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Elezioni: Fassina, “Abbassiamo lo spread anche in materia di libertà di informazione”

 

Romano, 47 anni, sposato, tre figli, trionfatore a Roma delle primarie per la scelta dei candidati alle politiche di fine febbraio. Da responsabile economia e lavoro del Partito democratico, Stefano Fassina sembra essere diventato il bersaglio preferito dall’ex premier, nella più complessa campagna elettorale degli ultimi tempi. Progressista congenito, laureato alla Bocconi, ha accumulato numerosi e significativi incarichi di responsabilità all’interno del sistema economico, scientifico e politico, sia a livello nazionale che internazionale. E’ autore di numerose e autorevoli pubblicazioni e saggi.  Articolo 21 ha deciso di chiedere, anche a chi come Fassina ha vissuto una vita quasi esclusivamente dentro l’economia, di allargare lo sguardo.

Non crede che il tema della democrazia dell’informazione abbia ricadute concrete sul piano dell’economia e dell’occupazione?
“Senza dubbio. E’ evidente che la mancata informazione crea disuguaglianza e la disuguaglianza falsa il peso che le diverse istanze – per dire, aziende-lavoratori, garantiti-disoccupati… – portano avanti. Tanto per fare un esempio: se mi dicono che non c’è niente da fare, di lavoro non ce n’è e non ce ne potrà essere chissà per quanto tempo, ebbene, io il lavoro non lo cerco neanche più, rinuncio”.

Si può pensare che la nuova guida del Paese si debba confrontare con l’Europa anche per quanto riguarda i Diritti Civili e dell’Informazione?
“Penso che il nuovo Governo debba dedicarsi ad abbassare anche lo spread della democrazia. Al di là degli slogan, gli occhi del mondo sono puntati sul nostro Paese  per capacitarsi dell’effettiva credibilità di un sistema nel suo complesso. Quindi, se va bene il rigore sul piano economico, ma soltanto se accompagnato dall’equità su quello sociale, la consapevolezza dei cittadini è un bene irrinunciabile”.

Gli osservatori più attenti ritengono che, con tutta probabilità, lei si troverà ad assumere incarichi di responsabilità nel prossimo Esecutivo progressista. Pensa che nei fatidici primi 100 giorni si debbano risolvere i quattro punti ritenuti indispensabili per un corretto svolgimento della vita democratica nel nostro Paese, ed evidenziati nel documento prodotto dalla recente assemblea generale di Articolo 21 ad Acquasparta?
“Le questioni di massima urgenza sono numerosissime. In ogni caso, sono convinto che un Paese moderno e giusto sul piano sociale non possa prescindere da quelli che sono i princîpi basilari di una democrazia compiuta. Principi che per altro sono già contenuti nella nostra Costituzione, la più bella del mondo. Democrazia vuol dire scegliere, vuol dire che tutti possono e devono scegliere. E come si può scegliere se il sapere, e quindi il potere, è nelle mani di pochi, di lobby trasversali che traggono vantaggio dall’assenza o dall’inefficacia di leggi fatte a proprio uso e consumo, per mantenere il Paese nell’iniquità?”

Vediamoli uno per uno i quattro punti e lei dica, con un sì o con un no,  se si sente di aderire e quale pensa potrà essere il suo impegno per portarli avanti in sede parlamentare. Superamento del conflitto di interessi…
“Sì”.

Una rigorosa normativa anti trust…
“Sì”.

La modifica dei criteri di nomina delle Autorità di Garanzia e del Consiglio di Amministrazione della Rai…
“Sì”.

L’immediata modifica della legge sulla diffamazione…
“Sì”.

Articolo 21 chiederà ai candidati appena eletti di adoperarsi per formare un “Gruppo Articolo 21” alla Camera e uno al Senato: cosa ne pensa?
“Mi sembra una proposta interessante. Tutto ciò che è ispirato alla trasparenza, che va contro la logica delle lobby e che significa lavorare per un Paese normale è condivisibile. Probabilmente, l’iniziativa dovrà essere presa da altri, più dentro di me a questo tipo di problemi. Ma io, sicuramente, non mi tirerò indietro”.

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