Alfredo alla Scrofa per noi romani è indubbiamente un ristorante storico. Oggi ci vanno solo i turisti prevalentemente americani, ma negli anni della dolce vita era un’eccellenza del centro storico, dove convergevano attori e artisti vari.
Il vecchio proprietario, Alfredo Di Lelio, inventò ai primi del 900 il famoso piatto delle fettuccine, fatte a mano fresche, mantecate con doppio burro e triplo parmigiano. Buonissime, allora. Il colesterolo non era conosciuto, al pari dei trigliceridi. Ma insomma, uno spazio in una rubrica settimanale della testata regionale della Rai ad Alfredo alla Scrofa lo avrei dedicato, se non altro per le foto storiche che ancora si vedono sulle pareti del locale.
Giulio Regeni invece era un ricercatore, dottorando all’università inglese di Cambridge, nato in Friuli Venezia Giulia, non iscritto e non militante in alcun partito politico, ritrovato ucciso, con forti segni di torture, nella capitale egiziana, il Cairo,il 25 gennaio del 2018. Da quel giorno, grazie prima di tutto ai suoi genitori, il caso viene portato all’attenzione dell’opinione pubblica internazionale e si arriva a quella sequenza di processi accompagnati dall’impegno di tante associazioni, come Articolo21, che ne fanno oggetto di grandissimo interesse anche oggi, nonostante il rifiuto di qualsiasi collaborazione parte del governo egiziano.
Verità per Giulio echeggia in molte trasmissioni, i braccialetti gialli vengono indossati per denunciare non solo il governo egiziano, ma anche i governi italiani che, tra un accordo economico e l’altro con l’Egitto, non hanno mai fatto una autentica pressione per ottenere questa verita’ nonostante i veri assassini siano stati individuati, nonostante le prove portate dall’avvocata Ballerini, nonostante l’impegno di migliaia di persone.
Il regista Simone Manetti ha realizzato su questa tragedia un documentario prodotto da Mario Mazzarotto per Ganesh e da Fandango, Tutto il male del mondo – quello che sua madre aveva raccontato di aver visto sul volto del figlio, all’obitorio del Cairo, quando una suora scostò un lenzuolo bianco per permetterle di riconoscere quel ragazzo sequestrato, torturato e ucciso dal regime di Al Sisi.
Questo documentario è stato escluso dai finanziamenti del ministero della Cultura per le opere cinematografiche. E questo nonostante non sia un progetto sulla carta. È un’opera già realizzata, uscita nelle sale, anche con un buon successo di pubblico, premiata con il Nastro d’Argento per la legalità, e destinata a una diffusione ancora più ampia.
Cosa lega il dramma dei Regeni alle fettuccine di Alfredo alla Scrofa? Il fatto che il ministero guidato da un tale che si veste da militare delle SS per omaggiare in posa mussoliniana una statua di Cristoforo Colombo (si, Alessandro Giuli), il MIC, ha negato ogni finanziamento al documentario su Giulio Regeni, ma ha finanziato un documentario su Alfredo alla Scrofa! Oltre ad uno sul ristorante “Anema e core” di Capri e uno su Gigi D’Alessio.
I commenti risultano superflui. Ma ricordiamoci che cosa è l’egemonia culturale della destra meloniana, l’egemonia delle fettuccine! Che poi Alfredo sia un locale di fronte alla sede nazionale di Fratelli d’Italia è ovviamente del tutto casuale…ma vergognarsi un po’, almeno?
