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Verna: “Se non si modifica la Gasparri, nulla cambierà in maniera sostanziale”

 

Nella giornata di mobilitazione a Viale Mazzini, il segretario generale dell’Usigrai, Carlo Verna interviene sulle questioni inerenti il servizio pubblico radiotelevisivo, dalle candidature per la direzione fino alla legge Gasparri, che sostiene, va cambiata…

Carlo Verna, in Rai siamo più che altro abituati alle truppe cammellate della politica… Adesso dobbiamo sperare nei caschi blu?
“Sai, tutte le indicazioni che vengono dalla comunità internazionale sono importanti, ma temo non decisive. Penso a quello che ha detto il consiglio d’Europa qualche tempo fa: “I servizi pubblici devono essere indipendenti dai governi di turno”. Ma invece vedo che la questione della riforma della governance della Rai non viene presa – come noi riteniamo si dovrebbe –  come  il toro per le corna. Vogliono far sì che i consiglieri nominati dai partiti contino meno, vogliono depotenziarli, ma a quel punto a cosa servirebbero? Non varrebbe la pena di cambiare completamente la legge, impostando fonti di nomina diversificate  e sottraendo al governo ogni responsabilità?”

Verna, l’uscita di Monti tre sere fa rappresenta un’apertura? Potrebbe comunque, anche con la Gasparri, cambiare qualcosa nella sostanza dei rapporti di potere dentro la Rai?
“Io temo che se non si modifica la Gasparri, nulla cambierà in maniera sostanziale. Si potrà avere un governo aziendale più efficiente, una spartizione minore, ma non un’indipendenza maggiore: l’indipendenza è fulcro essenziale per rendere l’informazione potere di controllo. Se non si risolve questo tipo di problema, ricadiamo sempre sotto il governo di turno. Da questo punto di vista, Monti non può pensare di essere diverso da Berlusconi o Prodi – anche se Berlusconi ha il suo conflitto d’interesse. Resta sempre il punto nodale. che è l’indipendenza da qualunque esecutivo, anche dal governo Monti”.

 Potrebbe essere considerata una boutade quella dei curricola con cui alcuni si autocandidano alla direzione/dirigenza della Rai. Ma in realtà, se guardiamo al contesto europeo, e soprattutto alla Gran Bretagna, è la regola: i cittadini sanno chi si candida a dirigere la più importante azienda culturale del Paese…
“Assolutamente: il 7 maggio scade il bando per la Bbc per reclutare il direttore generale. Il punto è che non solo ciascun candidatoo presenti il proprio curriculum, ma anche chi sceglie e come sceglie la persona sulla base del curriculum. Questo è l’altro punto delicato. In Gran Bretagna c’è  un sistema che consente una identificazione “pulita” del direttore generale; e lì,  a cascata, ci sono bandi per altre figure, come per esempio per il corrispondente dall’estero. È un metodo virtuoso che dovremmo far nostro, naturalmente cominciando dal vertice dell’azienda. E chi ha presentato il curriculum in Italia  e vuole una risposta, anche negativa ma una risposta, può presentarlo entro il 7 maggio anche alla Bbc, così da rendere chiara la differenza tra l’Inghilterra europea e l’Italia provinciale, fintanto che non si cambiano le regole”.

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