La Comunità di Sant’Egidio esprime il suo profondo cordoglio ai familiari delle vittime del naufragio di una barca nel Mediterraneo, avvenuto nella notte di Pasqua, ma di cui si è avuta notizia solo ieri a seguito del salvataggio di alcuni sopravvissuti. Di fronte alla morte di oltre 70 persone, a cui si aggiungono le vittime nei naufragi dei giorni scorsi nel canale di Sicilia e nel mar Egeo, non si può rimanere insensibili, limitandosi ad aggiornare le statistiche sulle tragedie dei viaggi nel Mediterraneo. Rivolgiamo un forte appello a tutte le istituzioni, a livello nazionale ed europeo, perché riprendano con più impegno le operazioni di soccorso in mare, per salvare la vita di chi è in pericolo.
È necessario poi incentivare vie di ingresso regolari, anche per motivi di lavoro, di cui l’Italia ha estremamente bisogno. E per chi fugge dai paesi in guerra attivare modelli che favoriscono l’integrazione, come i corridoi umanitari, che Sant’Egidio porta avanti insieme a diverse realtà da dieci anni e che hanno consentito di far giungere in sicurezza in Europa oltre 8.500 persone.
