A Padova è stato demolito l’ex campo di concentramento fascista dove venivano internati i civili slavi. Anpi e Aned hanno protestato contro il Comune: “Siamo sconcertati, rischio cancellazione della Memoria”. E intanto è già prevista la “riconversione immobiliare” con appartamenti, studentato e negozi al posto dei capannoni del lager. Su 25 ettari insistono sei grandi fabbricati in muratura dette “casermette” e dieci locali minori. Settantamila metri cubi in tutto. Il campo si trova a Chiesanuova – un tempo caserma “Mario Romagnoli” (l’“eroe di Cefalonia”) – e sta per essere abbattuto. Qui durante la Seconda guerra mondiale, tra il 1941 e il 1943, il fascismo internava i civili slavi rastrellati dal Regio esercito italiano dopo l’invasione del Regno di Jugoslavia (il 6 aprile 1941). Il campo di Chiesanuova diventò dunque la casa forzata degli “internandi della ex Jugoslavia” – soprattutto popolazione civile della Slovenia centro-meridionale: migliaia di prigionieri, internati in condizioni disumane, decine quelli che vi morirono. Dopo la dismissione da parte del Ministero della Difesa, l’area è diventata proprietà di Invimit SGR, la società del Ministero dell’Economia e delle Finanze che gestisce il risparmio e si occupa di valorizzazione e rigenerazione del patrimonio immobiliare pubblico. In linea con le prescrizioni urbanistiche votate e indicate dal Comune di Padova, si sta dunque procedendo con quello che – tecnicamente – viene chiamato “sviluppo”. Tradotto: via l’ex campo di concentramento, dentro “nuove edificazioni” e un parco. Via un luogo memoriale-storico, un luogo di sofferenza, atrocità e privazione delle libertà, e dentro il nuovo mattone.
(Foto dall’archivio del Centro Ateneo per i diritti umani)
