Il Foglio di oggi illustra un articolo di scherno sul caso Ranucci con una foto di un presidio di Articolo 21. La didascalia ironizza sui presìdi che resisterebbero contro “poteri più o meno individuati”.
In quella foto, con la bocca coperta dal nastro rosso, ci sono i genitori di Mario Paciolla. Mario era un cooperante delle Nazioni Unite, trovato morto in Colombia nel luglio 2020. Da sei anni i suoi genitori chiedono verità e giustizia, contro un silenzio che pesa anche sulle istituzioni.
Usare il loro volto per una battuta sui “duri e puri” non è satira. È mancanza di rispetto verso una famiglia che ha perso un figlio e non ha ancora avuto risposte. Chi ha scelto quella foto non sapeva chi ritraeva o non se n’è curato: in entrambi i casi è grave.
Il Foglio è libero di criticare noi, Ranucci e chiunque altro. È la libertà di stampa che difendiamo ogni giorno, anche per chi non la pensa come noi.
Ma i “poteri più o meno individuati” per noi hanno nomi e storie precise: quelle dei giornalisti minacciati e delle famiglie che aspettano verità.
Continueremo a fare scorta mediatica e ad accendere i riflettori dove altri vorrebbero spegnerli. Facciamo rumore dove cade il silenzio.
Chiediamo al Foglio di scusarsi con la famiglia Paciolla.
Il Direttivo di Articolo 21
