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Diritti umani tra esclusione, cittadinanza e democrazia, il convegno del Centro Balducci

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Oggi, giovedì 24 settembre, prende il via a Zugliano il 34° Convegno del Centro “Balducci” di Zugliano, in provincia di Udine, dedicato quest’anno a un tema che sentiamo particolarmente urgente: “The right to have Rights – Diritti umani tra esclusione, cittadinanza e democrazia”.

Questa sera, alle ore 20, nella Sala “Petris” del Centro, l’inaugurazione sarà affidata agli interventi di Mirko Sossai, referente per il Nord Est della Comunità di Sant’Egidio, Giovanni Grandi, del Consiglio scientifico dell’Istituto internazionale Jacques Maritain, e Riccardo Noury, portavoce nazionale di Amnesty International, con la moderazione della giornalista della TGR RAI del Fvg Eva Ciuk. Sarà l’occasione per mettere al centro, sotto vari profili, una sempre più disattesa cultura dei diritti umani.

È un inizio che quest’anno assume un significato particolare alla luce del fatto che il 34° Convegno è stato insignito della Medaglia del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, riconoscimento accolto con profonda gratitudine e, soprattutto, con responsabilità; non come un punto di arrivo, ma come un segno di attenzione verso un cammino che il Centro, nella memoria del suo fondatore Pierluigi Di Piazza, continua a portare avanti attorno alla dignità della persona, ai diritti umani, all’accoglienza, alla pace e alla democrazia.

Il titolo scelto per questa edizione nasce da una domanda semplice e insieme radicale: che cosa accade quando un diritto, pur riconosciuto formalmente, non riesce a diventare concreto nella vita di una persona?

La nostra Costituzione, all’articolo 2, usa due verbi che non sono casuali: “riconosce” e “garantisce” i diritti inviolabili dell’uomo. Non soltanto riconoscerli, dunque, ma garantirli. Non soltanto proclamarli, ma renderli effettivi. È proprio qui che si apre la domanda del Convegno.

È questo il senso delle tre parole, ispirate a un testo di Bob Marley, che lo accompagnano: “Get Up! Stand Up! Speak Up! – Alzati! Prendi posizione! Rompi il silenzio!”.

Dentro questo percorso (il programma completo è disponibile su www.centrobalduccicultura.org, domenica 27 settembre il Convegno affronterà un diritto che oggi fa particolarmente fatica a essere riconosciuto nella sua pienezza: il diritto all’informazione.

Non si tratta soltanto della libertà dei giornalisti di fare il proprio mestiere. Il diritto all’informazione riguarda tutti noi: significa poter conoscere, comprendere, confrontare fonti diverse, accedere a informazioni libere e attendibili.

Il diritto di informare e il diritto di essere informati sono due facce della stessa libertà. E senza informazione libera, senza la possibilità di conoscere ciò che accade, anche la partecipazione democratica si impoverisce.

La giornata di domenica partirà dalla memoria dei giornalisti che hanno perso la vita nello svolgimento del loro compito di informare dai territori di guerra. Una memoria che non vuole essere soltanto commemorazione, ma occasione per interrogarci sul valore della libertà di informazione e sul prezzo che, ancora oggi, alcuni sono chiamati a pagare per raccontare la realtà.

Ad aprire la giornata sarà il documentario “Mostar, trent’anni e oltre”, realizzato nel 2024 dalla sede RAI Fvg, per la regia di Piero Pieri, nel trentesimo anniversario della tragica scomparsa dei tre inviati RAI Marco Luchetta, Alessandro Saša Ota e Dario D’Angelo. A seguire, Daniela Schifani Corfini, moglie di Marco Luchetta, porterà la sua testimonianza raccontando come da quella tragedia e da quel dolore sia potuta nascere una storia di speranza, quella della Fondazione che porta il nome dei tre giornalisti (e al quale si è aggiunto un quarto giornalista, Miran Hrovatin, che ha perso la vita due mese dopo con Ilaria Alpi a Mogadiscio) e che ha scelto di dedicarsi ai bambini vittime delle guerre, proprio quei bambini che Marco Luchetta voleva raccontare nel suo ultimo servizio giornalistico. Dalla morte di tre giornalisti è così germogliato un impegno per restituire vita e futuro a tanti bambini colpiti dalla guerra.

Sarà poi Elisa Signori, madre di Andy Rocchelli, a intervenire per raccontare l’impegno sociale dopo l’uccisione del figlio in Ucraina, mentre era impegnato in un reportage per documentare la condizione dei civili durante la guerra in Donbass.

Due testimonianze diverse, unite dalla stessa domanda: che cosa significa raccontare la guerra, documentare la sofferenza, dare un volto alle vittime e non permettere che ciò che accade venga cancellato dal silenzio?

A seguire, Vittorio Di Trapani, presidente della Federazione nazionale della Stampa italiana, affronterà il tema La libertà di scrivere per i diritti di tutti. Italia, “legge bavaglio” ed European Media Freedom Act.

Sarà quindi Paolo Borrometi, giornalista e presidente di Articolo 21, in videocollegamento, a parlare di Deontologia professionale e rischio personale per la ricerca della verità, portando la sua testimonianza di giornalista sotto scorta dal 2014.

A moderare sarà Beppe Giulietti, giornalista e portavoce nazionale di Articolo 21, che ci terrà a mettere in evidenza come la libertà d’informazione non sia un tema che riguarda solo i giornalisti, ma riguarda ciascuno di noi. Riguarda il diritto di sapere che cosa accade nelle guerre, nelle periferie, nei luoghi di esclusione e di sofferenza. Riguarda la possibilità di formarsi una coscienza libera e di partecipare consapevolmente alla vita democratica. E riguarda, in modo ancora più profondo, la possibilità di dare un nome e un volto a chi rischia di diventare invisibile.

È anche per questo che la presenza di Articolo 21 in questa giornata assume per il Centro “Balducci” un significato particolare. Perché difendere la libertà di informazione significa difendere uno dei presupposti della democrazia e, insieme, il diritto delle persone a non essere private della propria voce.

Il 34° Convegno parte dunque da una convinzione semplice: ogni persona ha diritto ad avere diritti. È la celebre frase di Hannah Arendt, formulata nel suo saggio del 1951 “Le origini del totalitarismo”.

Un’intuizione che conserva tutta la sua forza anche nel nostro tempo, perché ci richiama alla responsabilità di preservare la democrazia dal rischio di nuovi totalitarismi, che possono affacciarsi anche dentro Paesi formalmente democratici, quando i diritti vengono svuotati, negati o riservati soltanto ad alcuni.

Ma perché quei diritti siano realmente di tutti, c’è bisogno di persone che continuino a riconoscerli, garantirli, raccontarli e difenderli. Anche quando andare controcorrente è più difficile. Anche quando sarebbe più comodo tacere. Anche quando rompere il silenzio significa assumersi una responsabilità.

 

Nella foto Riccardo Noury, portavoce nazionale di Amnesty International


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