Nel paese-amico che doveva aiutarci a risolvere il “problema dell’immigrazione” le cose non stanno andando affatto bene. Ed è i corso una protesta durissima da mesi, più dura di quella francese, ma meno raccontata. Gli studenti stanno mettendo a ferro e fuoco la capitale Tirana e altre città. La mobilitazione, che va avanti da circa quattro mesi come espressione del malcontento antigovernativo, ha subito una fortissima escalation a metà ottobre. Gli studenti universitari manifestano principalmente per i costi e qualità dell’istruzione, soprattutto in rapporto al livello delle tasse universitarie considerate troppo alte a fronte di strutture vecchie, fatiscenti e inadeguate. I giovani denunciano la scarsità di opportunità di lavoro post-laurea e la mancanza di sostegni economici statali. Alla rabbia per la gestione della scuola si aggiunge la forte contestazione contro il premier Edi Rama. Il governo è accusato di corruzione e criticato per aver concesso a Jared Kushner e Ivanka Trump l’autorizzazione a costruire un resort turistico di lusso all’interno di una riserva naturale protetta.
Le manifestazioni davanti al ministero dell’Istruzione e dell’Economia si sono trasformate in guerriglia urbana. Gruppi di manifestanti incappucciati hanno lanciato pietre, mattonelle e molotov contro i palazzi istituzionali, dando alle fiamme cassonetti e auto. Negli scontri è stata presa di mira e vandalizzata anche la sede della Nunziatura Apostolica.
La polizia ha risposto utilizzando idranti e gas lacrimogeni per disperdere la folla. Il bilancio provvisorio parla di decine di feriti tra agenti, giornalisti e studenti, oltre a più di 30 arresti. Come riportato dalle testate RaiNews e Il Post, le autorità hanno invitato i manifestanti pacifici a prendere le distanze dagli atti di vandalismo, mentre il premier Rama ha accusato l’opposizione politica di strumentalizzare la rabbia dei giovani.
