Occhio: non siamo in una situazione normale. Ciò che è accaduto a Sally Rooney, scrittrice irlandese fra le più promettenti del panorama internazionale, è inquietante. Il fatto che non possa più pubblicare, né di conseguenza incassare alcun emolumento, in Inghilterra, in quanto sostenitrice del movimento Palestine Action, organizzazione ritenuta terroristica dal governo Starmer e non liberata da quest’etichetta dal governo Burnham, la dice lunga sulla crisi dell’Occidente. Dunque, noi critichiamo giustamente Putin per la mancanza di libertà che caratterizza la Russia, critichiamo Xi Jinping per la persecuzione ai danni degli oppositori, critichiamo Kim Jong-un, ritenendo, a ragione, la Corea del Nord, un paese ottuso e illiberale, ma noi cosa siamo diventati? Cosa sono diventati gli Stati Uniti, in cui vengono perseguitati gli anti-fascisti? Cos’è diventata la Germania, in cui non si può quasi più criticare non lo Stato, attenzione, ma il governo d’Israele, per via delle leggi assurde, censorie e repressive varate dal governo Merz? Cos’è diventata l’Inghilterra, dove qualunque manifestazione a favore della Palestina è diventata a rischio? E cosa siamo diventati noi, con il Ddl anti-semitismo e altre atrocità finalizzate a rendere pressoché impossibile attaccare non Israele in sé, ribadiamo, ma i vari Netanyahu, Smotrich e Ben-Gvir? È questa la democrazia liberale? È questa la culla delle libertà? È questo l’Occidente? È questa l’Europa in cui vogliamo vivere? Personalmente mi vergogno per questa deriva, per questo degrado morale, politico e civile, per questa perdita di credibilità della democrazia stessa, per questo scadimento del diritto, per l’abisso nel quale stiamo sprofondando e per il silenzio complice di tanti, troppi pseudo-intellettuali, eventualmente preoccupati solo di arrivare a fine mese o, peggio ancora, di mantenere i propri privilegi, dimentichi di quello che dovrebbe essere il loro ruolo. Ah già: il ruolo autentico dell’intellettuale non si può esercitare in un contesto che non sia pienamente democratico.
Mentre scriviamo una ragazza di ventitré anni, Najmeh Amini, rischia di essere impiccata in Iran per presunti “insulti al Profeta”, ossia di risultare l’ennesima vittima del regime sanguinario di Teheran, cui rivolgiamo, da sempre, il nostro sdegno e la nostra condanna senza appello. Ma come facciamo a risultare credibili se esponiamo a un patibolo virtuale chiunque osi esprimere le proprie idee nelle nostre civilissime società in cui essere pro-Pal, oltre che un diritto, dovrebbe essere un dovere e invece è diventato uno stigma e un motivo di isolamento?
Privare un popolo della letteratura di Sally Rooney, mi spiace dirlo, ma ricorda ciò che accadde nella Babelplatz di Berlino il 10 maggio 19333. Sì, ci riferiamo al rogo dei libri proibiti ad opera dei nazisti, in quell’orgia del potere e in quel falò delle vanità che avrebbe condotto poi milioni di ebrei, di minoranze e di oppositori politici nei lager e il vecchio Continente nuovamente in trincea. Rileggiamo primo Levi prima che sia troppo tardi: non è solo il nazismo che conduce ad Auschwitz ma ancor più l’indifferenza, che di ogni totalitarismo è il prodromo, come vediamo in questo nostro tempo senza storia e senza politica.
