Il Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti, nel corso della riunione del 30 e 31 marzo, ha approvato una mozione per avvalersi della Jerusalem Declaration sull’antisemitismo.
Il testo della mozione:
Il Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti ha a cuore la lotta all’antisemitismo come quella contro ogni altra forma di razzismo e di discriminazione.
Il codice deontologico della professione, entrato in vigore il 1° giugno 2025, è chiaro: l’articolo 9 obbliga il giornalista a rispettare il diritto della persona a non discriminare nessuno per razza, religione, opinioni politiche, sesso e condizioni personali.
Al contempo tutelare la libertà di espressione e di critica è un caposaldo della professione, nonché della nostra Costituzione. Si tratta di “un diritto insopprimibile dei giornalisti”, nel rispetto della “verità sostanziale dei fatti e della buona fede”.
Avendo a mente questi principi deontologici inderogabili, il CNOG si avvarrà prioritariamente della definizione di antisemitismo così come enunciata ed esemplificata dalla Jerusalem Declaration on Antisemitism, documento sottoscritto da circa duecento studiose e studiosi in tutto il mondo che si occupano di storia dell’antisemitismo, della Shoah, degli ebrei e delle vicende mediorientali. Una definizione che, nell’intento dei suoi sottoscrittori, pone una correlazione tra lotta all’antisemitismo, contrasto di ogni forma di odio, difesa della libertà di parola, protezione dei diritti umani di tutte e tutti, senza eccezioni.
Con questa decisione il CNOG non intende rinnegare lo scopo originario che si era prefisso la definizione dell’IHRA, nella quale però in allegato si declina l’antisemitismo in undici esempi specifici, sette dei quali sono incentrati non solo sugli ebrei in quanto tali ma anche sullo stato di Israele. Una commistione pericolosa per gli ebrei stessi e che rischia di criminalizzare posizioni e sensibilità altrimenti legittime.
Volontà del CNOG è rendere il contrasto al sentimento antiebraico più focalizzato e rigoroso senza che si sconfini in censure o autocensure.
