazione, per ora non abbiamo pensato ad una eventuale rappresentanza ufficiale”, aggiunge Fico.        

“Questo intervento del governo, inoltre, incardina ancora di più la politica nella Rai: portar via 150 milioni dal bilancio a metà anno rende la Rai ancora più subordinata alla politica, la mette in condizione di chiedere di essere tutelata, salvata. E’ un messaggio forte all’azienda dire ‘ti levo dei soldi senza concordare niente con te. E’ la politica che decide’”, sottolinea Fico.

“Oltretutto i cittadini che hanno pagato il canone 2014 non risparmieranno un euro, qui si tratta solo di un mancato trasferimento di 150 milioni, per di più a metà esercizio, con gli effetti che già si vedono -entra nel merito Fico- Quando abbiamo sentito da Gubitosi in Vigilanza il Piano Industriale 2013-2015 non c’era alcuna ipotesi di cessione di quote di Rai Way, e quelle era la visione strategica del Dg fino al 2015. Segno che Gubitosi non giudicava strategica, utile, quella cessione. Ora, nel momento in cui si deve fare cassa per ‘coprire’ quei 150 milioni in meno spunta la cessione di una quota minoritaria di Rai Way. Insomma si svende, perchè quando si vuol fare cassa si svende sempre, qualcosa di importante, di strategico”. “Certo, ora Gubitosi si sente costretto a fare cassa ma vendere parte di Rai Way è la soluzione peggiore che il governo potesse suggerire, anche in vista della scadenza della Concessione nel 2016. Rai Way è fondamentale, come lo è la capillarità dell’informazione sul territorio nazionale, perchè la Rai fornisca Servizio Pubblico”, aggiunge il presidente della vigilanza, evidenziando poi che “i privati, giustamente, vogliono essere remunerati quindi se si vende parte di Rai Way poi, per usarla, la stessa Rai dovrà pagare un affitto”.

Come uscirne? Fico è lapidario: “Fare cassa nell’immediato per 150 milioni di euro è molto difficile e sbagliato, serve un progetto almeno triennale: la Rai deve cambiare, si deve trasformare e deve anche risparmiare. Anzitutto dobbiamo assolutamente ridurre gli appalti esterni e tornare a valorizzare le risorse interne. Anche Rai Way può servire ai conti, ma non cedendone una parte bensì accrescendone la redditività”.

L’informazione locale, quindi le sedi regionali, tema sul quale molto battono i sindacati, per Fico “è importantissima, fondante per assolvere il ruolo di Servizio Pubblico. Certo anche qui serve una riorganizzazione che contenga i costi, combatta gli sprechi”. Il presidente della vigilanza invita poi “i dipendenti, i sindacati, in particolare l’Usigrai (il sindacato dei giornalisti Rai, ndr) a fare una forte riflessione interna, ad elaborare proposte nuove ed efficaci per la riorganizzazione dell’azienda”. Sul tema dell’informazione Rai, Fico afferma che “il numero di testate giornalistiche è eccessivo, vanno ridotte e dobbiamo ripensare anche Rai News, che realizza una share bassissima” e propone la sua ricetta: “Le testate giornalistiche della Rai le porterei a tre, regionale, nazionale, internazionale”.         Al di là dello sciopero, della battaglia contro gli effetti del Dl Irpef, per Fico la Rai del futuro deve anzitutto avere “garantita l’indipendenza totale dalla politica” ed è più che mai necessaria “una riforma complessiva del sistema radiotelevisivo e della governance della Rai”, una riforma che può comprendere anche una parziale privatizzazione della tv pubblica.

“Credo che un servizio pubblico televisivo dello Stato sia necessario e debba rimanere, quindi una parte della Rai non può che essere pubblica ma penso che una parte possa invece andare in mano ai privati. Questo però può avvenire solo a condizione che prima sia fatta una legge seria in materia di conflitto di interessi e che, sempre prima,venga migliorata la legislazione antitrust. Altrimenti si rischia che finisca nelle mani delle solite persone”, conclude Fico.

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