Giornalismo sotto attacco in Italia

Ecco perché noi che volevamo il “Sì” abbiamo votato “No”, e cosa proponiamo di fare ora

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Il paradosso di questo referendum è racchiuso in una scelta di coerenza: si può essere profondamente convinti della necessità di separare le carriere e, proprio per questo, aver votato “No” a una riforma costituzionale scritta male e imposta peggio per via ideologica. Quella dei No, non è stata una difesa dello status quo, ma la richiesta di una riforma più tecnica, rapida e meno divisiva.

 

Perché la “Blindatura” ha fallito?

Il primo motivo del nostro “No” risiede nel metodo. La riforma Nordio è stata portata avanti senza ammettere emendamenti, né  di destra né di centro, né di sinistra trasformando un tema tecnico-giuridico in una bandiera identitaria. Se le sinistre e l’area riformista vogliono davvero cambiare la giustizia, devono ora promuovere un dibattito collaborativo con la destra: solo una riforma condivisa può evitare che tutto resti con le storture divisive di prima e che le regole siano modificate a rate e in modo contraddittorio a ogni cambio di governo.

 

Una Legge Ordinaria che modifichi solo il funzionamento del sistema mantenendo l’impianto e le tutele Costituzionali.

Abbiamo votato “No” perché siamo convinti che la separazione delle funzioni e la distinzione dei ruoli si potessero (e si dovessero) fare con legge ordinaria, modificando solo il funzionamento non l’impianto. Non serve smantellare l’architettura della Costituzione per eliminare le connivenze tra Giudici e PM, ottenere tribunali più efficienti e maggiori tutele per i cittadini. Agire sulla legge regolatoria, sui codici e sul funzionamento è la via più veloce e sicura per dare risposte immediate ai cittadini senza aprire conflitti istituzionali dirompenti.

 

Compartimentare il CSM senza spaccarlo

Invece di creare due Consigli Superiori separati — con il rischio concreto di sottoporre un domani il PM al controllo dell’esecutivo — la proposta che le sinistre dovrebbero avanzare, subito, a valle della vittoria del “No” è la compartimentazione interna. Attraverso una modifica della legge ordinaria che regola il CSM, dovrebbe essere reso possibile creare sezioni distinte e autonome per giudicanti e inquirenti all’interno dello stesso CSM. Si otterrebbe così la specializzazione necessaria preservando l’unità e l’indipendenza della magistratura voluta dai padri costituenti.

 

Il Sorteggio dei Candidati prima del voto per eleggere i consiglieri del CSM come anticorpo al favoritismo

Per abbattere il potere delle correnti, non serve il sorteggio puro degli effettivi come proposto dalla riforma Nordio, che rischiava di svilire la qualità dell’organo di autogoverno. La soluzione che le sinistre dovrebbero proporre è il sorteggio dei soli candidati tra tutti i magistrati con provati requisiti di merito per selezionare casualmente la rosa dei candidati, mantenendo però l’elezione per gli effettivi a partire da detta rosa. È il giusto equilibrio tra casualità “anti-sistema” e legittimazione democratica per competenza prevista dai padri costituenti.

 

Continuità e Rinnovamento: il Mandato a Metà

Un sistema giudiziario moderno non può permettersi “vuoti”, cambi totali traumatici e l’egemonia delle correnti. Le sinistre dovrebbero proporre il rinnovo dei componenti del CSM a metà mandato (ogni due anni per metà dei membri, o anche prima). Questa rotazione costante garantirebbe memoria storica all’istituzione e impedirebbe a una singola corrente o a una specifica maggioranza politica di egemonizzare l’organo per un intero quadriennio.

 

Una Riforma di sostanza, non ideologica

Ora che il referendum è alle spalle, i vincitori hanno il dovere morale di non restare immobili. Il voto ha bocciato quel modello di riforma e quel sistema per ottenerlo, non l’esigenza di cambiamento che è reale e urgente. La sfida per le sinistre è dimostrare alle destre che è possibile collaborare, o almeno confrontarsi su punti concreti: meno scontri ideologici tra destre e sinistre, tra politica e toghe, più soluzioni pragmatiche per le storture riscontrate e maggiori garanzie e tempi certi per le sentenze a favore dei cittadini.

 

Per ottenere una giustizia più equilibrata non serva una “rivoluzione copernicana” della Costituzione, ma una “manutenzione profonda e intelligente” delle leggi ordinarie che regolano il sistema (come la Legge Castelli-Mastella o la successiva Riforma Cartabia).

 

Se le sinistre presentassero un pacchetto che includesse il sorteggio dei candidati (al posto di quello degli effettivi che avevano proposto le destre) e la distinzione netta delle funzioni (pur dentro lo stesso CSM, compartimentato per funzioni), le destre farebbero fatica a dire di no, poiché questi sono punti storicamente presenti nel loro programma (a meno che non fosse vero che gli obiettivi erano altri come insinuato dalle sinistre).

 

In questo scenario, la riforma si focalizzerebbe su:

– Separazione delle carriere “di fatto”: Rendere quasi impossibile il passaggio da PM a giudice (e viceversa) agendo sui paletti della legge ordinaria.

– Compartimentazione all’interno del CSM

Per decidere su carriere e su sanzioni dovrebbero essere convocati solo consiglieri giudicanti per i giudicanti, e solo requirenti per i requirenti, e il Plenum dovrebbe ratificare di regola quanto proposto dalle sezioni.

– Nuovo sistema elettorale del CSM: Introdurre il sorteggio per individuare i candidati eleggibili, e votarli partendo da tale rosa di candidati, neutralizzando così il peso delle correnti (ciò che le destre volevano, o avrebbero voluto, perseguire).

– Riforma del mandato: Introdurre il rinnovo parziale biennale (o con diversa cadenza), per garantire continuità amministrativa mentre si stronca la connivenza delle correnti.

Questo approccio trasformerebbe il “No” referendario da una scelta di veto a una scelta di progetto, togliendo alla destra l’alibi del “non volete cambiare nulla” mentre prima, con la riforma costituzionale, si pretendeva di “cambiare tutto”.


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